La mattina dopo Pietro chiamò Carlotta più di quaranta volte. Ogni tentativo finiva allo stesso modo: il freddo messaggio della segreteria telefonica che si inseriva dopo pochi squilli, impersonale, distante, insopportabile. Le chiamate erano iniziate alle quattro del mattino, quando ancora il cielo era scuro e il silenzio della notte sembrava amplificare ogni sua paura. Ma Carlotta non aveva mai risposto. Probabilmente il telefono era spento... o forse semplicemente lontano da lei, dimenticato in un angolo mentre il mondo, dall'altra parte, crollava.
Carlotta, infatti, era profondamente addormentata tra le braccia di Parker. Il respiro lento, regolare, il viso rilassato come se nulla potesse toccarla. Per qualche ora, lontana da tutto, si era concessa una pace che non sapeva sarebbe stata l'ultima prima della tempesta. La luce del pomeriggio filtrò dalle tende quando finalmente si svegliò. Si mosse appena, ancora intorpidita, poi allungò la mano verso il telefono.
Lo accese distrattamente.
E in un istante il suo cuore si fermò.
Lo schermo si riempì di notifiche. Chiamate perse. Tante, troppe. Il nome di suo padre ripetuto una, due, dieci, quaranta volte. Un'ansia improvvisa le strinse lo stomaco. Senza nemmeno rendersi conto di cosa stesse facendo, chiamò subito il numero.
Pietro rispose al primo squillo.
Non disse "pronto". Non disse il suo nome. Il respiro affannato dall'altra parte bastava a far capire tutto. Era fuori controllo, distrutto, furioso, come se tutte le emozioni si fossero fuse in una sola, incontrollabile.
«Dove sei!?» urlò, la voce spezzata. «Dove sei, Carlotta?!»
Lei cercò di parlare, ma le parole non uscivano. La gola improvvisamente secca, le mani che iniziavano a tremare.
Poi arrivò la frase.
Secca. Brutale. Irreversibile.
«Tua madre è morta.»
Il mondo si fermò.
Pietro continuò a parlare, ma le sue parole sembravano arrivare da lontano, distorte, come se attraversassero acqua o vetro. Disse qualcosa sugli psicofarmaci, una quantità spropositata, i soccorsi inutili, la notte, il silenzio... ma Carlotta non riusciva più a distinguere nulla con chiarezza.
Rimase immobile.
Il telefono ancora stretto all'orecchio.
Gli occhi aperti, fissi nel vuoto.
Tutto intorno a lei cominciò a ovattarsi. I suoni si fecero lontani, irreali. Anche il respiro di Parker accanto a lei sembrava svanire, come se appartenesse a un altro mondo. Sentiva il cuore battere forte, troppo forte, ma allo stesso tempo aveva la sensazione di non sentire più niente.
Come se qualcuno avesse premuto un interruttore dentro di lei.
«Carlotta? Ci sei?» insistette Pietro dall'altra parte, ma la sua voce era ormai solo un'eco.
Il telefono le scivolò leggermente dalla mano, ma riuscì a riprenderlo prima che cadesse. Dall'altra parte, la voce di Pietro continuava a parlare, spezzata, carica di rabbia e dolore, ma per Carlotta era ormai solo un rumore lontano, indistinto.
«Carlotta? Mi senti? Rispondimi!»
Lei aprì la bocca, ma non uscì alcun suono. Le labbra tremavano, gli occhi fissi nel vuoto. Parker, accanto a lei, si accorse subito che qualcosa non andava. Si sollevò sui gomiti, osservandola con preoccupazione.
«Che succede?»
Carlotta deglutì a fatica, poi riuscì appena a sussurrare:
«... è morta.»
La parola "morta" rimase sospesa nell'aria, pesante, definitiva.
