Il silenzio che seguì le parole di Parker fu talmente improvviso da sembrare quasi fisico, come se l'aria stessa nello studio si fosse fatta più densa, trattenuta tra le pareti e incapace di scorrere normalmente.
Klaus, che fino a quel momento aveva osservato la scena con quella curiosità disordinata che lo contraddistingueva, inclinò appena la testa, passando lo sguardo da Carlotta a Parker.
«Vi conoscete?» chiese, senza alcun filtro, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Parker non rispose subito.
Carlotta era ancora girata verso di lui, immobile, con il caffè stretto tra le dita senza nemmeno accorgersi del calore della tazza. Il tempo sembrava essersi rallentato in un punto preciso della stanza, proprio dove i loro sguardi si erano incastrati.
Poi Parker inspirò, come se stesse scegliendo con attenzione ogni parola.
«Se questo studio esiste...» disse lentamente, senza staccare gli occhi da lei «è grazie a lei.»
Klaus sbatté le palpebre.
«Aspetta... cosa?»
Carlotta abbassò appena lo sguardo, come se quella frase avesse riaperto qualcosa che credeva ormai lontano, quasi dimenticato, ma che in realtà non lo era mai stato davvero.
Parker, però, non sembrava interessato a spiegare oltre in quel momento. La sua attenzione era tutta concentrata su di lei, su quella presenza improvvisa e inaspettata che aveva riempito lo spazio come se non se ne fosse mai davvero andata.
Carlotta lo guardò meglio, come se lo stesse ricalibrando dentro di sé.
E poi, con un mezzo sorriso che tradiva più nostalgia che ironia, disse:
«E i capelli verdi?»
Parker sbatté le palpebre, preso alla sprovvista.
«Non che questi ti stiano male,» aggiunse lei subito, «però... non sei tu.»
Per la prima volta da quando l'aveva riconosciuta, Parker distolse lo sguardo per un istante, come se quella osservazione lo avesse colpito in un punto preciso, troppo personale per essere ignorato.
Fece un mezzo sorriso appena accennato.
«Sono cambiati i tempi,» disse soltanto.
La porta del retro si aprì in quel momento.
Kate rientrò con una piccolo sacchetto in mano, con all'interno la crema per il tatuaggio appena presa dal magazzino. Si fermò sulla soglia non appena percepì l'aria diversa, quell'equilibrio strano che si era creato nello studio.
«Ok...» disse, guardando tutti e tre a turno. «Posso sapere che succede? È tutto stranamente... teso.»
Klaus, che evidentemente non aveva nessuna intenzione di perdere l'occasione di rendere la situazione più leggera, si voltò verso di lei con un sorriso fin troppo soddisfatto.
«È la benefattrice dello studio,» disse, indicando Carlotta con un cenno del capo.
Un attimo.
Silenzio.
Kate si fermò di colpo, lo sguardo che passò da Klaus a Parker con una lentezza quasi pericolosa.
Parker lo fulminò immediatamente.
«Klaus,» disse secco, con un tono che bastò da solo a farlo irrigidire.
«Che ho detto?» provò a difendersi lui, alzando le mani.
Parker fece un passo verso di lui, poi si fermò, inspirando piano, controllandosi.
«Non è il momento.»
