Chapter Thirtyone

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N/A: spinto.

Serenity

Odiavo molte cose. Gran parte di queste cose erano semplicemente antipatiche, e altre erano solo piccole cose che mi irritavano. La mia fortuna, comunque, era raramente simpatica. Questo non poteva accadere proprio ora, pensai. Vaffanculo a tutto. Eravamo così incredibilmente stupidi. Harry che si era presentato stasera, Willie che l'aveva visto e io che stavo agendo come se tutto fosse okay, quando davvero ero mangiata all'interno di tutta la mia sanità mentale.

Il mio passato mi stava uccidendo. Non potevo scappare dal profondo danno che avrebbe potuto causare, tutto perché Derek era tornato a controllare le cose. Era sempre stato un maniaco del controllo. Voleva tutto a modo suo, finché non ci fosse stato modo di ottenere ciò che voleva. Era colpa mia tutto ciò che stava accadendo ultimamente. Non riuscire ad essere felice era il problema. Ogni volta che ero felice c'erano molti ostacoli sulla via.

Ma, ero determinata a tirarne fuori il culo.

"Cazzo, Harry. Davvero?" sussurrai, dal mio tono sembrava stessi urlando. Infatti, volevo urlare. Volevo urlare finché i miei polmoni non ce l'avessero fatta più e sarei collassata. C'era questo stimolo innegabile di strisciare sotto terra invece che farmelo fare direttamente. Ero diretta lì comunque.

Harry scrollò le spalle, posando le mani sul suo volto. Non avevamo tempo per questo.

"Vai nel mio armadio." gli ordinai, al quale lui annuì solamente con la testa e seguì le mie istruzioni. Chiaramente era ancora un po' sotto effetto dell'erba e dell'alcool, ma ero felice che stesse cooperando ora o le cose sarebbero state molto peggio.

Corsi lungo le scale nel momento in cui lui chiuse la porta e si rinchiuse nel mio armadio. Fu scioccante abbastanza che ci entrasse bene. Almeno qualcosa al momento stava andando bene. Mentre la mia testa girava per il nervosismo, le mie gambe mi portarono nel salone. La porta era spalancata, tuttavia i miei genitori non erano in vista.

Fui sollevata. Probabilmente stavano prendendo qualcosa in macchina, il che mi dava il tempo di prendere il cellulare di Harry e scattare di nuovo per le scale. Nel farlo, afferrai il cellulare di Harry dal tavolino da caffè dove aveva detto di averlo lasciato, sospirando profondamente. Il mio piede fece il primo passo, prima di sentire la portiera chiudersi di nuovo. Ai miei genitori ci sarebbero voluti almeno dieci secondi per camminare dal viale alla porta.

Corsi più veloce che potei, il cuore in gola e i polpacci mi bruciavano per essermi mossa così veloce. Nel tentativo di strisciare nel letto, fui accolta dalla vista di Harry poggiato contro il muro, invece di essere nascosto nell'armadio dove sarebbe dovuto stare.

Arrabbiata, afferrai la sua mano e ci misi il telefono. Ero arrabbiata con lui per aver fatto ciò che aveva fatto stasera, ero ansiosa, sconvolta e sconfitta dalla mia vita.

"Vai, per favore." Anche se ero preoccupata per lui, non potevo spiegare tutte le mie emozioni in una volta. Le sensazioni si mescolavano causandomi più problemi. Non potevo affrontarlo ora. Non proprio ora.

Harry annuì solamente, la sua voce non emerse. Lo guardai aprire la finestra e andare alla scala antincendio, nessun sorriso giocoso sul suo viso né una supplica per avere un bacio come avrebbe fatto di solito. Era esausto, ancora sotto effetto delle sostanze, e sapevo che era arrabbiato. Sapevo che non potevo controllare quello che faceva, ma mi uccideva il fatto che non ascoltasse quello che avevo da dire. Lo stavo facendo solo perché non volevo che venisse arrestato.

Chiusi a finestra, sospirando e sperando per il meglio.

+

Oggi ero sull'orlo. Mia madre mi urlava, mio padre mi diceva costantemente di fare questo e quello, Willie non la smetteva di toccare gli utensili pericolosi da cucina e tutti mi stavano sui nervi. Tiffany non era a lavoro oggi, e lei era, probabilmente, l'unico conforto che avevo qui.

Mercy |italian|Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora