Chapter Fiftynine

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Harry;

Non sapevo come sentirmi in macchina con i suoi genitori. Era strano, considerando che queste erano le persone che volevano stapparmi la testa dal collo appena avevano scoperto che vedevo la loro figlia.

"Quindi, Harry...la tua maglia. E' quella di una delle tue squadre preferite al college?" suo padre mi chiese. Ero completamente stordito dal fatto che ovviamente stesse provando a fare conversazione con me, al che Serenity mi dovette stringere la mano per attirare la mia attenzione.

"Uh, in realtà giocherò nella squadra quest'anno." gli dissi.

Le sue sopracciglia si sollevarono. "Davvero? Sono impressionato. E' la mia squadra universitaria preferita."

Forzai un sorriso e annuii. Sua madre si girò sul posto per guardarci. Aveva qualche lineamento di Serenity, il che era meno intimidatorio di suo padre, che non mi aveva nemmeno ancora guardato. "Quindi questo vuol dire che andrai al college?" chiese.

Serenity accanto a me brontolò tra i denti. "Si, mamma. Andrà al college."

Ci guardò entusiasta. "Questo è grandioso! Sono felice di vedere giovani persone prendere il loro studio seriamente."

Questo era terribilmente strano. Serenity la fissò con una smorfia, incluso le sopacciglia aggrottate. "Mamma...apprezzo il tuo sforzo, ma questo è davvero strano."

"Lo so. Lo è anche per noi," suo padre aggiunse. "Ma...abbiamo dovuto rendere le cose adeguate ad un certo punto. Non possiamo fare cose migliori senza metterci sforzo."

"Grazie, signore," iniziai. "Significa molto."

All'altro lato, era seduto Willie, che si era addormentato sul suo sedile. Questo bambino mi ricordava un po' Belle, e sorrisi al bambino addormentato. Sentii Serenity intrecciare le sue dita alle mie, facendomi girare verso di lei. Stava fissando fuori il finestrino, tra i suoi pensieri che non trovavo necessario interrompere.

+

Dormire a casa mia era come chiedere contanti pioventi. Ci fu un salto sul mio letto, le mani di qualcuno scuotermi rudemente. Sapevo che non era Belle. In nessun modo era forte abbastanza da buttarmi quasi giù dal mio letto.

"Puoi smettere," gemetti raucamente nel mio cuscino, sentendo le coperte essere tirate via dal mio corpo. L'aria colpì le mie gambe e all'istante mi fece gelare la pelle. Odiavo il fatto che fossi sempre così caldo il mattino.

Un paio di labbra baciarono il mio orecchio, il peso del corpo sul mio. "Come, hai intenzione di ignorare la tua piccola al suo compleanno?" ridacchiò nel mio orecchio.

Le mie labbra si curvarono in un sorriso stanco, immaginando che avrei dovuto alzarmi ora. Lei non aveva idea perchè stessi dormendo troppo. Avevo passato tutta la scorsa sera a pianificarlo.

Certo, mi ero imbattuto in certi disagi come il fatto che a sua madre non piaceva il numero dei suoi amici, o che non voleva affrontare disordini, ma questo era l'unico modo per la sua festa di compleanno che stavo pianificando. Suo padre non si importò dei suoi amici, vovleva solo che fosse a casa.

Mi girai e avvolsi le braccia intorno alla sua vita. Lei rise rumorosamente appena la strinsi e posai baci su tutto il suo volto. Alzando lo sguardo verso di lei, mormorai, "Buon compleanno, piccola mia."

I suoi capelli erano piastrati e si era truccata. Era bellissima come sempre. "Grazie, mio cuddle bug (insetto coccoloso)," scherzò. "Ora, come mai stai ancora dormendo? E' mezzogiorno."

"Beh, ho passato tutta la sera a pianificare per oggi, così come mi hai detto. E come sei arrivata qui?" le chiesi, lasciando le mani sul suo sedere, come sempre.

Mercy |italian|Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora