Chapter Fortyfour

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Serenity;

Ero seduta sul divano in salone con un maglione oversize e pantaloncini spandex. I miei genitori erano attualmente seduti davanti a me, i volti seri che mi fissavano con un po' di preoccupazione, ma molta rabbia. Penso di star avendo una predica per non aver fatto nulla di male in questi ultimi due giorni.

Sono esattamente due giorni da quando ma madre mi è venuta a prendere a casa di Harry. Ero rimasta a casa, preparandomi lentamente a qualcosa di terribile che sarebbe successo come solito fare. Non avevo fatto nulla di male, in realtà. Sono stata il più calma possibile.

"Abbiamo parlato." iniziò mia madre con calma. "E abbaimo deciso che forse stare qui a Cherry Grove è un cattiva idea. Pensiamo che un paio di settimane con tua zia in Texas ti facciano bene."

La mandibola si spalancò, le labbra socchiuse. Mi sentii a disagio alla loro richiesta e il mio stomaco fece irritanti turbinii. Stavo per urlare, lottare e strillare. Ne avevo decisamente abbastanza. Ero arrivata al punto in cui pensavo era meglio reagire con calma a ogni singola, ridicola parola che avevano da dire.

"Mi dispiace," dissi lentamente. "Ma non ci andrò."

Papà si accigliò. "Cosa vuol dire che non ci andrai?" rispose velocemente. "Non penso. Tu fai come ti diciamo."

"Non pensate di esagerare un po'? Entrambi? Non sono cresciuta per essere una perfetta, piccola bambola di Barbie, e penso che voi lo sappiate," risposi, pensando che avrei dovuto controllare il mio temperamento e le parole che mi uscivano da bocca.

Mia madre sospirò profondamente, scuotendo la testa. "Vediamo che è un buon modo per allontanarti da quel ragazzo. Lui è--"

La interuppi senza sforzo, notanto che le mie parole uscivano senza rimpainto e grazie impulsiva. "Voi non capite." dissi. "Qualsiasi cosa fate per allontanarmi da lui non funzionerà. Cosa vi fa pensare che non prenderà un volo per il Texas per stare con me? Non è un idiota, nè lo sono io."

Ci fu uno sguardo di diverse emozioni, quali angoscia, rabbia e tristezza, sui loro volti. Ci stavano provando così duramente a farmi allontanare da lui, ma questo non ci fermerà.

"Entrambi non accettate che è così che mi sento. O non lo fate. Non sarò sempre sotto la vostra cura. Crescerò e farò le cose da me. Arriverà un punto in cui non avrà bisogno di entrambi e poi ne avrò bisogno perchè alla fine siete i miei genitori. Quindi forse sarebbe buono provarci e capirlo. Nessuna dose di urla, disciplina e prediche possono tenermi lontana da Harry.

Entrambi i miei genitori non ebbero molto da dire. E dai loro sguardi sui loro volti, niente poteva risciurci dopo ciò che avevo appena detto.

"E' la mia decisione," sussurrai successivamente.

Un silenzio inghiottì tutti e tre. In quella stanza, in quel momento, era come se avessimo capovolto le carte a tavola. Io avevo avuto l'ultima parola. Avevo detto qualcosa e loro erano quelli che provavano, ascoltavano e mi capivano. Andiamo, sono un po' troppo grande per essere trascinata in chiesa ogni domenica mattina, per essere urlata per aver versato il succo d'arancia. Non sono una bambina. Non posso aspettarsi di controllarmi per tutta la vita.

"Davvero ci hai pensato," disse mio padre, scuotendo la testa e cacciando fuori uno sbuffo d'aria dalla sua bocca. Sembrava stressato.

Annuii con la testa, scegliendo le azioni piuttosto che le parole perchè non avevo molto altro da dire.

"Perchè sei così affezionata a lui? Cosa ci vedi di buoni in quel ragazzo?" chiese scontento.

Mia madre parlò prima di me. "Voglio solo sapere cosa pensi ne uscirà fuori. Pensi che sei grande abbastanza da capire, quindi diccelo."

Mercy |italian|Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora