XXIV

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Mi feci accompagnare da Edward fin fuori la mia camera, con lui mi sentivo al sicuro. Abbassai la maniglia e, ringraziandolo, entrai in camera.

Tolsi le calze sporche e le sostituì con delle pulite, le avevo prese dalle cucine prima di salire. Le lacrime mi scendevano, mentre pulivo il sangue uscito nuovamente e strinsi i denti mentre fasciavo il braccio. Restai sdraiata a letto per quasi tutto il giorno, fin quando non sentii bussare alla porta.

Dopo qualche secondo entrò Edward, avvisandomi che la cena era servita. Scesi di sotto, insieme a lui, e con sorpresa vidi i due fratelli. Salutai Edward con un cenno della mano e mi sedetti accanto ad Abel.

Quella sera notai che nessuno dei due mangiava, forse non lo avevano mai fatto, ma non me n'ero mai accorta.
«Avete già fatto la conoscenza di Edward», a parlare fu William.

«Si, è un uomo molto gentile.»

Abel picchettò il dito sul tavolo, ma non disse nulla; il suo silenzio mi incuriosiva un po'. Quando finii di mangiare, aspettai che facesse, o dicesse qualcosa, infatti mi lanciò un'occhiata e con solo quel gesto capii che dovevo seguirlo. Salimmo al piano superiore ed entrammo in camera sua, non ebbi nemmeno il tempo di chiedergli come si sentisse, che mi afferrò e mi incastrò tra il muro e il suo corpo.

Sussultai dalla sorpresa e in un nano secondo le sue labbra furono sulle mie. Rimasi scioccata da quel gesto, ma non seppi resistere e quindi ricambiai. Appoggiai le mani sulle sue spalle, mentre le sue erano sui miei fianchi. Mi baciò con trasporto, con desiderio, con quel pizzico di pazzia che in noi non mancava mai.

Adoravo le sue morbide labbra e ancor di più il loro sapore. Si staccò da esse e scese verso il collo, dove depositò baci casti. «Voi siete mia», sussurrò con voce roca, prima di avvertire un dolore lancinante al punto, dove prima aveva depositato i baci. Chiusi gli occhi, colta da sensazioni strazianti e quando li riaprii notai una figura al di fuori della finestra.

Spalancai gli occhi e aspirai con talmente tanto vigore che il petto mi si gonfiò all'istante, temendo di esplodere da un momento all'altro. Abel si accorse di quel mio improvviso cambiamento e si staccò da me, guardandomi poi intensamente.

Tenni lo sguardo fisso sulla finestra, dove ormai la figura incappucciata era sparita. «Che vi succede?», chiese, osservando anche lui la finestra.

«Io...scusatemi, ho solo... visto qualcosa.»

«Qualcosa, o qualcuno?», inarcò un sopracciglio.

«Q-Qualcuno, ma è scomparso subito.»

Abel si staccò da me, avviandosi verso la finestra, ma anziché vedere se realmente qualcuno vi era fuori, chiuse le tende. Quando si voltò verso di me, vidi le sue labbra più rosse del solito e una scia del mio sangue.

Abbassai il viso, «volevo chiedervi come stavate, dovete essere piuttosto stanco», sussurrai, mentre prese una stoffa e si pulì il mento.

Poggiai una mano sulla ferita al collo e desiderai una sua risposta, prima di andare via. «Sono un vampiro, non mi stanco mai», sospirò e si sedette a letto.

Lo fissai senza dir nulla. Alzò lo sguardo su di me e subito dopo mi fece segno di sedermi accanto a lui. Titubante mi avvicinai a lui e ammisi a me stessa che il suo sguardo mi inquietava un po'.

Una volta sedutami accanto a lui, fece qualcosa che non mi sarei mai aspettata: mi abbracciò.

Rimase ferma e non seppi se ricambiare o no. Forse era ancora scosso per ciò che era accaduto, oppure aveva bisogno di qualcuno su cui contare.
Mi ritrovai ad abbracciarlo, senza che mi degnasse di una spiegazione.

«Mi dispiace», disse. «Non solo per avervi morsa senza avviso, ma sapete che il vostro sangue mi attira come nessuno lo aveva mai fatto. Inoltre la cameriera mi ha detto che ieri avete avuto molta paura e che...che siete stata ferita, mi dispiace non esser stato lì con voi.»

Sbattei le palpebre ripetutamente, «non dovete dispiacervi, avevate altri impegni e questo l'ho capito, non ve ne faccio una colpa.»

«Invece dovreste, avevate bisogno di me ed io non c'ero.»

«Non è successo nulla, io sto bene.»

Lentamente avvicinò la mano al mio braccio e alzò la manica del vestito, scoprendo le fasciature tinte di rosso. Le osservò attentamente e poi vi posò una mano su. «Sono gravi?»

Scossi la testa, «sono solo dei tagli che andranno via.»
Lo speravo davvero, anche se erano piuttosto profondi.

«Vi fidate di me?», mi guardò negli occhi.

Aprii la bocca, ma non dissi nulla. Mi fidavo di lui? No, ma in certi casi si. Perché voleva saperlo?
«Io...si, perché me lo chiedete?»

Si alzò e velocemente chiuse la porta a chiave. «Ciò che sto per fare non dovete dirlo a nessuno, chiaro?»

Impaurita, annui. Con uno scatto me lo ritrovai sul mio corpo, ma non urlai, non avevo paura. Si portò il polso alle labbra e successivamente afferrò il mio viso. Premette con forza le sue labbra sulle mie, ma non appena sentii il sapore ferreo del sangue, iniziai a dimenarmi. Cosa voleva fare? Voleva trasformarmi?

Mi agitai sotto il suo corpo e il respiro mi venne a mancare, fui costretta ad ingoiare, o sarei morta soffocata. Ciò che prima sapeva di ferreo, adesso era il più delizioso dei dolciumi. Sentii quella linfa rossa scendere in me e depositarsi nelle mie vene. Le papille gustative gioivano e ne desideravo dell'altro.

Quello non era sangue normale, no, era qualcosa di estremamente delizioso e proibito.

Sentimenti OscuriDove le storie prendono vita. Scoprilo ora