Attendevo con ansia l'arrivo della carrozza. Camminavo per la stanza con un libro in testa, lezione di portamento, e ogni cinque minuti lanciavo un'occhiata fuori dalla finestra.
Per poco non inciampai nei miei stessi piedi, quando l'insegnante mi richiamò per aver fatto cadere il libro. Lo afferrai e velocemente lo posizionai sul capo. Continuai così per altri dieci minuti, dopodiché terminammo e potei finalmente tornare in camera.
Decisi di rinfrescarmi il volto, poiché stavo letteralmente andando a fuoco e, dopo aver asciugato il viso, una fitta allo stomaco mi fece piegare in due.Presi un bel respiro e mi raddrizzai nuovamente, ma quella fitta continuò a stringere lo stomaco, fino a salire verso l'alto lentamente, portandosi con sé ciò che avevo mangiato a colazione. A grandi passi tornai in bagno, dove rigettai la buonissima colazione che mi aveva saziato per due ore.
Lo sgradevole sapore del vomito mi inquinò la bocca e fui costretta a sciacquarla diverse volte. Sbuffai e scesi nuovamente al piano inferiore, sventolando una mano dinanzi al viso, quel giorno faceva un caldo assurdo. Decisi di dirigermi in biblioteca, poiché era inutile aspettare con ansia nell'atrio.
Sapevo che sarebbero arrivati quel giorno, ma non sapevo l'ora. Mi cimentai nella lettura di un testo francese, cercando di migliorare le mie conoscenze, poiché con il francese non andavo tanto d'accordo.
Non so esattamente quanto tempo passò, ma qualcuno entrò in biblioteca e mi scosse leggermente la spalla. Sobbalzai dalla paura e mi voltai verso lui.
Abel ridacchiava, «scusate se vi ho trascinato fuori dal vostro mondo, ma penso che sul pianerottolo ci siano delle persone per voi.»
«Sono arrivati!», cinguettai, prima di alzarmi e trascinarlo con me.
Sentivo un chiacchiericcio provenire da fuori la porta e, portandomi una mano al petto, sospirai, per poi incamminarmi verso il portone. Il cuore martellava nel petto e, quando lo aprii, il privo volto che vidi fu quello di Leila, che si stava presentando a mia sorella.
Varcai la soglia e gli occhi di tutti ricaderro su di me. «Meredith», sussurrò mia madre, correndomi incontro ed abbracciandomi.
Con le lacrime agli occhi, ricambiai la stretta ed affondai il viso nel suo collo. Mi era mancata così tanto, la mamma era sempre la mamma, nonostante gli errori. Voleva proteggermi e ciò lo avevo capito troppo tardi.
«Madre...mi siete mancata troppo.»«Anche tu, piccola mia», disse, mentre un singhiozzo si unì all'abbraccio.
Mi staccai da lei e corsi da mio padre, soffocandolo quasi nella mia stretta. Mentre Abel salutò Harry, io mi concentrai su i bambini.
«Che fate? Non salutate il primogenito?», chiese ironicamente George, colui che somigliava maggiormente a mio padre.
Mi specchiai in quei capelli color del petrolio e mi lanciai su di lui.
«Sieti arrivati giusto in tempo, tra un po' ci serviranno il pranzo, nel frattempo vi mostro le vostre camere.»Seguimmo tutti Abel e la domestica, che si occupò di fornire una camera singola a tutti. Come mi aspettavo, la piccola Luna era fin troppo euforica, correva per tutta la camera e saltellava sul letto.
«Non posso crederci, Meredith, state per sposarvi!!», trillò mia sorella, quando ci riunimmo tutti nella camera dei nostri genitori.
«Si, non mi capacito.»
«Avete già organizzato qualcosa?», chiese mamma.
«Quasi tutto, banchetto, fiori e...oh, due giorni fa ho visto il mio abito da sposa. Dopo pranzo ve lo farò vedere, tranne a voi padre», mi voltai verso di lui.
«Coma da tradizione, sapevo che non potevo vederlo», sospirò.
«A proposito, Luna e Willy saranno i miei gemellini.»
«Che significa?», chiese Luna.
«Che avrete un ruolo importante durante la messa.»
«Aspettate! Ho capito, sono quella che lancerà i fiori», batté le mani.
Ridacchiai e le diedi un bacio sulla guancia, dopodiché scendemmo tutti al piano inferiore per il pranzo.
«Ho sempre desiderato abitare in un castello, proprio come una principe», dichiarò Harry mentre avanzavamo per i corridoi.«Chissà, forse avrete frotuna come me.»
Il pranzo seguì tra risate e chiacchiericcio, i miei genitori mi raccontarono tutto ciò che mi ero persa in quei mesi, peccato che mi era impossibile raccontargli tutto ciò che avevo affrontato.
Quando arrivò il pollo, i miei familiari sgranarono gli occhi; sapevo che per loro era un miracolo mangiare così tanto e mi ripromisi di continuare a mandargli del buon cibo.A metà pranzo, ritornò quel familiare e disgustoso crampo allo stomaco. Mi portai una mano alle labbra, attirando così l'attenzione di Abel.
«Torno subito», dichiarai, avanzando verso il bagno più vicino.Odiavo vomitare e mi salirono le lacrime agli occhi tanto era lo sforzo che facevo per rigettare. Pensai al delizioso pranzetto e piagnucolai per quel buon cibo sprecato.
Sentii bussare alla porta e subito entro Abel, «va tutto bene? Siete letteralmente volata via.»
«Abel andate via», borbottai ancora accovacciata.
«State male? Cosa avete?», mi raggiunse a grandi falcate, ignorandomi totalmente.
«Nausea, vomito sempre.»
«È normale, giusto?», chiese, entrando nel panico.
«Si, Abel, è normale tranquillo», dissi, sciaquando viso e bocca.
Mentre stavo per varcare la soglia del bagno, mi afferrò la mano e mi voltò verso di lui. In un nano secondo le sue labbra furono sulle mie e, istintivamente, mi alzai in punta di piedi per ricambiare il bacio.«È da questa mattina che mi sfuggite», disse tra un bacio ed un altro. «Siete felice?»
Annuii, «mi sembra tutto fin troppo perfetto, voi, la mia famiglia, nostro figlio.»
Mi strinse a sé e affondò il viso nel mio collo, aspirando. «Non lo smetterò mai di ripetere: avete un odore sublime, ma ultimamente si è intensificato.»
«Lo sapete che potete bere il mio sangue, ma abbiate la decenza di aspettare fino a questa sera», ridacchiai, giocando con le ciocche dietro la nuca.
«Mh mh», annuì e si staccò da me. Mi offrì la mano e, sorridendo, la strinsi, incamminandoci poi verso la sala da pranzo.
Spazio Autrice:
18.1K visualizzazioniii.
Dovete elogiarmi per aver scritto il capitolo a scuola (dato che nel pomeriggio sono super impegnata)
Non ve l'ho mai chiesto, che scuola frequentate e a che anno siete?
(Semplice curiosità)
Io sono al quarto anno del liceo scientifico.
Spero che il capitolo vi sia piaciuto e non preoccupatevi, ci saranno dei colpi di scena...mediocri a quelli precedenti.
-Angel ❤️

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Sentimenti Oscuri
Vampire*Primo volume della saga di Sentimenti Oscuri* Anno 1626. Meredith è una giovane ed inesperta donna di appena diciotto anni. Sin dall'infanzia ha capito la difficoltà e lo svantaggio di vivere in una famiglia che, purtroppo, non può permettersi il p...