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Non siate lettori silenziosi, per piacere.

In questo capitolo ci sono descrizioni forti, se non siete interessati passate oltre.

We shouldn't do that.

Harry's pov

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Harry's pov.

L'aereo era ormai partito e noi eravamo nella 'stanza' del jet privato. Mentre io mi preparavo il the, lei era seduta sul letto mentre mi fissava. Sapevo che dopo quello che era successo le cose stavano cambiando, l'attrazione fisica tra di noi non si poteva più nascondere e sinceramente avrei venduto l'anima al diavolo per potermi strofinare contro di lei per sempre. Era una sensazione appagante, una delle più forti che avessi mai provato. Quando mi ha quasi pregato di continuare pensavo di svenire dall'eccitazione, quando ha preso l'iniziativa di mettersi su di me ho pensato di avere un infarto. Raggiungere l'orgasmo con lei era diventato quasi il mio obbiettivo di vita, avrei voluto fare quello per sempre. Non era solo appagante fisicamente, ma anche mentalmente. Sapere che era vergine e nessuno l'aveva toccata, anzi ero io il primo mi eccitava sempre di più, anche adesso che non stavamo facendo niente. Mi poggiai contro il tavolino con la mia tazza di the e la guardai, mentre i suoi occhi correvano sul mio corpo. Avrei voluto tanto sapere se nella sua piccola testolina c'erano pensieri sporchi su di me, avrei voluto tanto che con la sua voce mi raccontasse cosa pensava e come immaginava farlo e sarei convinto che sarei potuto venire anche così, senza che nemmeno mi toccasse.

«Dobbiamo parlare.» disse semplicemente e annuii, facendole segno di continuare perché l'avrei ascoltata. «Quello che è successo ieri, non può continuare.» ammise e annui annuii, posando la tazza vuota al suo posto, così da non farla cadere. «Mi sono fatta prendere dalle sensazioni, lo so.» continuò mentre iniziai ad avanzare verso di lei. Quasi annaspava quando mi ritrovai difronte a lei. «Non ti devi sentire in colpa che non si sei fermato, ma non possiamo rifarlo, non sono quel tipo di ragazza che va a letto con dei sconosciuti.» ammette, mentre mi fissava. Annuisco di nuovo, abbassandomi sulle ginocchia per guardarla meglio. Deglutisce quando mi trovo a pochi centimetri dal suo viso. Istintivamente sospirò e sapevo che quello che stava dicendo era dettato dalla paura di rifarlo, dovuto anche al fatto che fosse vergine e per di più era timida. Non tanto timida da mettersi a cavalcioni su di me, però.

La scena sfortunatamente subito riapparse nella mia mente e portai le mani sulle sue spalle, facendola stendere, poi mi stesi su di lei. Lei si muoveva e seguiva ogni mia indicazione mentre sembrava persa con lo sguardo nei miei occhi e mentalmente diedi la mano a madre natura per avermi donato gli occhi verdi e il fascino, poi passai a congratularmi con me stesso che ero capace di saperli sfruttare. Mi abbassai suoi gomiti, poggiando il mio corpo contro il suo e la fronte contro la sua, volevo sapere la verità. Portai la mano sulla sua gamba, tirandola verso di me, così da farla allacciare dietro la mia schiena e da farle sentire completamente la mia eccitazione che cresceva nei miei pantaloni. Probabilmente sarebbe bastato un soffio da parte sua e sarei venuto, in quell'istante nelle mie mutante come un bambino di 13 anni alle prime armi, ma ero sotto il suo controllo e anche se non faceva nulla, la sua sola figura mi eccitava. Sapevo che era sbagliato, ma era troppo bella per non averla mia.

Socchiusi gli occhi quando mi mossi quasi minimamente contro di lei e sussurrò il mio nome. Sapevo che sarebbe bastato poco per farmi perdere la testa, a differenza del passato che erano le donne a pregarmi di farle qualcosa. Sempre a differenza del passato, il mio unico obbiettivo era farla divertire, farle urlare il mio nome era un piacere enorme e non mi interessava molto di me. Vederla sottomessa a me, che seguiva ogni mio ordine e movimento mi eccitava, quasi da farmi schifo, ma non potevo contenerlo.

«Non dobbiamo farlo.» disse facendomi riaprire gli occhi. Forse era vero, non mi voleva, o forse voleva auto convincersi, mi sentivo un pervertito a non lasciarla andare ma averla stretta contro di me era il massimo del piacere. Volevo dare la colpa al fatto che fossi in astinenza, ma sapevo che non era per questo. Presi la sua mano, portandola dietro il mio collo e le feci ripetere il gesto anche con l'altra. «Non va bene.» sussurrò ancora, ma prese l'iniziativa di spingermi contro di lei per baciarla. Cercai di trattenerci e fare le cose con calma, godendomi il momento, le accarezzai la guancia lentamente mentre tenevo ancora stretta la gamba contro il mio fianco, così da farle sentire cosa mi combinava nei boxer con un solo bacio. Scesi verso il collo, il mio hobby preferito era farle portare la testa all'indietro e lasciarsi toccare. Mentre le mordevo il collo e ansimava il mio nome, i miei boxer sembravano scoppiare e mi allontanai di poco, incapace di continuare. Mi guardò confusa mentre sospiravo e porto le mani sulle mie guance. «Che ci sta succedendo?»

«Non lo so.» ammisi sospirando. «Mi stai facendo uscire pazzo.» continuo, poggiando la fronte contro la sua.

«Più che far uscire pazzo a te, penso sia il tuo amico a non trovare pace.» commentò guardando il mio rigonfiamento e quasi risi. «Possiamo farlo prima di tornare a Londra, ma deve essere l'ultima volta. Dobbiamo tornare come prima.» ammise e portai il viso sul suo seno dopo averle alzato la maglia.

«Chi ti ha dato questo completino?» domandai mentre mi allontanai per guardarla meglio mentre era fasciata in un reggiseno rosso in pizzo, trasparente.

«Tua sorella. Ti piace?» domando insicura mentre il rosso colorava le sue guance. Avrei voluto riderle in faccia alla sua stupida domanda. Mi piaceva? Dio mio, ovvio che si.

«Hai anche il pezzo di sotto?» domanda mentre portai lo sguardo ai suoi jeans, immaginando come abbia avuto il coraggio di mettere l'intimo così provocante, senza aver avuto il rispetto di dirmelo. Avrei preso un sonnifero prima di salire in aereo.

«Perché non lo scopri?» sussurrò completamente imbarazzata, ma nei suoi occhi c'era la stessa eccitazione della scorsa volta e fu veramente una rivelazione quando le sfilai in modo quasi animalesco i jeans, e trovai il pizzo rosso che la fasciava perfettamente. Mentre le toccavo e baciavo il corpo continuava a ripetere che sarebbe stato l'ultima volta, ma sapevo ormai che era diventato il mio vizio, e la sua figura non sarebbe mai scomparsa dalla mia mente pervertita, le sue urla non sarebbero mai svanite dalle mie orecchie e la sensazione di un orgasmo così pieno senza essere neanche veramente in lei non avrebbe affievolito la curiosità di provarlo mentre affondavo in lei.

Strange but Magnetic; Harry StylesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora