«Perché è così strano?»
«È molto freddo, distaccato e introverso. Stava sempre con noi ma pensavo ci odiasse. Te ne accorgerai subito da come ti guarderà.»
Cindy e Harry.
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Harry's pov.
«Lascia questa dai!» ripeto di nuovo quando Cindy cambia di nuovo canzone, sbuffando.
«Sono noiose.» dice semplicemente, ma so che c'è qualcosa che non va, ma non vuole dirmelo. Sbuffo arreso al suo continuo cambiare stazione, mentre arriviamo in aeroporto. Due settimane completamente insieme a lei saranno difficili, soprattutto resisterle. Mi ero ripromesso che avrei aspettato lei, volevo mi pregasse.
«Puoi prendere il cellulare dalla macchina?» domando mentre sposto le valigie sul carrello, per portarle velocemente al nostro aereo. Lei sbuffa e si gira velocemente, dandomi le spalle. Alzo gli occhi al cielo e la aspetto per salire.
«Hai preso tutto?» domanda mentre mi porge il cellulare. Sorrido prendendole la mano e mi giro verso l'aereo. «So camminare.» ammette tirandosi la mano e resto stupito quando mi supera.
«Mi puoi dire che cazzo hai?» domando dopo che siamo partiti e quella stupida hostess fa il suo inutile discorso.
«Puoi abbassare la voce, sto guardando un film.» mi dice indicando il tablet davanti a lei, prima di rimettersi le cuffie. Ho sempre avuto qualche problema a controllare la rabbia, e me la prendo sempre con oggetti. Questa volta fu il tablet il mio oggetto di sfogo. «Ma sei pazzo?» domanda sconvolta quando guarda i pezzi dello schermo per terra.
«Dimmi che cazzo succede, adesso.» ripeto, portando le mani sui braccioli della sua sedia, così da tenerla bloccata tra me e la stupida poltrona.
«Non succede nulla.» ammette, alzando gli occhi al cielo. Sussurro un leggero fanculo e mi chiudo nella camera dell'aereo, cercando di dormire. Stare con lei sarebbe inutile, se ha deciso di non dirmelo, non me lo dirà mai.
Nel tragitto dall'aeroporto alla baita Cindy non mi guardò nemmeno così continuai ad ignorarla. Appena arrivammo a casa, Gemma la aspettava sorridente e la abbracciò, ma anche lei notò qualcosa e si sussurrarono qualcosa, poi si avvicinò a me.
«Buongiorno fratellone.» dice prima di abbracciarmi e sorrido, lasciandole un veloce bacio sulla guancia. «Ora tu vai via e io parlo con Cindy, su.» sussurrò e capii che il problema di tutto ero io. Dopo aver portato le valigie in casa, decisi di seguire il consiglio di Gemma e andai in spiaggia, per rilassarmi un pò. Seduto sulla riva della spiaggia mi sembrava di essere tornato ad avere 14 anni, quando mi innamorai follemente della mia compagna di banco e la immaginavo ovunque, per poi scoprire che era gay. Per carità, niente contro i gay, ma è triste quando baci la tua cotta e lei si allontana chiedendoti sei hai la figa, altrimenti non sarebbe potuto succedere nulla.
Quasi scoppiai a ridere ricordandomi la scena, poi tornai a pensare a Cindy. Mi domandavo cosa fosse successo, non capivo in cosa avessi sbagliato. Mia sorella però mi raggiunse senza lasciarmi il tempo di ragionare, anche perché non credo che ci sarei arrivato.
«Ti piace Cindy?» domandò sedendosi affianco a me e mi girai verso di lei confuso. Che diamine significava?
«Certo, è intelligente, dolce, sexy. Ha tutte quelle caratteristiche carine, sai, non come te.» ammisi ridendo, ma tornai subito serio quando mia sorella non mi rispose al commento iniziando a litigare, anzi lasciò perdere. «Che ti ha detto?»
«Non posso dirti quello che mi ha detto, sto solo cercando di farti capire che se ti piace in un modo, come posso dire-» si fermò per qualche secondo portando la mano sotto il suo metto, poi sembrò avere un illuminazione e per poco non vidi la lampadina sulla sua testa illuminarsi. «Intimo! Così, in modo più intimo, dovresti darti una mossa.»
«Forse hai capito male, Gemma. Sai che non sono il tipo da relazione lunga e duratura, e Cindy non mi sembra la ragazza che si fidanzerebbe con uno spostato di mente come me. È troppo innocente, mi sentirei in colpa.» ammisi alzando le mani, in segno di resa.
«Fanculo. Allora aspettati che possa stare tra le braccia di un altro ragazzo, non aspetterà te per sempre.» ammise alzandosi velocemente dal suo posto. «E dato che sai che sono una ragazza competitiva, non aspettarti che la cosa sarà semplice da contenere.» continuò prima di girarsi e darmi le spalle, poi la lampadina si illuminò un'altra volta e si girò verso di me aggiungendo. «Faresti meglio a castrarti, perché sarà doloroso.» e con questa frase, andò via.
Sapevo di cosa fosse capace mia sorella, aveva iniziato a farle mettere dell'intimo in pizzo e non si sarebbe fermata finché non avrei ammesso le mia colpe, o almeno saremmo finiti a letto insieme. I miei sentimenti per Cindy non mi erano del tutto chiari. Di preciso sapevo solo che volevo averla accanto a me, la sua compagnia era delle migliori, era stimolante avere una conversazione con lei, parlavamo di tutto. Era anche bello trovare qualcuno la mattina quando mi svegliavo, non la solita faccia della mia stupida babysitter, ma Cindy. Non sapevo cosa stesse accadendo tra di noi, il muro che avevo oltrepassato, riuscendo quindi ad avvicinarmi in modo più intimo a lei era una vittoria che meritava una medaglia da primo posto, eppure sembrava che le cose erano diventate più difficili di prima. L'attrazione tra di noi era quasi possibile toccarla, e sarebbe stato inutile negarla.
Con ancora più dubbi di prima, decisi di alzarmi dalla spiaggia e di tornare dentro. Il silenzio della casa mi fece domandare dove diamine fossero finite tutte, poi trovai un bigliettino sul tavolo.
'Siamo andate a fare shopping. Mamma arriva alla baita tra due giorni, ha avuto un imprevisto a lavoro:(. Divertiti pisellino irascibile :D Gemma xx'
Scoppiai a ridere leggendo il soprannome, poi buttai il foglio. Ordinai una pizza e guardai un film, ma in realtà per tutto il tempo controllavo l'orologio e mi chiedevo dove fossero quelle due pazze. Verso le 11:40 entrarono in casa, Gemma ubriaca e Cindy che la teneva.
«Che diamine avete combinato?» domandai, una volta posata mia sorella sul suo letto. Cindy scoppiò a ridere e alzò le spalle.
«Dopo lo shopping siamo entrate in un bar, Gemma voleva solo un bicchiere per scaricare la tensione, ma due ragazzi ci hanno avvicinato, alla fine erano amici di Gemma e hanno iniziato a bere.» disse semplicemente, ma la mia mente vedeva solo la bocca muoversi perché ero fermo al 'due ragazzi ci hanno avvicinato'.
«Due ragazzi?» domandai curioso, sedendomi sul nostro letto.
«Si, Jake e Andrew. Li conosci?» domandò prima di entrare nel bagno. Annuii, anche se sapevo non potesse vedermi. Sapevo perfettamente chi fossero, erano amici di Gemma da piccoli, Jake ci provava con lei da quando ne avevo memoria e Andrew adorava prendermi in giro, soprattutto seducendo le ragazze con cui cercavo di uscire, o comunque doveva farsi tutte le ragazze con cui andavo a letto. Mi alzai di scatto dal letto e mi diressi in palestra, avevo bisogno di picchiare quel sacco immaginando la lurida faccia di quel bastardo.