{77}: Coraggio e Codardia

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«Che diamine ci fai qui, Katsuki-kun...?»

La tua voce giunse come un gemito e attraversò l'assordante esplosione che aveva appena fatto saltare la porta. Ciononostante, sapevi ti avesse sentito. Ancor prima che avessi l'occasione di pulire i tuoi occhi, Katsuki era già corso a piazzarsi fra te e i tuoi genitori.

Li fissò per pochi momenti, prima di guardare oltre la sua spalla.

«Se stavi seriamente pensando che ti avrei lasciato affrontare questa merda da sola, allora sei più stupida di quel che pensassi». Tornò a guardare di fronte a sé, rivolgendosi, ora, alle due minacciose figure. «E voi», sputò Katsuki. «Quando imparerete voi idioti ad andarvene a fanculo e a lasciare (Nome) in pace? Eh?!»

Scattasti per afferrarlo frettolosamente per il braccio, cercando di trascinarlo indietro. «Katsuki-kun, ti prego», protestasti. «Non puoi stare qui. Starò bene; non preoccuparti per me e torna ai dormitori. Veloce, ti prego, prima che qualcuno se ne accorga...»

«Io non vado da nessuna parte», ringhiò. Cercasti di trascinarlo con più forza, ma non si scostò neanche un po'. «Non ti permetterò di passare altro tempo con questi fottuti maniaci, dovrai passare sul mio cadavere. E non sto scherzando. Li ridurrò in pozze di sangue, così che possano finalmente imparare la lezione. Anzi, no; li ucciderò. Sei d'accordo, no? Non te ne importerà nulla se ammazzo questi bastardi».

«Katsuki-kun-»

«Sono serio, (Nome)». Ti guardò con un'ardente fiamma all'interno delle sue iridi cremisi. L'avevi visto arrabbiato innumerevoli volte, ma mai in nessuna di esse avevi osservato nel suo sguardo un tale odio e una tale sete di sangue.

Rilasciasti lentamente il suo braccio, le tue labbra tremolarono leggermente. «Non capisco...», piagnucolasti. «Pensavo avessimo rotto... Perché ti presenti comunque qui dopo tutto quello che mi hai detto? Mi hai detto di aver chiuso, che non volevi più avere nulla a che fare con tutto questo. Quindi, perché?»

Katsuki spalancò gli occhi. «Stai-? Ma sei seria? Quando cazzo abbiamo rotto, cogliona?! Stavo solo--ah, fanculo. Te lo spiegherò dopo, va bene? Dopo che avrò massacrato queste teste di cazzo!»

Il suono della roca risata di tuo padre riempì l'aria.

«Tu cosa?», lo canzonò. «Scusa, non credo di aver capito bene. Ma penso stessi insinuando una cosa del tipo sconfiggere noi due».

Katsuki strinse i denti. «Ho detto che vi massacro, stronzo. Ci pulirò il pavimento con voi due. Magari, dopo che avrete visto la morte in faccia, vi pentirete di aver fatto passare a (Nome) tutto questo schifo».

«Che rozzo», sospirò tuo padre. «(Nome), tesoro, non credo di esser sicuro di voler approvare la tua relazione con un ragazzo così volgare. Puoi avere qualcuno migliore di lui».

«Di certo non le serve la tua approvazione, faccia da cazzo».

Tua madre ridacchiò accanto a lui. Le parole non potevano neanche spiegare quando terrorizzata ti sentissi in quel momento. Sapevi così poco dei tuoi genitori; avevi scoperto solo recentemente che tuo padre fosse in possesso di un'Unicità. Onestamente, non sapevi di cosa fossero capaci, ma dal loro disgustoso comportamento, sapevi che Katsuki fosse entrato all'interno di un campo minato.

«... Katsuki-kun», espirasti, tirandolo dalla maglia. «Ti prego; ti scongiuro. Vattene, prima che sia troppo tardi. Non mi uccideranno. Sono troppo impegnati a cercare di convincermi a diventare una criminale. So che non ti piace quando mi preoccupo per te o quando ti faccio sembrare che io pensi tu non sia in grado di fare qualcosa, ma ad ogni secondo che passi qui mi sento sempre più male. Non ho idea di cosa diamine possano farti e questo mi spaventa a morte. Anche tu eri spaventato a morte quando sono stata catturata da quei criminali, no? Questa è la stessa identica sensazione. Se davvero mi ami, allora vai via, per favore».

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