"Ehi?"
"C'è qualcuno?"
"Perché non risponde nessuno?"
Ti sentisti come se ti trovassi ai bordi di un abisso, con i piedi che minacciavano di scivolare verso l'oscurità senza fine. Sarebbe dovuta essere una sensazione terrificante, ma stranamente, non lo era. Il tuo corpo era incredibilmente leggero; persino privo di peso. Era la prima volta che ti sentivi così libera e spensierata, per davvero, nonostante l'abisso nero. Non c'era alcuna paura né qualsiasi altra emozione. Eri come un guscio vuoto che sfiorava il precipizio di un'oscurità senza fondo. Non aveva alcun senso. Non era logico, o intuitivo, e non riuscisti a ragionare.
Ma, poi, ricordasti.
"... oh, giusto. Sono morta".
-
Ti svegliasti con respiro affannoso.
Era come se avessi risucchiato l'aria troppo in fretta, causando dolore e bruciore ai tuoi polmoni. Inizialmente, ti ritrovasti completamente confusa. Giusto poco prima, non eri vicina al bordo di un abisso? Ma, ora, le cose erano diverse; il tuo corpo era diverso. Non era privo di peso o vuoto, no...
Faceva davvero male.
«(NOME)!!»
Prima di riuscire ad abituarti all'ambiente circostante, una roca voce tagliò l'aria come un coltello da bistecca. Girasti controvoglia la testa, sentendo quanto fosse indescrivibilmente dolente ogni tuo muscolo. La tua vista era leggermente sfocata a causa della sonnolenta nebbia che offuscava la tua mente, ma la visione di fronte a te era chiara come il giorno.
«... Katsuki-kun?»
Eri distesa su un letto che sembrava trovarsi nell'infermeria di Recovery Girl, con Katsuki ingobbito su una sedia proprio accanto a te. Le sue ciocche biondo cenere erano ancora più arruffate del solito; la sua pelle più pallida; le sue occhiaie più evidenti. Tutto insieme... era davvero un disastro. Al suono della tua voce, sobbalzò sulla sedia, allungandosi verso il letto. I suoi occhi erano così gonfi e tumidi che sembrava quasi li stesse socchiudendo. Aveva pianto?
Per pochi momenti, si limitò a fissarti con viso pallido come un lenzuolo, come se non avesse parole. Studiandolo più attentamente, realizzasti avesse, infatti, pianto. Ti fece riempire il petto di un doloroso senso di colpa che non sembrava se ne sarebbe più andato. I ricordi riaffiorarono come un fiume in piena.
Quindi non sono morta. Sono... viva.
Katsuki fu in procinto di aprire la bocca, ma lo interrompesti con un sorriso storto. «Sono viva...», mormorasti. «Sono viva, Katsuki-kun».
Portò una mano tremante sulle sue labbra, la sua testa annuì lentamente in risposta. «... sì. Lo sei. Grazie al cielo, lo sei».
Sospirasti dolcemente, sentendo come il tuo corpo fosse completamente privo di energia. Era davvero una brutta sensazione, ma se ti trovavi lì, eri assolutamente indebitata con quelli che erano andati a salvarti. Meglio un po' di dolore che la morte.
Improvvisamente, spalancasti gli occhi.
«I miei genitori!», farfugliasti, alzandoti a sedere di scatto. «Sono stati-?»
Katsuki posò una mano sulla tua, addolcendo lo sguardo. La piccola stretta che diede alle tue dita si rivelò essere una risposta.
«Sono scappati», mormorò cupo. «So che non è ciò che vuoi sentire, ma hanno iniziato ad andarsene prima che gli insegnanti della Yuuei ci raggiungessero. Non avrei voluto fare altro che massacrarli, ma, onestamente, mi sono solo concentrato a cercar di tenerti viva. (Nome), mi dispiace, ma li prenderemo un'altra volta». Katsuki strinse nuovamente le tue dita. «Lo prometto».
