84. Tre anni dopo

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Stefan lesse la lettera e alla fine era come se gli avessero infilato un ferro bollente nel corpo, perché era tanto il dolore che provava.
Tuttavia capiva le scelte di Cassiopea e le avrebbe rispettate.
Trovò il telefono e rimise la lettera nella busta, per poi nascondere entrambi, nessuno li avrebbe trovati, nessuno avrebbe scoperto la verità sulla loro amica, che li proteggeva da lontano.

Tre anni dopo

La situazione era peggiorata, creature di cui non sapevano l'esistenza erano arrivate, avevano ucciso parecchie persone e si stavano avvicinando sempre di più ai vampiri di Mystic Falls.
Così Stefan andò in camera sua e tirò fuori dal nascondiglio il telefono che gli aveva dato Cassiopea tre anni prima.
Era l'unica soluzione, non avevano mai incontrato queste creature e non sapevano come sconfiggerle, doveva farsi aiutare altrimenti la città sarebbe stata rasa al suolo.
Così il vampiro accese per la prima volta il telefono e andò sui contatti, c'era un unico numero e lo chiamò.
Squillava a vuoto. Nessuno aveva risposto.
Così chiuse la telefonata e iniziò ad agitarsi.
Adesso che lei non rispondeva cosa poteva fare? Non poteva uccidere quei mostri.
Neanche un minuto dopo avere chiuso la telefonata arrivò un messaggio.

15:30 Mystic Grill

Diceva solo questo il messaggio, l'indomani avrebbe incontrato Cassiopea, erano tre anni che non sapeva niente, ma sapeva che era viva.

L'indomani andò al Grill, appena entrò cominciò a setacciare tutti i tavoli con lo sguardo, ma niente. Così si avvicinò al bancone
-Un Barbon- disse e si sedette sulla sedia, scoraggiato che ormai Cassiopea non sarebbe venuta
-Vedo che le abitudini non cambiano. Si affondano ancora i dispiaceri nell'alcool- disse una voce di fianco al vampiro.
Lui si girò di scatto e vide seduta poco più in là una ragazza, aveva una felpa nera con il cappuccio con sopra il giubbotto di pelle, per non farsi notare.
Il viso era identico a tre anni prima.
I capelli marroni ricadevano sulle spalle ed erano molto lunghi e la ragazza lo guardava sorridente con gli occhi verdi fissi nei suoi.
-Cassiopea- sussurrò il vampiro.

Cassiopea pov's
Un secondo dopo mi ritrovo Stefan che mi abbraccia e io faccio lo stesso, mi erano mancate le sue braccia, dentro le quali ero a casa.
Dopo si stacca e si risiede non togliendo gli occhi da me, come se non ci credesse che fossi reale.
Parliamo un po', in realtà molto.
Sono contenta che sia riuscito ad andare avanti dopo tutto quello che abbiamo passato, anche se sapevo al maggior parte di quello che mi sta dicendo, perché ho degli informatori che tengono d'occhio tutti i miei amici.
Dopo che ha finito di raccontarmi finisce il suo bicchiere di Barbon, così ne approfitto per parlare io
-Sono felice che tu stia bene, ma spero che tu non mi abbia chiamato solo per parlare- dico
-Vorrei averlo fatto- dice lui sospirando
-Abbiamo dei problemi qui in città...- inizia
-Cassi, abbiamo complicazioni- dice Perseus venendo verso di me, lavoriamo insieme da un po'
-Perseus? Che ci fai qui?- chiede Stefan
-Lavoriamo insieme da un paio di settimane- spiego

Due settimane prima
Sto camminando tra le strade di Los Angeles, cercando di orientarmi e di scoprire qualcosa sul gruppo di vampiri che c'è, seguaci di Crono.
Svolto in una via abbastanza buia, sento dei rumori, così metto via il telefono e sto sull'attenti e tiro fuori la mia spada. Dopo che ho scelto questo mondo ho dovuto invertire l'incantesimo dell'arma per sconfiggere Crono e ho nascosto i frammenti in giro per il mondo con pezzi dell'anima di Crono.
Solo l'unica che sa come fare tornare Crono, so qual è l'incantesimo e in più l'arma che mi può uccidere è a pezzetti, messi al sicuro, quindi sono definitivamente immortale. Se mi volessi uccidere rischierei di fare tornare Crono, quindi sarò in circolazione ancora per un bel po'.
Ora, questa spada l'ho modificata con degli incantesimi così da renderla letale per tutti, umani, vampiri, Shadowhunters ecc, può ferire anche me ma non uccidermi.
Resto in attesa immobile, affidandomi al mio udito soprannaturale.
Niente, non sento niente, e questo non va bene, non mi convince.
Vado avanti e giro per un'altra strada, sento qualcuno dietro di me, ma non faccio in tempo a girarmi che qualcuno probabilmente mi spezza il collo e vedo tutto buio.

Non so quanto tempo dopo mi ritrovo legata ad una sedia con una luce accecante puntata contro.
Ho i piedi e le mani legati, le mani dietro e i piedi alle gambe della sedia.
Ovviamente chi mi ha rapito si è preoccupato solo a togliermi la spada e un paio di pugnali dentro il giubbotto, ma ho ancora un coltello dentro alla manica proprio per queste situazioni.
Una figura si avvicina e copre parzialmente la luce
-Dov'è Crono?- chiede il vampiro, molto presumibilmente
-A pezzettini da qualche parte- dico
-Devi consegnarci il suo corpo- dice un'altro che si avvicina
-E perché dovrei?- chiedo ridendo e continuando a tagliare dietro la corda alla verbena che mi tiene legata. Brucia un po' ma niente che non si possa sopportare.
-Perché se no ti tortureremo fino a che non ce lo dirai e poi ti uccideremo- dice il primo e io rido
-Divertente, potrete torturarmi per quanto volete ma non vi dirò mai dove si trova Crono e se anche lo scoprireste è in mille pezzi e nessuno può liberarlo tranne me e non lo farò mai.
E per quanto riguarda la morte. Io non posso essere uccisa, quindi sprecate il vostro tempo- dico
-Ti porteremo da Valentine- dice uno dei due
-Sai che paura mi fa. Lo ucciderò mentre mi faccio le unghie- dico e mi arriva uno schiaffo da uno dei due. Si, sono vampiri.
-Potete continuare se volete- dico ridendo e loro mi tirano ancora dei pugni in faccia e mi infilano un paletto nella gamba.
Stringo i denti ma non urlo, niente mi può uccidere e il dolore se così si può dire non mi fa più effetto.
-Il capo non sarà contento se non gli diciamo qualcosa- dice un terzo vampiro
-Taci Stuart, sto pensando- dice uno degli altri due
-Ascolta secondo me dobbiamo andarcene e lasciarla qui, siamo solo dei vampiri, lei ha ucciso Crono, Mikael e Esther, se si libera siamo morti- continua Stuart
-Non si libererà- dice quello che credo sia il capo
-Se fossi in voi ascolterei Stuart- dico e poi di colpo la luce si spegne e i tre si girano di scatto, siamo in un magazzino con delle travi a sostenere il soffitto.
-C'è qualcuno- dico
-Andiamocene- continua Stuart
-Stuart smettila di frignare- dice l'altro
-Ha ragione- ripeto e mi arriva un pugno sul naso che mi fa uscire sangue.
Giro la testa di lato e sputo del sangue. Mi sto per liberare, quando dalle travi in alto arriva una freccia dritta nel cuore di Stuart.

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