Qualche mese dopo...
Indossai una felpa e un paio di leggins e uscii fuori per una corsa prima dell'alba. Lasciai un biglietto a Pamela chiedendole di anticiparmi qualcosa al lavoro e lo appoggiai sul marmo freddo della cucina, poi presi il mio giubbotto di pelle e mi avviai verso il parco. L'aria era umidiccia e si sentiva un forte odore di terra bagnata, segno che probabilmente aveva piovuto durante tutta la notte. A quell'ora il silenzio sovrastava ogni cosa e i miei passi echeggiavano sul marciapiede coordinati e pesanti, lasciando dietro ogni passo piccole orme che sparivano dopo qualche secondo nell'asfalto. Avevo vissuto gli ultimi mesi come una farfalla chiusa in un bozzolo, in attesa di essere abbastanza pronta per uscire. Abbastanza forte per affrontare la realtà.
Rallentai quando sentii il cellulare vibrare. Sentii la voce rassicurante di Steven e sorrisi.
«Ti ho svegliata?» mi chiese, con la voce impastata dal sonno.
«Mi sono svegliata presto oggi. Sono al parco».
«Alle cinque e mezza?».
«Esatto. Cosa ridi?» esclamai trattenendo un risolino leggero.
«Niente principessa, sei solo buffa».
Quel nome mi provocò una fitta al cuore e dovetti fermarmi qualche minuto, appoggiandomi pigramente al tronco di un albero.
«Stev ti devo lasciare adesso. Faccio un ultimo giro e torno a casa».
«Ci vediamo stasera? Dana ha organizzato una festa e mi ha invitato, ti passo a prendere alle otto e mezza».
Sussultai e per poco non mi cadde il cellulare per terra.
«In realtà stasera ho già un impegno con Pamela. Dovevamo andare a vedere un film, quindi... ti dispiace se per questa volta vai da solo?» dissi, ricominciando a correre verso casa.
Seguì qualche secondo di silenzio e poi un sospiro.
«E va bene. Magari più tardi passo al bar per salutarti, ti va?» propose.
«Certo. A dopo». Chiusi la chiamata e controllai per tre volte la cartella dei messaggi, un'assurda abitudine che avevo preso da quando Niall e io avevamo definitivamente chiuso. La cosa più buffa è che la nostra storia, anche se breve, era finita con un "ti amo". Nessuna storia finisce con un "ti amo" tanto sincero quanto lo era il nostro. Ed era questa la cosa che più mi faceva arrabbiare.
Da qualche tempo io e Steven avevamo deciso di conoscerci meglio e io mi ero imposta di superare la fase 'solo amici' e trasformala in qualcosa di più. Ce la stavo mettendo veramente tutta, ma si stava rivelando più difficile del previsto. Stev era affettuoso, dolce, romantico ma... possessivo. Mi cercava non meno di sei volte al giorno, anche durante il lavoro, il che aveva causato qualche problema con il mio capo. Ero costantemente tenuta sotto il suo controllo. E la cosa non mi piaceva per niente. Ma stare con lui mi aiutava a dimenticare. Sentivo spesso dire che l'amore faceva male, ma non ci avevo mai creduto. Mi chiedevo come un sentimento così bello potesse far soffrire. Adesso avevo la risposta. Non era l'amore in se a far soffrire, a distruggere, ma la consapevolezza di essere innamorato e di non poter fare nulla per evitarlo. La consapevolezza di avere qualcuno che ci ama e di non poterlo raggiungere. La consapevolezza di essere le persone giuste in un mondo sbagliato. Era la solitudine che pesava più di qualunque altra cosa.
Chiusi la porta di casa alle mie spalle e inspirai il profumo di pancake che aveva invaso il piccolo appartamento. Accennai un piccolo sorriso vedendo Pam alle prese con la colazione e la raggiunsi, sfilandomi il giubbotto e le scarpe da ginnastica.
«Sei tornata presto. Mi avevi scritto di anticiparti qualcosa al lavoro, ma credo che non ce ne sia bisogno adesso».
«Grazie lo stesso. Oggi non sono nemmeno in vena di correre. Non so cosa mi succede» mi lamentai, coprendomi il viso con le mani.
«Nervosismo pre-esami forse? O nervosismo post-Nia...».
«No. Argomento chiuso, vado a farmi una doccia» conclusi.
_______________«Sono un caffè e una brioche Ellie, al tavolo tre» mi riferì Paul in fretta, attaccandomi il post-it con l'ordine sulla spalla.
«Arrivano».
Preparai il vassoio e lo consegnai a Jason, un ragazzo che Paul aveva assunto qualche giorno prima. L'avevo visto all'università una o due volte, probabilmente perchè frequentavamo corsi diversi ed era difficile incrociarsi. Aveva un paio di spessi occhiali neri da vista e sembrava simpatico. Non avevo ancora avuto modo di parlarci, ma l'avrei fatto al più presto.
«Tavolo tre» gli dissi e lui si allontanò con un accenno di sorriso sulle labbra.
Non avevo più visto Niall aggirarsi nei dintorni del bar, e ovviamente nemmeno entrarci per il solito caffè. Harry mi aveva riferito che l'indomani sarebbe ritornato in Inghilterra per completare le ultime cose e prendersi le vacanze di Natale, ma non sapevo se Dana sarebbe partita con lui.
Il cellulare vibrò all'improvviso e mi affrettai a tirarlo fuori dalla tasca del grembiule.
«Ciao Stev» risposi laconica.
«Ciao Ellie».
Rimase in silenzio per qualche minuto e nel frattempo in lontananza vidi l'occhiata fugace di Paul che mi avvisava di mettere giù. Gli feci un cenno di intesa e sospirai.
«Devi dirmi qualcosa?» chiesi.
«Non posso proprio venire al bar».
«Mi hai chiamato per dirmi questo?» domandai, picchiettando nervosamente le dita sul bancone.
«No, in realtà anche per un'altra cosa. Passo a prenderti più tardi e ci vediamo per pranzo. Devo parlarti».
Mi mordicchiai il labbro, ansiosa. La sua voce era decisa, seria. Risposi con un balbettante 'okay' e chiusi la chiamata.__________
Ciaoooooooooooooo a tutte ;)
Non mi dilungo perchè sto male e non ho voglia di scrivere tanto, spero che il capitolo vi sia piaciuto! A breve pubblicherò il continuo :) Cosa avrà di così importante da dire Steven? Commentatee!
Un bacio :*
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Cause you make my heart race || Niall Horan
FanfictionTutto intorno a lei le ricordava la sua infanzia: la soffitta impolverata, un baule pieno di cose, una piccola collana di creta. Tutto sembrava riportarle in mente il suo migliore amico, con il quale non aveva più parlato per paura di risultare inva...