Il viaggio in auto sprofondò in un incessante e imbarazzato silenzio.
Steven aveva gli occhi fissi sulla strada e agitava le dita sul volante, come se volesse parlare ma non sapesse esattamente cosa dire. Era snervante non trovare un argomento per rompere il ghiaccio.
Levai il cappellino arancione e lo infilai dentro la borsa, dalla quale tirai fuori in paio di occhiali da sole.
«Tutto bene?» chiese lui, all'improvviso.
Feci spallucce e lo guardai.
«Si, certo. E tu?».
«Dipende da te. Sarai tu a farmi stare bene o male».
«In che sens...» lui scosse la testa e io lasciai perdere. La situazione si stava facendo più strana del previsto.
Qualche minuto dopo stavamo attraversando il cancello di casa sua. Scese dall'auto, fece il giro e mi aprì la portiera, sorridendomi. Poi lo seguii dentro casa. L'enorme sala da pranzo era decorata con piccoli tulipani bianchi e qualche foglia profumata. Mi sedetti accanto Steven e rimasi in silenzio. Ma lui non sembrava aver voglia di parlare.
«C'è qualcosa che devi dirmi?» lo spronai, poggiandogli delicatamente una mano sopra la spalla. Lui poggio la sua sopra la mia e la accarezzò.
«Si» rispose semplicemente. «Ma prima mangiamo»
______Circa un'ora dopo mi stesi sul divano, accoccolandomi ad uno dei cuscini decorativi, mentre Steven si sedette di fronte a me. Mi sorrise e io ricambiai. All'improvviso il mio cellulare vibrò e sullo schermo comparve la faccia sorridente di mia madre.
«Scusami un attimo» dissi, uscendo in giardino. Salutai mia madre che mi trattenne al telefono per più di un quarto d'ora. Non telefonava spesso perchè era impegnata con il lavoro e io con gli studi, per cui non ebbi nemmeno il coraggio di dirle che ero occupata e dovevo chiudere. La lasciai parlare e scoprii che lei e mio padre erano andati a trovare alcuni amici in Italia e che non vedevano l'ora che tornassi per Natale. Dopo tre "ti voglio bene" e altrettanti "mi manchi", finalmente chiuse la chiamata. Mi avviai verso la porta d'ingresso del salone e vidi che Steven era ancora seduto e stava fissando qualcosa che aveva tra le mani. Probabilmente non si era nemmeno accorto che ero lì, in piedi. Quando i miei occhi si spostarono sull'oggetto che stringeva tra le dita ebbi un fremito e avvertii il desiderio di scappare via. Era la terza scatolina rossa che vedevo in tutta la mia vita e mi chiesi se non avessi appena battuto il record mondiale per proposte di matrimonio ricevute prima dei ventitrè anni. Presi un respiro profondo e questa volta Steven si accorse di me. «Ellie» sussultò allarmato, rischiando di far cadere la preziosa scatolina per terra. Provai a far sparire l'espressione di terrore sul mio viso e accennai un sorriso.
«Beh... ».
«Vuoi sederti?» mi chiese premuroso e io annuii, ritornando sul divano.
«E' solo che... io non... non me l'aspettavo, ecco. Cioè... accidenti» balbettai.
«Avrei voluto aspettare ancora, anche perchè noi non... stiamo proprio "insieme". Hai capito cosa intendo. Non abbiamo mai parlato di iniziare qualcosa, ma io credo che magari... non sia una cattiva idea no?».
Lo guardai con un'espressione ebete e impassibile. "Di qualcosa" ordinò la vocina dentro la mia testa.
«Ascoltami. Se mi dici di si non ti metterò alcuna fretta. Io aspetterò tutto il tempo che vuoi. Tu nel frattempo potresti venire a vivere qui, non dovresti più lavorare, potrai studiare a tempo pieno e laurearti. E dopo la nostra laurea se vuoi potremo sposarci. O aspettare ancora qualche mese, o anno, quanto vuoi tu. Sarà fantastico. Devi solo... solo dire si. E allora si che starò finalmente bene anche io».
Abbassai lo sguardo sulla moquette rossa. Nella mia testa comparve Niall, il nostro matrimonio, il vestito che avevo immaginato. Pensai a quanto ero stata felice all'idea di dover passare tutta la vita con lui. Non mi sentivo allo stesso modo adesso, con Steven. Non c'era entusiasmo, non c'erano aspettative per il mio futuro, nonostante lui ne avesse elencate un bel pò. Trasferirmi lì era impensabile. Lasciare Pamela dopo averle fatto la promessa di restare con lei era la cosa più meschina che potessi fare. E infine, come ciliegina sulla torta della mia vita incasinata, pensai al matrimonio di Niall e Dana. Lui non era felice, ma avrebbe passato tutta la vita con lei. E io? Cosa avrei fatto? Alzai lo sguardo su Steven. Probabilmente lui mi amava esattamente come io amavo Niall. Ed era questa la cosa più triste. Sperava che io ricambiassi quando non sarebbe mai successo.
«Posso pensarci su? Non è un no, credimi. Ma neanche un si al momento. Voglio solo riflettere e darti una risposta sicura» risposi con un filo di voce.
Con un gesto veloce chiuse la scatolina e la posò sul tavolino che ci separava. Nascose il viso tra le mani e io mi sentii una persona orribile.
«Mi dispiace» mormorai.
«Promettimi che ci penserai sul serio» aggiunse.
«Te lo prometto» conclusi.
Non mi sembrò il caso di restare ancora dopo la discussione appena conclusa. E nemmeno lui, naturalmente, voleva che restassi ancora. Almeno non quel giorno.
Mi riaccompagnò a casa e mi salutò con un lieve bacio a stampo, dicendomi che prima di andare alla festa mi avrebbe inviato un messaggio. Se avessi avuto bisogno avrei saputo dove cercarlo. Mi piaceva questo suo lato premuroso.
Aprii la porta di casa e mi scontrai con Pamela, che mi abbracciò e uscì in fretta e furia per tornare al bar. Daniel stava trafficando in cucina con un enorme pollo al forno che lui e Pam avrebbero mangiato stasera per la loro cena riappacificatoria.
«Puoi unirti anche tu stasera se vuoi» mi rassicurò Dan con tono comprensivo.
«No, davvero. E' la vostra cena e non avrebbe senso se ci fossi anche io».
«Non dovevi andare ad una festa?» domandò curioso.
«Non ho voglia di uscire» risposi laconica.
Mi chiusi nella mia stanza e rimasi sdraiata a pancia in su fino a quando qualcuno bussò alla porta.
«Ti ho portato un pò di pollo» urlò Pamela «Aprimi la porta».
Mi alzai e la aiutai a posare il piatto di pollo e un bicchiere di birra sulla scrivania. Poi, così come era venuta, se ne andò, tornando dal suo Daniel.
Mangiai e tornai sul letto, continuando a fissare il tetto della mia stanza. Alle 10 in punto ricevetti il messaggio di Steven, ma non risposi. Andai in cucina e presi dell'altra birra, mentre Pamela e Daniel ridacchiavano felici tenendosi per mano. Ero felice per loro, ma quando tornai nella mia stanza e mi ritrovai da sola, con i capelli disordinati e il trucco sbavato, capii che la mia vita si era ridotta ad un vero e proprio schifo e che dovevo darci un taglio con i ripensamenti. Probabilmente dopo la quarta bottiglia di birra era logico che pensassi ad una cosa del genere. Volevo Niall? Lo avrei avuto. Anche solo per l'ultima volta in tutta la mia vita.
____________Prima che me ne accorgessi ero già sotto casa di Dana. La festa era in giardino, dall'altra parte della villa, quindi sarei potuta entrare e passare inosservata. Incastrai la torcia fra i denti e mi attaccai al rampicante lungo una facciata della casa, per raggiungere una finestra aperta e entrare. Potenzialmente, avrei anche potuto essere arrestata per violazione di domicilio. Ma ero troppo ubriaca per pensare alle conseguenze.
Toccai il davanzale della finestra e mi catapultai dentro, rotolando sulla schiena. Mi rialzai e tentai di capire in quale parte della casa mi trovassi, così uscii in corridoio. Improvvisamente sentii delle voci e entrai nel panico. Corsi non proprio agilmente verso una stanza e, una volta entrata, chiusi la porta alle mie spalle senza aver avuto neanche l'accortezza di guardarci dentro.
«Ellie?».
Mi immobilizzai contro la porta, sgranando gli occhi per la sorpresa. Quando mi voltai, Niall mi stava venendo incontro. La vocina dentro la mia testa mi suggeriva di andare via, ma avevo bevuto decisamente troppo anche solo per tornare indietro. E poi avevo detto basta ai ripensamenti. Avanzai verso Niall e mi fermai a pochi passi da lui. Mi guardava confuso.
Allungai una mano e la posai sulla sua guancia. Lui non fiatò, ne mi scansò. Con un'audacia che non credevo di avere gli saltai addosso e lo baciai. Esitò per un secondo, ma poi le sue braccia mi avvolsero e mi strinsero più forte a lui. Continuai a baciarlo, sempre di più. Gli sfilai la maglietta e lui pensò a liberarsi della mia. Non capivo perchè non fosse di sotto con Dana, ma in quel momento fargli domande era l'ultimo dei miei pensieri. Anche fare l'amore con lui lo era fino a qualche ora fa.
Mi poggiò delicatamente sul letto e sembrò che tutto fosse tornato come prima. I suoi occhi che mi guardavano, le sue mani che mi accarezzavano il viso. E poi il suo sorriso. Avevo dimenticato il suo sorriso.
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Cause you make my heart race || Niall Horan
FanfictionTutto intorno a lei le ricordava la sua infanzia: la soffitta impolverata, un baule pieno di cose, una piccola collana di creta. Tutto sembrava riportarle in mente il suo migliore amico, con il quale non aveva più parlato per paura di risultare inva...