Capitolo 30

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L'auto di Pam si fermò appena davanti la nuova casa di Niall, una villetta curata e non molto grande, vicino all'altrettanto curata ma enorme casa di Dana.
- Sei sicura di voler entrare da sola? Magari ti aspetto davanti la porta - propose Pamela abbastanza ansiosa.
- Niall non parlerebbe mai se sapesse che non sono da sola. Aspettami qui, non ci metterò molto -
Mi avviai lungo il vialetto fiorato che portava al portone principale, stranamente aperto, ed entrai. L'ambiente era più accogliente di quello della casa di Dana, più rustico e meno elaborato, ma pur sempre bellissimo e d'effetto. Mi guardai attorno svariate volte, chiedendomi quanto tempo fa Niall si fosse trasferito qui per le vacanze. Non avevo mai notato questa villetta, forse perchè quella di Dana era così grande da oscurarla completamente.
- Chi c'è? - chiese qualcuno alle mie spalle. Mi voltai lentamente e sorrisi ad una donna di mezza età che non sembrava ricambiare il mio piccolo sorriso imbarazzato.
- Ehm... Salve, sono Ellie, un'amica di Niall - mi presentai e le porsi la mano per salutarla. La signora la strinse con fare incerto e mi squadrò con attenzione, forse pensando se credermi o meno.
- Come sei entrata? - domandò bruscamente.
- Dalla porta. Cioè ovvio che sono entrata dalla porta... intendevo che era aperto, per questo sono entrata - balbettai in risposta. Speravo che il sorriso da ebete nel mio volto mascherasse tutto il mio nervosismo, ma fortunatamente alla donna non sembrava importare molto ne di me ne delle mie parole.
All'improvviso Niall entrò dalla porta d'ingresso e mi vide. Mi sentii incredibilmente sollevata e ringraziai Niall mille volte per aver interrotto il mio interrogatorio con la domestica. Ma non appena avanzò, il nervosismo tornò a farsi sentire.
- Che ci fai qui? - chiese guardando prima la donna, poi me e poi di nuovo la donna.
- La mando via? - propose prontamente la domestica lanciandomi uno sguardo agghiacciante. Lo sguardo di Niall finalmente incontrò il mio, pieno di tensione, e sembrò addolcirsi un pò.
- No, non c'è bisogno. Puoi andare - la congedò e la domestica sparì immediatamente, passandomi accanto senza fiatare. Abbassai lo sguardo verso il parquet che ricopriva l'intero soggiorno e mi morsi ripetutamente il labbro. Avevo pensato tutta la notte a cosa avrei detto a Niall una volta arrivata qui, ma la mia testa in quell'istante vagava spensierata per i fatti suoi.
- Hai bisogno di qualcosa? - chiese.
'Si, di te' pensai, ma ricacciai subito dentro la testa quelle parole e pensai ad un modo migliore per dirgli che lo rivolevo con me.
- Devo parlarti. E'... importante -
Niall annuì impercettibilmente con la testa e mi prese per mano, portandomi al piano superiore. Lì entrammo in una stanza più piccola delle altre, con un grande letto vicino ad una grande porta-finestra che conduceva al terrazzo. Doveva essere la sua stanza. Ma perchè mi aveva portato lì?
- Ci sono troppe domestiche in giro per la casa. Questo è l'unico posto dove possiamo parlare senza che nessuno ci ascolti - disse rispondendo alla mia domanda inespressa.
- Ah - fu l'unica cosa che riuscii a dire mentre mi sedevo sul bordo del letto insieme a lui. Il mio piede sbatteva ripetutamente sul pavimento e per fermarlo Niall mi posò una mano sul ginocchio, stringendo la presa più forte del dovuto. La sua mano tremava e anche la mia gamba sotto il suo tocco caldo e confortante.
- Ho visto Pamela all'ingresso - esordì con un piccolo sorriso.
- Mi ha accompagnata lei qui - mormorai.
- Lo immaginavo -
Sorrisi e avvicinai la mia mano alla sua, ancora appoggiata saldamente al mio ginocchio. La sfiorai e lo sguardo attento di Niall si posò sul mio, mentre le sue dita si attorcigliavano alle mie. L'imbarazzo di quel momento era evidente, ma non avrei mosso un solo muscolo per separarmi da lui.
- Dana - cominciai, esponendo in modo chiaro e immediato l'argomento della nostra discussione. La mano di Niall si spostò velocemente dalla mia e sospirò.
- Abbiamo già parlato di lei - affermò brusco.
- Di lei si, ma non di te o del perchè tu stia con lei quando è evidente che... -
- Che? Che cosa è evidente? - mi spronò contrariato alzandosi dal letto e fissandomi in attesa che parlassi. Rimasi senza parole, mentre dentro di me la rabbia e la delusione superavano la pena e la voglia di aiutarlo ad uscire da quella situazione. Io dovevo essere arrabbiata non lui, doveva capirlo.
- Ero venuta qui per aiutarti Niall. Ma evidentemente non vuoi quindi tolgo il disturbo - sbottai. Corsi verso la porta e la chiusi alle mie spalle una volta uscita in corridoio. Sospirai e dopo qualche secondo sentii la mano di Niall tirarmi nuovamente dentro e richiudere la porta.
- Nessuno può aiutarmi credo - confessò sedendosi sul letto e facendomi segno di mettermi accanto a lui.
- Dimmi solo perchè stai con Dana, solo questo. Posso aiutarti, fidati - lo spronai. Niall mi guardò e mi irrigidii. Il suo sguardo era spaventato, disperato.
- Parlami ti prego Niall - insistetti.
- Ho fatto una cazzata Ellie. Non posso più tornare indietro. Ero troppo... non arrabbiato con te, ma con me stesso, dopo che hai lasciato l'Inghilterra per tornare a casa. Non ci ho visto più e sono stato fuori un paio di giorni da amici - cominciò sottovoce, abbassando lo sguardo sulle sue scarpe bianche che picchiettavano nervosamente sulla moquette rossa. Perchè era così nervoso?
- Dana mi ha aiutato a riprendermi in qualche modo. L'ho conosciuta durante una festa -. Notò la mia espressione mutare radicalmente e si allarmò.
- Basta. Non mi sembra il caso di continu... -
- No. Continua. Voglio sapere - affermai. Mi aggrappai alle lenzuola del letto, per evitare che le mani tremassero troppo e Niall non proseguisse più e attesi.
- Mi sono ubriacato un paio di volte. I ragazzi mi cercavano, mi chiamavano, avevano paura che facessi qualcosa di stupido. E avevano ragione. Ellie sono un mostro -
- Niall cosa hai fatto?! - chiesi preoccupata. Alzò lo sguardo e il mio cuore perse un battito. Piangeva.
Mi avvicinai a lui all'istante e gli presi la mano.
- Mi odierai Ellie. E sarà solo colpa mia. Ho esagerato, se non fossi stato così orgoglioso, se ti avessi perdonata subito... -
- Cosa hai fatto. Dimmi solo questo -.
Si morse il labbro e respirò profondamente.
- E' incinta. Dana aspetta un bambino - sussurrò. Mi mancò il respiro. Come una molla mi alzai dal letto e lo guardai, mentre trattenevo un pianto disperato che mi stava torturando. Non ci potevo credere, non ci volevo credere. Rimasi in silenzio per dieci o quindici minuti, in piedi di fronte al letto dove Niall stava seduto. Non mi guardava, piangeva, così come avrei fatto io in quel momento. Ma no, io non dovevo piangere. Dovevo andare via da lì perchè non c'era più niente che potessi fare.
- Di qualcosa Ellie. Qualsiasi cosa ti prego - mi incitò. Cosa? Cosa voleva che gli dicessi? Che gli augurassi una vita felice insieme a Dana e a quel bambino?
Indietreggiai verso la porta con gli occhi su quelli di Niall. Il terrore sui suoi occhi era crescente, ma io volevo solo essere fuori da quella casa. Lontano da lui, di nuovo. E questa volta per sempre. Aprii velocemente la porta e mi precipitai giù per le scale, mentre le domestiche mi guardavano incuriosite. Poi la loro attenzione si spostò su Niall che si fermò sull'ultimo gradino guardandomi uscire fuori dalla sua villa. Non mi voltai, non volevo vederlo.
- Ellie che succede? - domandò Pam appena salii in macchina.
- Riportami a casa - le ordinai bruscamente.
- Ti ha cacciata? Cosa avete fatto? -
- Riportami a casa! - urlai. Poi scoppiai a piangere. La Ellie vulnerabile che avevo tenuto dentro era ritornata, ma questa volta sapevo che non sarebbe più andata via.   

Cause you make my heart race || Niall HoranDove le storie prendono vita. Scoprilo ora