Capitolo 17

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Non sentivo più nulla. Era come se il mio corpo si trovasse in un'altra reatà, in un posto immaginario, strano e silenzioso. Ero certa di non trovarmi più in acqua, perchè qualcuno, dopo un'infinità di tempo, mi aveva riportato in superficie.
Mi alzai in piedi, confusa. Intorno a me distinguevo a malappena il profilo azzurrastro del mare e quello color oro della sabbia. Le onde si infrangevano sulla battigia con lentezza, e non producevano alcun suono. Sembrava che ogni cosa avesse perso il proprio suono. Poi mi svegliai. Forse avevo dormito per ore, giorni... Ero in uno scomodo lettino dalle coperte biancastre. Ospedale. Avevo sempre odiato gli ospedali.
Provai ad alzarmi, ma un dolore lancinante alla caviglia mi bloccò prima che potessi mettere piede a terra. Sbuffai e tornai con la testa sul cuscino. Poi sentii bussare alla finestra che dava sul corridoio e in pochi millesimi di secondo qualcuno si fiondò su di me, stringendomi in un abbraccio quasi soffocante.
- Ellie! - esclamò entusiasta.
- Harry! - lo salutai.
- Ci hai fatto stare in pensiero per più di una settimana - aggiunse Zayn - E Niall non si è mosso un attimo da qui -
Mi guardai attorno alla ricerca del volto del mio migliore amico. Ma in mezzo ai ragazzi, non riuscivo a distinguere i capelli biondastri di Niall. Guardai Harry che immediatamente capì ciò che stavo per chiedergli.
- Beh... diciamo che ha avuto un piccolissimo contrattempo ieri sera con... Stefan - rispose.
Niall. Contrattempo. Stefan.
- Non dirmi che...
- Stefan ha rischiato di rompersi la mandibola, mentre Niall si è rotto il polso -  mi interruppe Louis - Non eravamo qui, altrimenti li avremo fermati prima che si facessero male -
C'era da aspettarselo in fondo. Restai per qualche secondo con gli occhi fissi sul pavimento. Sapevo che Niall era convinto che il mio incidente fosse accaduto per colpa di Stefan. Dovevo spiegargli che lui non centrava niente e che in realtà aveva fatto di tutto per evitarlo.
- Voglio andare da lui - dissi con decisione adocchiando a pochi centimetri dal letto una sedia a rotelle. I ragazzi non fecero una piega, anzi Liam mi aiutò a sedermi e ad uscire dalla porta. Il corridoio non era pienissimo di gente, così arrivai al pronto soccorso piuttosto in fretta. Non era facile manovrare una sedia a rotelle, sbattevo un pò ovunque e a malappena riuscivo ad evitare di scontrarmi con le altre persone. L'avevo sempre trovata una cosa stranamente divertente andare in una sedia a rotelle. Lo facevo sempre quando, insieme a mia madre, andavamo in ospedale per i soliti controlli di routine. La consideravo come 'un modo meno faticoso di camminare'. Ma solo adesso mi rendevo davvero conto di quanto fosse orribile non poter camminare con le proprie gambe. Bussai alla porta dell'infermeria ed entrai, sporgendomi per vedere se Niall fosse in uno di quei lettini.
- Ehi - mormorò qualcuno da sotto le coperte - Finalmente sei sveglia -
- Niall - Mi avvicinai al letto dal quale proveniva la voce tanto familiare. Sollevai le coperte per poterlo guardare in faccia, ma lui mi fermò prima che potessi farlo.
- Non è il caso che tu mi veda. Credimi - mi avvisò tristemente - E Stefan è conciato anche peggio -
Lentamente allontanai la sedia e mi sedetti ai piedi del letto, accanto al mio migliore amico. Lui uscì una mano da sotto la coperta e strinse la mia con forza.
- Non è colpa di Stefan - mormorai.
- Se non sbaglio ti avevo affidato a lui... E guarda cosa ha combinato -
- Si, ma non voleva che mi succedesse tutto questo - continuai sottovoce.
- Come fai a saperlo? Come fai ad essere sicura che Stefan volesse salvarti? - domandò alzando il tono di voce.
Stavo per rispondere, ma mi bloccai. Ricordavo che lui si trovava a qualche metro di distanza da me, in mezzo al mare. La sua espressione visibilmente preoccupata, ma... ma in realtà non aveva fatto alcuno sforzo per tirarmi fuori da quella situazione. Erano solo pensieri, frutto il della mia immaginazione, il fatto che volesse evitare che annegassi e che si stesse sforzando per avvicinarsi. Sembrava più... pentito. Era strano, lo era stato tutto il pomeriggio. E io non avevo la certezza di nulla, nemmeno che quella volta avesse voluto salvarmi la vita.
- Credi che Stefan lo abbia... fatto apposta? - chiesi immobile davanti il lenzuolo bianco dal quale traspariva l'hamburger disegnato sulla maglia di Niall.
- Io non lo so. Ma tu promettimi di stare più attenta e magari... di fidarti di meno di lui -
Fidarmi di meno. Stampai quelle tre parole in testa e annuii quasi impercettibilmente. Fino a quando la verità non sarebbe venuta a galla, era meglio ascoltare Niall. Alzò il lembo della coperta per invitarmi a sdraiarmi accanto a lui e nel frattempo si scoprì anche il volto. L'occhio e le labbra erano diventate violacee, mentre la fronte e il naso sporchi di sangue. Rabbrividii per un istante, ma poi mi concentrai non più sulle ferite, ma sul suo sguardo azzurro cielo. Mi mancò il respiro. Mi misi sotto le coperte e mi strinsi su di lui, felice di poterlo riabbracciare.
-  Non permetterò più che qualcuno ti faccia del male. E' una promessa -

Niall tornò in albergo poche ore prima che tornassi io. Sapevo già il motivo, perchè Harry per errore mi aveva svelato tutto. Il mio migliore amico aveva organizzato una cena speciale per il mio ritorno, con tutto quello che adoravo mangiare. In più aveva preparato una canzone che avrebbe cantato alla fine della cena.
Come previsto, Harry mi accompagnò nella mia stanza e aspettò che mi cambiassi seduto sul letto. Mentre mi asciugavo i capelli, lo osservavo guardarsi intorno, come un bambino quando i suoi genitori lo portano in un posto che non aveva mai visto. Frugava nei cassetti del comodino, che fortunatamente contenevano solo cd e cuffie di ogni genere, e faceva battutine su tutto, facendomi morire dal ridere.
- Posso scegliere cosa dovrai mettere? - chiese poi camminando verso l'armadio.
Lo aprì e, come se fosse un esperto nel settore 'moda per ragazze', scartò alcuni vestiti e altri li buttò sul letto, indeciso. Alla fine mi porse un abitino bianco, dalla gonna ampia.
- Ti fa risaltare i capelli - aggiunse porgendomelo. Sorrisi e lo accettai volentieri, correndo in bagno per indossarlo.
- Come sto? - chiesi subito dopo.
Si avvicinò con uno strano sorriso sul volto e mi diede un bacio sulla guancia, lasciandomi tra le mani una scatolina blu decorata da un piccolo fiocco bianco.
- Ho pensato che potesse piacerti - disse. Arrossii e aprii la scatola, che conteneva una delle due parti che componevano un cuore color argento. Prima che potessi chiedere chi avesse l'altra parte del cuore, lui abbassò il colletto della camicia bianca e mi mostrò ciò che volevo vedere. L'aveva appeso al collo.
Lo abbracciai entusiasta.
- Adoro questo ciondolo - Sorrisi - E adoro anche te -
Soddisfatto mi prese la mano e mi portò in giardino dove trovai la 'sorpresa' ad attendermi.

Alla fine della piccola festa, i ragazzi ad uno ad uno cominciarono a ritirarsi nelle loro stanze. Il mio cellulare vibrò.
- Pronto? - Sapevo già chi era. E anche Niall, visto che era rimasto lì con me.
- Ciao El -
- Stefan... -
Misi in vivavoce, in modo che anche Niall potesse sentire.
- Sono contento che tu stia bene -
- Già, per fortuna -
Le mie risposte non erano mai state così fredde. Anche Niall notò il mio nervosismo e provò a calmarmi, stringendomi la mano. Ma la voce di Stefan faceva aumentare in me quel desiderio di sapere la verità.
- Mi dispiace per quello che è successo. E...
- Dobbiamo vederci. Al più presto - conclusi - Domani davanti al bar dell'albergo, alle 9 -
Chiusi la chiamata con una decisione che non credevo di avere mai avuto. Mi voltai verso il mio migliore amico e sospirai.
- Vuoi che venga anch'io domani? - chiese.
- In modo che vi possiate uccidere di nuovo? No scordatelo. E poi so che Stefan mi dirà tutto -
Annuì poco convinto. Andammo a sederci sotto un albero, allontanandoci sempre di più dall'ingresso sempre pieno di gente dell'albergo. Scegliemmo un piccolo angolo illuminato appena da un lume poggiato su una panchina. Mi sedetti sull'erba e lui accanto a me.
- Questo posto mi ricorda il retro della casa della signora Jackson - mormorò sorridendo verso i piccoli raggi di luna che attraversavano le foglie degli alberi.
- Intendi la signora che ci faceva ripetizioni di matematica? -
- Si -
Non ci avevo mai fatto molto caso, ma Niall aveva ragione. Avevo sempre odiato la matematica, così mia madre mi mandava tre volte alla settimana da un'insegnante in pensione, la signore Jackson, per delle ripetizioni. E anche se non ne aveva bisogno, pur di passare quelle poche ore insieme, veniva anche Niall.
- Ti ricordi quando le abbiamo nascosto gli occhiali da vista e ha scambiato il frigo per l'armadio? - domandai ridendo. Anche lui scoppiò in una fragorosa risata ricordando quel momento estremamente comico, quando aveva conservato il suo maglione in mezzo alla verdura e alla frutta.
- Oppure quando abbiamo messo il suo gatto dentro la credenza della cucina e lei è stata a cercarlo tutto il giorno? - continuai.
- Ora che ci penso... - aggiunse - Ricordi quando mi hai fatto sedere su una pianta spinosa? Non mi sono ancora vendicato -
- E come vorresti vendicarti, sentiamo? -
Si lanciò a peso morto su di me e cominciò a solleticarmi dappertutto. Lo implorai di smettere, ma lui non faceva che aumentare. All'improvviso mi arrivò una goccia d'acqua in fronte. Guardai Niall che si immobilizzò e alzò lo sguardo verso il cielo. Gli arrivò un'altra goccia su naso, seguita da un vero e proprio temporale. Si alzò e mi coprì con la sua felpa, e insieme corremmo verso l'ingresso.

- My Corner -
Non so come chiedervi perdono per il mio ritardo! Avevo intenzione di pubblicare questo capitolo la settimana scorsa, ma poi i miei mi hanno messo in punizione e ovviamente mi hanno levato internet ... u.u
Passando al capitolo: Ellie si è risvegliata dall'incidente e Niall ha picchiato Stefan. Ellie ha tanti dubbi si Stefan e non sa più cosa pensare di lui...
Voi che ne pensate? Secondo voi chi è questo Stefan? Un amico di Ellie o no?
Commentate!!!!! E se arriviamo a 6 commenti, pubblico il prossimo capitolo al più presto :)
Baci :*

Cause you make my heart race || Niall HoranDove le storie prendono vita. Scoprilo ora