zulema's pov.
Ispirazione per me è indifferenza.
Poesia: salute e impassibilità.
Arte di tacere.
Come la tragedia è l'arte di mascherarsi.
Ci si dovrebbe sopportare un po' tutti, non c'è nessuno che non sia vulnerabile, che anzi non possa essere colto e fatto a pezzi nel suo lato debole.
I nostri pregi e i nostri difetti sono inscindibili, proprio come la forza e la materia.
È difficile che qualcuno ti spezzi il cuore generalmente, sei tu che lo rompi mentre cerchi di metterlo a forza in un posto dove sai che
non può stare.
Catturare, se è possibile, il tremore delle cose.
Questa è la sfida di ogni chirurgo.
"Perché non vuoi andare da Marcus?" disse Saray afferrandomi la mano e feci spallucce, non avevo la forza mentale di parlare ancora dei miei problemi.
E avevo declinato l'ennesimo appuntamento facendo preoccupare il mio psicologo ancora di più.
La cosa migliore che possa capitarti è avere qualcuno al tuo fianco che non smette di cercarti, nemmeno quando ti perdi nei tuoi silenzi.
Volevo stare sola.
"Voglio dormire." mormorai alzandomi il piumone fino al mento e la mia migliore amica scrisse un messaggio veloce.
"D'accordo, io ci sono per te okay? Zulema sono seria, per qualunque cosa chiamami e basta, lascio tutto quanto e corro da te." disse la gitana decisa e annuii chiudendo gli occhi.
La coscienza è quella vocina interna che la gente ascolta così di rado.
Per questo il mondo va così male oggi.
Erano a malapena le otto del mattino e non avevo le forze di alzarmi dal letto, mi sentivo come se avessi un macigno enorme sul petto che non mi permettesse di respirare ma soprattutto di reagire.
Ormai i giorni erano tutti uguali.
E non vedevo mai la bionda.
Era arrabbiata per il fatto che non la lasciavo vincere e mai l'avrei fatto, non era nella mia natura dare a qualcuno le parti più importanti di me stessa.
Saray mi diede un lungo bacio sulla guancia e senza proferire parola mi lasciò da sola, nei miei pensieri negativi.
La gente fa sempre così.
Rimpiange il passato come se il passato equivalesse al concetto del bene e odia il presente come se il presente equivalesse al concetto del male: volutamente ignorando che nel passato facevano lo stesso indipendentemente da tutto.
La mia migliore amica chiuse la porta e il mio sguardo era rivolto verso al soffitto, già sentivo il panico invadermi tantissimo.
Cerchiamo di "Essere" anche se è un percorso lungo e faticoso.
Perché "Apparire" è una facile e comoda scorciatoia, ma non porta da nessuna parte.
Mi misi seduta di scatto dopo vari minuti e vidi ancora me stessa, accendendosi tranquillamente una sigaretta ridendo.
Eccola qui.
Stessa ora.
Tutti i giorni.
È come se avesse un'appuntamento fisso con me, non lasciandomi andare.
La forza di una persona è il risultato di tutto ciò che ha superato.
"Non sei reale." sussurrai guardandola e la vidi alzarsi per poi mettersi davanti al mio letto, indicando la stanza.
"Ti sei già scelta la tomba?" disse guardandomi con un tono di sfida e serrai la mascella, chiudendo gli occhi forte.
Ma dopo che li riaprii lei era ancora davanti in me, con tutto il suo fascino.
Il mio alter ego.
"Che vuoi?" le domandai con voce debole e mi massaggiai le tempie, abbassai lo sguardo e sussultai notando come stavo dimagrendo a dismisura.
"Io? Voglio vederti soffrire e sai perché ti dico questo? Perché davanti a te hai la parte più oscura, quella che ti odia." disse avvicinandosi e i suoi occhi erano talmente neri che sembrava fossero una cosa unica, come un alien.
E se lei fosse il mio tumore? Reale?
"Pensi di amarti Zulema, ma la verità è che hai ancora tanta strada da fare, smettila di lottare e lasciati andare." sussurrò alzandomi il viso con due dita e mi sputò il fumo in faccia.
"Sei sempre con me, quando dormo, quando mangio, quando sto semplicemente cercando di vivere. Smettila di prelevare ogni mia energia e lasciami passare gli ultimi momenti che mi restano, in pace." dissi alzando di poco la voce e la sagoma si alzò svogliata, sbuffando annoiata da me.
"Voi esseri umani vi aggrappate sempre a queste stronzate del vivere. Dimmi un po', hai una motivazione per continuare a farlo?" mi domandò alzando le braccia estasiata e pensai bene a cosa risponderle.
Pensai subito alla bionda, al fatto che fosse innamorata persa di me.
Pensai a Saray, alla nostra amicizia.
Al mio lavoro.
Alla mia carriera formidabile e come tutti volessero imparare da me, pure le mie tecniche innovative.
Ma cosa mi motivava davvero?
"Non lo so, io.." sussurrai singhiozzando di colpo e non avevo mai pianto così, stavo provando dolore per tutto.
Realizzando che non sapevo cosa farne della mia vita, ero davvero fottuta.
"Che pena, tesoro." disse la mia allucinazione e solo ora notai che era vestita interamente di giallo, la guardai inarcando un sopracciglio confusa squadrandola dalla testa ai piedi.
"Ti stai chiedendo perché sono vestita di giallo? Perché sono la tua cazzo di prigione Zulema Zahir e vestono così alle detenute, per scontare la loro pena sbattendole dritte in isolamento. Ma l'hai voluto tu, io appaio nei momenti dove ti senti sola, smarrita nel tuo stesso dolore!" mi urlò mettendomi una paura assurda per come fosse reale, sembrava una persona vera.
"E tu ogni volta che mi senti apri gli occhi ed esclami "buon Dio, di nuovo!" Lo vedo che non lo dici con piacere, ma con tanto dolore e boom in uno spasmo sono qui, da te." continuò girando per la stanza e fissò le foto vecchie che avevo appese al muro.
"Per favore, lasciami stare. Non vedi che sto morendo? Lasciami passare gli ultimi mesi, in pace." dissi lanciandole un cuscino ma lo schivò e finii addosso ad un vaso costoso.
Rompendolo in mille pezzi.
"Guarda quanto cadi in basso, sento così intensamente il tuo dolore chiudersi in un piccolo mondo tutto suo, con immagini e musica e tutto ciò che è brutto, catastrofico come te." disse scoppiando a ridere e la guardai con il viso innondato di lacrime.
"Cosa hai fatto con te stessa? Deprimerti? Lavorando? Disprezzare il mondo, come al solito? Dimmelo." sussurrò afferrando una foto vecchia di Hanbal, sgranai gli occhi e tremai.
Tremai come una foglia.
"Bel matrimonio." disse indicando i nostri volti e sorrise, strafottente.
Pure una delle mie allucinazioni mi prendeva in giro, ero senza parole.
Stavo peggiorando.
"Sai cosa vedo in questi volti?" mi domandò attirando la mia attenzione e i denti mi battevano all'impazzata.
E no, non avevo freddo ma paura.
"Un uomo senza sé. Un corpo pesante appoggiato ad un'altro corpo morto ovvero: tu. Con spassionata disperazione, con totale disillusione, che vite disastrose le vostre non trovi?" disse ridendo e il quadro si ruppe in mille pezzi, ma mi accorsi che ero stata io stessa a lanciarlo.
"L'amore della tua vita morto in un'incidente e tu in fin di vita a causa di un tumore al cervello. Fossi in te, mi toglierei da questo mondo con le tue stesse mani." disse sfidandomi e non ci pensai due volte a scaraventarmi su di lei, presi a pugni lo specchio sfregiandomi le nocche dato che volevo cancellare il suo riflesso.
"Vaffanculo!" urlai tra le lacrime e lanciai tutto quello che avevo davanti, vedendo una quantità di sangue colare a terra.
La sagoma rise e poi si avvicinò alle mie spalle, soffiando piano sul mio orecchio.
"Sono dentro di te, vediamo se hai le palle di sconfiggermi davvero o sarà la bionda a farlo? La sfido." sussurrò ridendo e non appena mi voltai sparì.
Urlai percependo il dolore vero lacerarmi l'anima e mi accasciai a terra priva di forze, sporcandomi i vestiti di sangue.
Singhiozzai sfogandomi per davvero e persi la cognizione del tempo fino a quando due braccia forti non mi sollevarono da terra come una piuma.
Gli occhi verdi di Macarena mi ruppero il cuore in mille pezzi e senza proferire parola, mi trascinò in bagno riempendo la vasca da bagno con acqua bollente.
"Bionda." sussurrai singhiozzando piano e afferrò piano il mio viso, i suoi occhi erano di una potenza stratosferica e mi diede un lungo bacio sulle labbra.
Sembrava il mio angelo fluttuato dallo spazio e non era andata in panico, dato che si stava abituando alla vera me.
"Sono qui, amore mio." disse soltanto e tolse delicatamente la mia felpa, mettendo poi tutta la montagna di vestiti che avevo sul letto dritti nella lavatrice.
Era abituata alle mie crisi.
Ormai aveva capito il gioco.
"Facciamo un bel bagno e poi ti medico quei tagli, va bene?" disse dolcemente e non me la meritavo assolutamente per tutto ciò che faceva.
"Mi odio, porca troia mi odio." mormorai lasciandomi spogliare dalla ragazzina che nemmeno mi ascoltò, era impegnata a baciare ogni centimetro della mia pelle con tutto l'amore del mondo.
Chiusi gli occhi accarezzandole i capelli e le sue labbra calde mi accendevano in mezzo secondo, ero trasandata come non mai e avevo distrutto camera mia.
Non sapevo cosa dirle ogni volta.
"Io no invece, entra dai." disse Macarena sorridendomi e l'attirai per la vita baciandola a lungo sulle labbra.
Avevo tutto il trucco colato, i capelli scompigliati e il mio corpo era maltrattato tant'è che mi si vedevano le ossa.
Rimasi nuda davanti a lei e mi immersi in quella distesa di schiuma, rilassandomi.
E andai sott'acqua per vari secondi.
Non appena tornai in superficie osservai Macarena muoversi ripulendo ogni cosa e la ringraziai mentalmente, si inginocchiò davanti a me e afferrò la spugna.
La passò dolcemente sulla mia schiena e notai l'acqua diventare rossa a causa del sangue che stavo perdendo.
"Che ci fai qui? Voglio stare sola." dissi innervosendomi e la bionda baciò teneramente le mie spalle nude, piano.
"Mi mancavi, e non ti lascio." disse decisa e la sua mascella era contratta a dismisura, la guardai negli occhi portandomi le ginocchia al petto e osservai l'unica persona che forse poteva salvarmi.
Accarezzai la sua guancia con il pollice e mi lasciò un piccolo bacio sul palmo, mi regalò un sorriso amorevole mostrando la sua fossetta e mi venne da piangere.
Era così bella, giovane, perfetta.
"Devi lasciarmi, lasciami bionda." dissi ripetutamente e si avvicinò appoggiando le labbra sulle mie, infilando piano la lingua dentro alla mia bocca.
La baciai stringendo i suoi capelli saldamente e lo faceva ogni volta che parlavo troppo, perché litigavamo.
Eravamo davvero in guerra.
"Zulema, non mi fai paura. Devi venire in ospedale e cercare di continuare la tua vita." mi rispose afferrando dello shampoo e prese a massaggiarmi la cute molto molto piano.
Facendomi dei piccoli massaggi con i polpastrelli, chiusi gli occhi gemendo piano e il mal di testa non esisteva più.
Questa ragazza era il mio anestetico, mi faceva dimenticare di tutto il resto.
"Non mi va, voglio solo dormire e smettere di pensare così tanto a quando cazzo morirò." le risposi acida senza nessuno scrupolo e risciacquai.
La bionda non rispose, evitandomi.
STAI LEGGENDO
resilient
Fanfiction➵ ZURENA. (gxg) • SEQUEL, ANATOMY. In psicologia la resilienza indica la capacità di affrontare in maniera positiva eventi traumatici. La capacità di riorganizzare positivamente la propria vita. Ricostruire se stessi restando sensibili. Le pers...
