Capitolo 24 (II). La casa di Ilaria

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Dopo due settimane la casa fu pronta, Ilaria si trasferì e Irene si trovò sola; ma erano vicine e continuarono a vedersi spesso; Marco, invece, saliva in collina il mercoledì, vi trovava la sorella, cenavano tutti e tre insieme come un tempo e di solito si fermava anche a dormire.

Un mercoledì di inizio aprile, però, Irene aveva il turno serale ed egli andò prima da Ilaria; portava uno zaino e, appena aperto, sentì un buon odore: «cannella, i miei preferiti, grazie!»

«Sì, te li porti a casa», Ilaria era chinata a guardare il forno, «sono pronti», indossò il guanto e prese la teglia.

«C'è ancora tanta luce», Marco posò lo zaino sul tavolo dove c'era ancora l'asse e il mattarello, si schermò gli occhi e si sedette.

«Sì, Marco mio. Hai visto? La Madonna ci ha aiutati», Ilaria la posò sull'asse.

«Mi spiace sia piccola.»

«Non importa, per il momento a Emanuele non serve una cameretta.»

«E ma poi? Ahi!»

«Ti sei fatto male?», Ilaria gli prese la mano.

«Scusa, non resistevo», Marco prese il biscotto con l'altra mano, ci soffiò sopra; lo morse e sorrise, «ah, anche con questa cucina sono buoni!»

«Grazie, Marco mio», Ilaria strinse la mano scottata al seno, «hai fatto la casa bella anche per me, non solo ad Anna.»

«Sei mia sorella.»

«Solo per questo?»

«No, ti amo.»

«Dimmelo, ho bisogno di sapere che sono ancora bella per te.»

«Lo sei», Marco si chinò e dallo zaino prese una scatola da scarpe; «ho preso le foto, forse è meglio se le tieni tu.»

«Ti vergogni se le vedesse Anna?»

«Forse imbarazzo», Marco ne prese un fascio e le aprì a ventaglio; la ritraevano tra quattordici e sedici anni, alcune in costume da bagno o biancheria.

«Com'ero bella», Ilaria ne indicò una.

«Lo sei anche adesso», Marco dallo zaino prese la macchina fotografica e le toccò il ventre, «vuoi?»

«Davvero?»

«Sì, quando ci capiterà più?», le sorrise, «ogni volta ti vedo più grossa.»

«Non solo di sotto», Ilaria gli fece l'occhiolino.

Marco alzò lo sguardo, «più di prima?»

«Eccome, questo l'ho comprato due settimane fa e mi sta già stretto», Ilaria alzò la maglietta; portava un reggiseno color carne, opaco, la stoffa era tesa e l'elastico faceva un solco, «perdo latte», estrasse un dischetto di cotone, «senti.»

Marco lo sentì umido, «mi spiace», lo posò sul tavolo.

«Per me è un piacere, invece.»

«Crescere un figlio da un uomo che non ami?», Marco tolse il copri obiettivo.

«Ma avuto per liberare mio fratello che amo», Ilaria si tolse la maglietta e abbassò la gonna; portava collant riposanti da gravida e una panciera.

«Così sarai sempre legata a me», Marco scattò.

«È quel che voglio»; Ilaria aprì il cassetto sotto il tavolo e prese una corda; si sedette a gambe divaricate contro lo schienale e appoggiò i seni al bordo superiore.

«E il piacere?»

«Ce n'è tanto», Ilaria passò la corda dietro la schiena.

«Che fai?», Marco disse con voce più roca; posò la macchina.

Dolore e Perdono (Parti I - IV)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora