Capitolo 26.

73 8 9
                                        

𝓡𝓲𝓬𝓬𝓪𝓻𝓭𝓸

Camminiamo tutti e tre silenziosamente, godendoci il silenzio delle ultime ore della notte.
Avanziamo con passi lenti ma decisi, come se stessimo raggiungendo la meta della vita e non volessimo correre il rischio di stancarci troppo e doverci fermare. Quasi come se questa fosse l'ultima giornata in cui il sole sorgerà al mattino. Quasi come se da domani il mare fosse risucchiato dalla terra e non potrà più regalare spettacoli del genere.

Camminiamo, e io avverto dentro di me questo senso di protezione sempre più forte nei confronti della ragazza che mi sta accanto.
Ho apprezzato parecchio l'invito di Leo a raggiungerli nel loro appartamento; darmi la possibilità di stare vicino a Rebecca è stato un bel gesto. So che avrebbe potuto gestire benissimo da solo la situazione, anche se in due è veramente più semplice. Ma infondo so che l'ha fatto più per me e per lei.

Io ho bisogno di capire cosa provo veramente verso sua sorella. Lei ha bisogno di accettare che qualcuno al di fuori di suo fratello può volerle davvero bene e aiutarla. Se non fosse che ha già terminato i suoi studi, a Leonardo proporrei la carriera in terapista di coppia.

<<Allora Ricky, miglior cornetto con la ricotta alle 5 e mezza del mattino?>> domanda il mio amico quando siamo ormai vicino alla destinazione.

Ci ragiono su qualche secondo, poi ho l'illuminazione.

<<Andiamo al Roxy, anche perché credo sia l'unico che apra così presto>> ammetto.

La verità è che non so se le brioche siano davvero buone li, ma so che è di fronte al mare ed è uno dei pochi aperti all'alba. Qui in Sicilia non siamo come i nordici che lavoriamo dalle sei del mattino fino al calare del sole. Qui facciamo tutto con calma, nessuno ha fretta. Anche i commercianti stessi non hanno fretta di aprire, ne di rispettare gli orari esposti a volte. Ma qui è normalità, si conoscono tutti perciò probabilmente non si pongono neanche il problema le persone.

<<Non siamo a Milano.. giusto>> aggiunge Leo, alludendo a uno dei miei discorsi in cui ho tentato di spiegargli questa grande differenza tra noi e loro.

Si, perché se ci penso esiste davvero questa distinzione tra noi e loro. La Sicilia è un mondo a se, non fa parte dell'Italia in termini di cultura e mentalità.
Il che non sempre rappresenta un grande vantaggio per noi, anzi al contrario. Ma nel nostro piccolo siamo felici qui. Se porti un siciliano a Milano lo privi della sua pace e lo stressi inutilmente.

Qui noi non sappiamo cosa sia lo stress; non dobbiamo fare chilometri e chilometri ogni mattina per raggiungere il posto di lavoro, non dobbiamo sopportare ore e ore di traffico, non facciamo turni di lavoro che ci prosciugano di ogni energia.

Noi qui viviamo in maniera completamente diversa: il lavoro dista al massimo cinque chilometri, se sei lontano da casa. La pausa pranzo è di almeno due ore, perché il pranzo è sacro e si deve tornare a casa dalla moglie e i figli. Il weekend è per i parenti, per gli amici, per lo svago. Non esiste un siciliano che passa il suo sabato buttato sul divano perché deve riposarsi.

Noi andiamo in piazza, scendiamo al mare, ci becchiamo in campagna. Noi qui vogliamo stare tutti insieme, a Milano invece sono tutti più solitari.
Noi siamo quelli delle cose organizzate all'ultimo minuto, non prendiamo l'agenda in mano per decidere quando incontrarsi con un amico.

La differenza tra nord e sud è reale e tangibile.
E per un siciliano medio il nord rappresenta u schifiu.
Così come per un milanese che si rispetti noi qui rubiamo dalle loro tasche e siamo solo un branco di mafiosi. È bellissimo il modo in cui l'essere umano si fa la guerra da solo.

Non siamo in grado di accettare le diversità che ci contraddistinguono, no. Tutto ciò che è diverso da noi deve essere necessariamente classificato come sbagliato. A volte lo faccio anche io questo errore.
L'ho sempre fatto con le persone, in particolare le donne. Ed è quello che vorrei riuscire a non fare con Rebecca.

Lei è diversa da me pur essendomi così tanto simile.
Ha delle sfaccettature che la allontano completamente dal mio modo di approcciare alla vita e alle relazioni umane. Ma è anche così vicina a me quando si tratta di paure ed emozioni.

Siamo entrambi così terrorizzati dall'idea di aprirci a qualcuno, di mostrarci fragili e sensibili..
Se solo riuscisse a vedere che di fronte a se non ha qualcuno che vuole farle del male. Non sono uno stronzo che vuole deriderla o ferirla. Non voglio neanche infilarmi dentro le sue mutandine e poi scappare.

Vorrei solo che lei imparasse a fidarsi di me.
Vorrei che mi cercasse esattamente come cerca Leo quando ha un problema. Vorrei che avesse bisogno di me, e non per appagare il mio ego o sentirmi importante, ma perché vorrei dimostrarle che io ci sono.

Vorrei che non fuggisse, non prendesse le distanze. Vorrei che si fermasse a parlare e mi dicesse cosa le frulla in quella testolina. Cosa c'è sotto quei lunghi e scuri capelli mossi che tiene spesso legati in una coda o uno chignon basso. Vorrei che mi raccontasse cosa le piace, che mi desse la possibilità di condividere con lei qualcosa che la fa stare bene.

Ma Becca non è così facile. Lei non è un posto che puoi raggiungere così facilmente, per lei non ti basta inserire una via specifica su google Maps per arrivarci. Lei è una di quelle riserve naturali ancora non scoperte, che i satelliti non hanno mai trovato e che nessuno ti ha segnalato per arrivarci. Lei è nascosta, riservata, piccola ma con qualcosa di grande dentro. Per arrivarci non esiste la strada preferenziale, non c'è una carreggiata comoda e fattibile. Per lei devi andare in mezzo ai boschi, le montagne, dove non ci sono sentieri ne strade asfaltate. Per lei devi rischiare, addentrarti. Per lei devi fare un salto nel vuoto e correre il rischio di cadere giù.

<<A proposito di Milano.. dovremmo chiamare la mamma>> commenta Rebecca, tornando a emettere fiato da quella sua bellissima bocca.

Il tono è preoccupato e non è per nulla entusiasta.
Probabilmente ora si sarà ricordata di tutto ciò da cui stiamo tentando di farla distrarre.

<<Possiamo rimandarlo di qualche ora questo, no? Tanto non credo che sia già sveglia>> commenta suo fratello.

<<Hai ragione>> dice lei.

<<Guarda che bel mare che hai davanti, tra poco sorgerà il sole e ci sarà una luce pazzesca come piace a te>> insiste il fratello.

Lei annuisce silenziosamente senza aggiungere nessun'altra parola. Raggiungiamo il bar e facciamo colazione. Io e Leo parliamo del più e del meno tentando di alleggerire l'atmosfera, ma Becca è completamente assortita nei suoi pensieri e si e estraniata da un po'. Chissà dove sarà ora con la sua mente..

𝕋𝕙𝕖 𝕎𝕒𝕣 𝕀𝕟𝕤𝕚𝕕𝕖 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora