𝓡𝓮𝓫𝓮𝓬𝓬𝓪
I miei due accompagnatori continuano a parlare tra di loro come se nulla fosse successo, come se il mio incubo peggiore non fosse di nuovo qui, più vicino che mai. A vedere loro sembra tutto così facile e così semplice, ma in realtà non lo è per me.
Penso e ripenso a tutto quello che è successo quando ero ancora una bambina, e dentro di me ho questo nodo al petto che mi costringe a boccheggiare per riuscire a prendere un po' di ossigeno. I miei polmoni sono svuotati d'aria e fatico a recuperare un battito cardiaco normale.
Non è giusto. Nessuno dovrebbe vivere così. Eppure io mi sento così tanto schiacciata dai miei stessi incubi e ricordi che temo di morire soffocata dalla mia stessa paura. Ma come fanno le persone a dimenticare? Come fanno a lasciarsi tutto alle spalle e andare avanti?
Forse riescono meglio di me a fare quel passo nel vuoto che le conduce a qualcosa di migliore?
Di fronte a noi ce la spiaggia, la distesa di mare che inizia a prendere il colore del cielo mentre il primo sole scalda con i suoi raggi il freddo della notte che se ne va. Un altro giorno inizia. Un'altra notte finisce.
La notte mi ha sempre spaventato più di tutto, perché era il momento in cui tutto aveva inizio. Ho sempre amato il giorno invece; l'alba è il mio momento preferito in assoluto perché mi allontana dal terrore e mi lascia spazio per respirare.
Non amo particolarmente i tramonti; loro mi hanno sempre ricordato che un altro giorno era finito e una nuova notte stava per iniziare. L'alba mi affascina molto di più, e mi da molta più speranza. Amo gli inizi più dei finali.
Guardo il mare; ascolto il rumore delle onde che leggiadre danzano, improvvisamente torno alla sera prima, quando ancora ero spensierata e leggera. Ripenso alla proposta folle di Riccardo di tuffarci in mezzo al mare buio e addentrarci dentro fino a non avere più paura. Ripenso al mio incubo del pomeriggio e a quegli occhi color oceano che mi tenevano ancorata. Mi aggrappo a quegli occhi. Li cerco. Finché non li trovo davanti a me che mi fissano.
<<Che succede?>> domanda Riccardo vedendo il mio viso pensieroso.
<<Niente>> mento.
<<Non sei brava a dire le bugie>> si intromette mio fratello.
I due si guardano per qualche secondo, come se ora riuscissero anche a comunicare solo con gli occhi. Quella è una cosa solo mia e di Leo. Solo mia e di Ricky. Noi ci siamo detti molto di più in silenzio che non fa con tutte le nostre inutili parole.
<<Vado un attimo al bagno, torno subito>> dice mio fratello, lasciandomi sola al suo amico.
<<Mi dispiace per ieri sera>> dico non appena Leo si allontana da noi.
Mantengo un tono di voce basso per non correre il rischio che possa sentirci. Ma scopro essere del tutto inutile il mio tentativo di nasconderci.
<<Leonardo sa tutto. Avevo bisogno di confidarmi con qualcuno e.. beh, lui è il mio migliore amico. Mi dispiace averlo fatto>> confessa Riccardo.
Improvvisamente non mi dispiace più così tanto come l'ho trattato. È cretino? Come cavolo gli è saltato in testa di dire tutto? Una parte di me sperava che lo facesse ma ritenevo fosse una cosa troppo folle per succedere davvero. E invece no.. invece è stato così scemo da dire tutto per davvero. Ma la cosa che più mi sconvolge è che Leo sia così tranquillo e ci faccia stare persino insieme, da soli. Lo ha addirittura chiamato sta notte per raggiungerci a casa. Ma che sta succedendo?
<<Che problemi hai?>> controbatto cambiando il tono con cui avevo iniziato questa mini conversazione.
<<Di cosa ti dispiace? Stavi finendo di dire qualcosa prima.>>
<<Ora non mi dispiace più>> dico stroncando subito la sua curiosità.
<<Non mi merito questo atteggiamento. Ho sbagliato, è vero. Non riguarda solo me e avrei dovuto parlarne prima con te, ma certe cose escono in maniera naturale e io avevo bisogno di parlare con qualcuno>> dice, mettendo ben a fuoco le ultime parole.
Aveva bisogno.. cosa me ne frega a me di cosa aveva bisogno lui? Ne aveva bisogno per pulirsi la coscienza dopo che ieri pomeriggio si è scopato una ragazza e la sera era con me a limonarmi in spiaggia?
<<Mi fai ridere>> dico, emettendo una risata che tutto è fuorché divertita.
<<Se stai cercando una nuova scusa per trattarmi male e liberarti di me ti evito la fatica, me ne vado. Ho capito che non mi vuoi qui, perciò tranquilla tolgo il disturbo.>>
Si alza subito in piedi e non mi lascia neanche il tempo di rispondere. Si dirige verso la cassa e paga la colazione per tutti e tre. Non appena Leo esce dalla porta del bagno i due si scambiano due parole e mio fratello gli da una pacca sulla spalla per salutarlo. Sembra quasi che gli stia dando conforto. Ma da che parte sta anche lui? Riccardo si fa strada nel piccolo bar e se ne va via senza aggiungere neanche una parola. Non mi saluta nemmeno.
<<Andiamo a vedere l'alba in spiaggia?>> domanda mio fratello come se tutto questo fosse normale.
<<Ti sembra normale? No dico è tutto ok secondo te?>> domando ormai spazientita.
<<Non ho voglia di discuterne qui. Andiamo in spiaggia, tanto prima o poi ne avremmo dovuto parlare>> dice lui indicandomi l'uscita con la mano.
Decido di seguire la sua indicazione senza controbattere. Mi alzo e mi dirigo verso l'uscita. Neanche due minuti dopo siamo già con i piedi nudi sulla sabbia a camminare sulla spiaggia fredda.
<<Allora, inizio io o inizi tu?>> domanda Leonardo.
<<Inizia pure tu>> rispondo, curiosa di sapere cosa avrà da dirmi.
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𝕋𝕙𝕖 𝕎𝕒𝕣 𝕀𝕟𝕤𝕚𝕕𝕖
ChickLit𝕋𝕙𝕖 𝕎𝕒𝕣 𝕀𝕟𝕤𝕚𝕕𝕖 - 𝕝𝕒 𝕘𝕦𝕖𝕣𝕣𝕒 𝕕𝕖𝕟𝕥𝕣𝕠 (𝕡𝕣𝕚𝕞𝕒 𝕡𝕒𝕣𝕥𝕖) "𝒫𝓊ò 𝓃𝒶𝓈𝒸𝑒𝓇𝑒 𝒹𝑜𝓋𝓊𝓃𝓆𝓊𝑒, 𝒶𝓃𝒸𝒽𝑒 𝒹𝑜𝓋𝑒 𝓃𝑜𝓃 𝓉𝒾 𝒶𝓈𝓅𝑒𝓉𝓉𝒾. 𝒟𝑜𝓋𝑒 𝓃𝑜𝓃 𝓁𝑜 𝒶𝓋𝓇𝑒𝓈𝓉𝒾 𝒹𝑒𝓉𝓉𝑜, 𝒹𝑜𝓋𝑒 𝓃𝑜𝓃 𝓁𝑜 𝒸𝑒𝓇𝒸...
