Capitolo 51.

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𝓡𝓮𝓫𝓮𝓬𝓬𝓪

<<Che vuol dire che è meglio se restiamo qui?>> domando perplessa a mio fratello.

Improvvisamente una strana sensazione di ansia bussa alla mia porta. É come se avvertissi che tutto d'un tratto qualcosa di brutto sia imminente, pronto a travolgermi con sé e portarmi a fondo. Come sé quella breve felicità che mi ha accarezzato, leggiadra, fosse svanita nel nulla e avesse lasciato nuovamente spazio alla paura. Alla solitudine.. Sono confusa, e mi aspetto che mio fratello mi dia una spiegazione.

<<Senti Becca, non so che sta succedendo a Ricky ma forse è meglio lasciarlo un attimo tranquillo>> le parole di Leonardo sono come una doccia fredda in pieno inverno.

<<Che ti ha detto?>> domando, non riuscendo a contenere la tristezza che fuoriesce dai miei occhi.

<<Niente di chiaro o comprensibile. Solo che preferiva che non andassimo a prenderlo in ospedale. Non ha voluto neanche me..>> le ultime parole so che servono solo ad ammorbidire la dura realtà.

È ovvio che non voglia Leo, ma solo perché comporterebbe avere anche me. Ma cosa è successo in una sola notte? Perchè fino a ieri io e Riccardo sembravano finalmente felici insieme, come se ci fossimo trovati dopo una vita passata a cercarci, e ora tutto d'un tratto lui non vuole neanche vedermi? Che ho fatto di male? Cosa c'è che non va in me?

<<Non.. non capisco>> ormai non riesco più a contenere le lacrime. Mi lascio cadere sul pavimento, appoggiando la schiena alla parete alle mie spalle.

Leonardo viene subito in mio soccorso, si accovaccia accanto a me e mi prende il viso tra le mani.
<<Non è successo niente Becca, non fasciamoci la testa prima ancora di cadere>> prova a rassicurarmi.

<<É tutto finito, lo sento>> confesso a mio fratello, lasciando che le sue braccia trovino il mio corpo e mi stringano a se. Ma può  davvero finire qualcosa che non è mai iniziato?

<<Non dire così, non è vero.>> Mente. So che sta mentendo per farmi stare tranquilla. Ma anche lui avverte la stessa sensazione che ho io nel petto.
Quella che mi sta trafiggendo, lacerando.

<<Aveva detto che ero la sua tregua, la sua pace..>> piagnucolo tra i bicipiti di Leo, ricordando le parole di Riccardo del giorno prima.

<<Credevo che fosse sincero con me>> aggiungo dopo un po'.

<<Becca, ascoltami>> si allontana brevemente, ma solo quanto basta a poter instaurare un contatto visivo.
<<Stiamo traendo conclusioni affrettate, non credi? Perché invece di imparanoiarci, non andiamo a cercarlo?>>

<<Tu andresti a cercare qualcuno che non vuole essere trovato?>> domando furiosa.

<<Io credo che Riccardo abbia solo paura. Lui ti ha rincorso quando tu scappavi da lui. Forse ora tocca a te andargli incontro..>> rimango in silenzio a riflettere qualche istante su quello che ha appena detto mio fratello.

È davvero intelligente cavolo. Le sue parole mi danno coraggio e mi convincono che stare qui a piangermi addosso non serve a nulla. Sono forte, posso esserlo abbastanza per entrambi.

<<Hai ragione, da dove iniziamo a cercare?>> spunta sul mio volto un sorriso a trentadue denti, e Leo non può fare a meno di prendermi in giro.

<<Potremmo iniziare da casa sua? Mi sembra la cosa più logica>> consiglia.

No, sono certa che non sia a casa. Se vuole evitarmi di certo non tornerebbe qui, dove posso trovarlo facilmente. Ma è davvero giusto cercare qualcuno che non vuole vederti? Non è come invadere i suoi spazi? La sua privacy? Ma chi se ne frega degli spazi e della privacy. Al diavolo queste cose.

<<Riccardo è tutto fuorché logico.. più sembrerà scontato il posto in cui andremo a cercarlo, più sono sicura che lui non sarà lì>>  confesso, come se improvvisamente sapessi tutto di lui.

In parte, credo di non sapere nulla di Riccardo. Non abbiamo avuto così tanto tempo per conoscerci a fondo. Non so quale sia il suo gusto di gelato preferito. Se gli piace la pasta al forno o preferisce la lasagna. Come la mangia la pizza? Il suo alcolico preferito? Non so davvero nulla di lui. Ma ciò che so, è che siamo più simili di quanto io non abbia mai voluto ammettere.

So che ama l'alba più del tramonto, proprio come me.
Ama il mare, restare in silenzio ad osservarlo.
Ama il suono delle onde. Il colore del cielo che si mischia con l'acqua. Ama la linea sottile che li divide.
Perciò se dovessi scegliere un luogo in cui cercarlo, forse inizierei da lì. Lì dove può mettere a tacere il chiasso dei pensieri, dove può far annegare le sue paure. Lì dove i suoi occhi si mischiano con il resto e tutto trova un senso.

<<É al mare>> annuncio convinta, sollevandomi da terra e lisciando gli short stropicciati. <<Andiamo>> dico guardando Leo.

<<Becca>> dice rincorrendomi per le scale del palazzo, da cui sto già scendendo frettolosa.
<<Questo paese è sul mare, non credi che sia un po' vaga come indicazione per iniziare a cercare? La costa é lunga chilometri e chilometri>> gli sta già venendo il fiatone.

<<Dovresti fumare di meno, non reggi neanche due scale>> lo bacchetto, ignorando completamente la sua constatazione.

<<Il problema non sono le scale, ma stare dietro a te e i tuoi sbalzi di umore>> sorrido tra me e me. Prima o poi mio fratello impazzirà per venirmi appresso.

<<Lo sai che ti voglio bene anche io>> dico di tutta risposta.

Una volta fuori dal palazzo, inizio a camminare verso la strada che porta al mare. Leonardo mi viene dietro e nel frattempo smanetta sul cellulare. Poco dopo cattura la mia attenzione: <<il padre di Riccardo mi ha detto dove sono>> annuncia fiero.

<<Davvero? Quindi dove andiamo?>> domando impaziente.

<<Sono a Macchitella>> rimaniamo entrambi un po' perplessi. Macchitella è vicino se ci vai in macchina, ma a piedi è un po' di strada.

<<Che consigli di fare?>> chiedo un po' meno euforica.

<<Di rallentare il passo, altrimenti moriremo prima di arrivare>> mio fratello mi fa cenno con la mano di proseguire, e io lo ringrazio con tutta me stessa per assecondarmi sempre in tutto.

Passiamo la successiva mezz'ora abbondante a camminare, sotto il sole cuocente delle undici del mattino. Siamo sudati, stanchi, disidratati.
Ma finalmente siamo arrivati.

<<Ecco, lì c'è l'auto di Pietro>> indica mio fratello a pochi metri da noi.

<<Allora siamo arrivati>> commento felice.

<<Mi sembra di vederli>> qualche passo più avanti intravedo due maschi seduti su dei teli, e assomigliano proprio a Pietro e Riccardo.

<<Che dovrei fare ora? Andare lì e interrompere?>> adesso che sono qui, davanti a lui, improvvisamente non mi sento più tanto coraggiosa. Così come non sembra più una buona idea quella apparire dal nulla dopo che ha chiesto a Leo di non raggiungerlo in ospedale.

<<Stiamo facendo una cazzata. Una cazzata enorme. Non è il caso..>> aggiungo in preda a un attacco di panico imminente.

Come se Riccardo potesse sentirmi, cose se avvertisse la mia presenza qui, di scatto si volta verso di noi e subito riconosce me e il suo migliore amico.
<<Direi che è troppo tardi per tirarsi indietro>> commenta ironico mio fratello.

<<Cazzo>> mi porto le mani sulla faccia per coprirmi. Mi vergogno da morire e mi sento una perfetta stalker.
<<Sta venendo qui?>> domando, senza aprire gli occhi.

<<Ehm.. si. Sarà meglio che io vada, a dopo>> annuncia frettoloso Leo, lasciandomi senza preavviso sola.

Tolgo le mani dal viso e apro gli occhi per vedere se fa sul serio. Ma non appena apro le palpebre, l'immagine che ho davanti a me conferma esattamente quello che temevo. Leo mi ha lasciata sola. E ora davanti a me c'è Riccardo.

𝕋𝕙𝕖 𝕎𝕒𝕣 𝕀𝕟𝕤𝕚𝕕𝕖 Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora