Capitolo 55 (I). Domenica in villa

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Ilaria, una volta a casa, dalla scatola delle lettere riprese il fiocco che aveva cucito un tempo.

«Queste sono le nostre vite intrecciate...», lo baciò, lo passò al fratello, «mi spiace, non ho sciolto il nodo.»

«Perché anche io non te l'ho fatto sciogliere», Marco ne fece un altro ai due nastri della "I" e della "M", «sarò sempre intrecciato a te», le sorrise, «è la mia nuova promessa, anche quando tornerò da Anna», la baciò.

Dopo lo rimisero nella scatola insieme alla lettera di Anna, la richiusero e la rimisero al suo posto.

***

Il giorno dopo, domenica 31 agosto, presero l'autobus per S. Ilario dove arrivarono quasi a mezzogiorno.

«Se suono e risponde mia madre si arrabbia come l'altra volta», Marco, davanti al cancello, si girò, sorrise alla sorella, «tanto vale usare la mia chiave; se Luigi mi dice qualcosa, gliela restituisco.»

«Non credo...», Ilaria gli sorrise, «tuo suocero è come Anna, non ti toglie le chiavi.»

«Mah, magari ha cambiato i codici», Marco aprì uno sportellino posto sotto al citofono, digitò alcune cifre, ma sul display comparve la scritta: "Benvenuto", seguita da alcuni "bip" di conferma.

«Che ti ho detto?», Ilaria gli andò accanto. 

«Uffa...», Marco inserì la chiave, la girò, sentì lo scatto del portoncino pedonale, «per me Luigi è stato un padre e adesso...», lo aprì e sospirò, «entriamo su», si girò per chiudere, ma vide Ilaria ferma, «che fai, Ili? Entra, no?»

«Lo è ancora, ne sono sicura: scendi tu da solo; io posso tornare a casa», fece per tornare indietro.

«Ili, che c'è?», la prese per mano, la trattenne. 

«Luigi è per te un padre, ma per me no...», fece uno sguardo preoccupato, «penserà che ti ho sedotto.»

«No, sapeva benissimo della nostra promessa», Marco la fece entrare e chiuse il cancello, «Anna ha invitato entrambi, mi faresti fare una brutta figura se mi presentassi da solo.»

«Davvero?», cominciarono a scendere le scale. 

«Sì, Ili, farei la figura del bravo marito che ha lasciato l'amante a casa solo per salvare le apparenze.»

Laky aveva sentito il cancello aprirsi e stava salendo per vedere chi fosse; lenta, sia per il caldo che per l'età. Vide Marco e cominciò a salire più in fretta, «Laky! Come andiamo?», Marco si accucciò dandole coccole, «ci sono tutti sotto?», il cane con le sue feste sembrò rispondergli, "sì, padroncino, ci sono tutti, mancavate solo voi, scendete".

«Brava Laky», le diede un'ultima carezza, «vai di sotto a dire che siamo arrivati.»

Laky fece un "wof" di approvazione e scese. 

«Vedi Ili?», Marco si alzò, le sorrise, le diede un bacio veloce, «se anche Laky ci fa le feste», le prese la mano, «ci vogliono ancora.»

Scesero alcuni gradini, sentirono un tuffo e poi alcune voci. 

«Ehilà, Marco, Ilaria, tutto bene?», Walter, aveva visto Laky salire e scendere ed era uscito dalla terrazza, gocciolante.

«Sì, ciao Walter, ciao Sabina!», Marco e Ilaria sventolarono la mano in direzione dei lettini dove Sabina, seduta di fronte a un'altra ragazza, sembrava vedere un album di fotografie; un altro ragazzo era appena entrato in acqua e nuotava.

Sabina alzò il viso, e sventolò la mano in ricambio: «ciao Ilaria, ciao Marco!» 

«Ehi, Walter...», disse Marco appena si fu avvicinato, «sei tornato.» 

Dolore e perdono (Parte VIII: I fratelli amanti)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora