Capitolo 56 (VI). Il raccolto

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Marco e Ilaria, dopo un pranzo veloce, si divisero: Marco uscì per andare in villa; Ilaria aspettò il ritorno di Emanuele ingannando il tempo alla macchina da cucire e preparando qualcosa per cena, la loro prima a tre. Tuttavia era in ansia perché non sapeva ancora come avrebbe giustificato a suo figlio la presenza di zio Marco a dormire.

Provò a pregare, ma non sentì nulla; tuttavia la benedizione del parroco e la dichiarazione di Marco l'avevano commossa; il don le aveva prestato quei CD; non sapeva leggere le note, ma era intonata e aveva buona memoria, le imparò presto; ritornò a cantare, cosa che non faceva da mesi; cuciva, cantava e piangeva, ma era ritornata felice, almeno per un poco. Dopo un paio d'ore passate in quel modo, il campanello suonò.

Dalla finestra vide la macchina di Andrea parcheggiata di fronte, c'era solo Silvia al posto del passeggero; corse al citofono, aprì il portone e attese sul pianerottolo; dopo pochi secondi si sentirono i passi di Emanuele che correva su per le scale urlando: «mamma Iaia!»

«Piano, amore!» 

Emanuele non era tanto abbronzato, aveva preso la pelle chiara di Andrea, portava uno zainetto ed era vestito con pantaloncini, cappellino e una maglietta della Puglia.

«Mamma Iaia!», Emanuele continuò a fare gli scalini di corsa e si abbracciarono lì, di fronte alla porta di casa.

«Amore mio, quanto mi sei mancato», Ilaria lo strinse forte. 

«Mamma Iaia guarda!», Emanuele però era agitato, si staccò presto, si tolse lo zaino, lo pose a terra e lo aprì, «ho portato tante cose! Le ho prese con papà in spiaggia, guarda!», mise la mano dentro.

«Tesoro, un attimo, me le fai vedere dopo, non qui sulle scale», Ilaria guardò oltre il figlio, ma non c'era Andrea, non sentì i suoi passi, anzi, sentì il portone chiudersi, «ma non è venuto papà con te?», gli chiese.

«No, mi ha detto di salire da solo.» 

«Un attimo tesoro.» 

Ilaria corse in casa e andò al balcone in cucina; Andrea stava ancora scendendo i gradini.

«Andrea!» 

«Sì, che c'è Ilaria?», Andrea si voltò, fumava la pipa, tranquillo. 

«Non sali a salutarmi?» 

«Ilaria, su!», Andrea sbuffò un po' di fumo, annoiato, «che salgo a fare? Tutto quello da dire te lo posso dire anche per telefono, no?»

«E ma, Silvia, anche tu?» 

«Ilaria, facci andare», Silvia rispose senza quasi voltarsi, sempre seduta in macchina, «siamo tornati ieri da un lungo viaggio, dobbiamo sistemare casa, io domani lavoro...»

«Ciao papà! Ciao mamma Silvia!», Emanuele salutò con la mano dietro la ringhiera.

«Oh, amore, sei entrato», Ilaria gli pose una mano sulla testa 

«Ciao amore, a presto», disse Silvia dal finestrino, sventolando la mano. 

«Ciao piccolo, stai con Ilaria, va bene?», Andrea lo indicò con la pipa. 

«Sì, papà, le voglio far vedere tutto!» 

«Va bene», Andrea sorrise e poi, serio a Ilaria, «Vedi? Ti racconterà lui tutta la vacanza, io non ne ho voglia.»

«Va bene, Andrea...», Ilaria disse, un po' dispiaciuta, «vieni a riprenderlo dopodomani, come sempre?»

«Sì, ricordati che domani c'è il centro estivo dalle suore, così non hai problemi per il lavoro, è tutto pagato..»

Dolore e perdono (Parte VIII: I fratelli amanti)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora