La mattina dopo, sabato sei settembre, sul presto, Marco andò in via Luccoli per guardare Elena; Anna era di turno al mattino; aprì con le sue chiavi, in sala non c'era nessuno; «micia?»
«Gattino, siamo già in cucina», la voce di Anna rimbalzò chiara dal piano di sopra.
Marco salì le scale di corsa, c'era un buon aroma di caffè.
«Papà», Elena si era tolta di bocca il biberon, «Elena latte bicotti buoni.»
«Ciao cucciola», Marco le diede un bacio, «ciao micia.»
Anna era davanti al gas, «ciao gattino.»
«Hai fatto nanna stanotte?»
«Sì papà», Elena puntò il dito verso Anna, «mamma Elena nanna.»
«Ha voluto dormire con me, gattino.»
«Certo, brava, hai fatto bene...», Marco andò verso Anna.
Elena gli puntò il dito, «papà nanna zia Ilaia» e poi riprese il biberon come se niente fosse.
Marco rimase per qualche secondo immobile, «micia, ma...»
«Eh gattino», Anna storse la bocca, «ieri sera faticava a dormire, l'ho presa con me, ha visto che mancavi e chiedeva...»; spense il gas, girò il caffè nella caffettiera, vide Marco immobile, «non fare quella faccia; le ho detto solo "papà dorme con zia Ilaria".»
«Zia Ilaia bava», Elena aveva posato il biberon a metà, «papà no nanna mamma, papà nanna zia Ilaia.»
«Sì cucciola», Marco si sedette a fianco a lei, le carezzò il capo, «papà per un po' dorme con zia Ilaria; ma viene sempre da te.»
«Zia Ilaia vetito bello», rimise in bocca la tettarella.
«Sì, amore, la zia ha già preso la stoffa per fartene un altro.»
«Un po' di caffè gattino?», Anna aveva portato in tavola la caffettiera e due tazzine, cominciò a versarlo.
«Oh, sì, micia, grazie», la "caffettiera Tivoli" lo faceva bene e Marco non diceva mai di no, si alzò, le diede due baci sulla guancia, «ho ancora sonno e un altro lo prendo volentieri»; lo bevve caldissimo, al suo solito; «ah, grazie, ci voleva.»
Elena era intenta a finire il biberon senza dare attenzione ai genitori.
Anna invece, girava il suo per farlo intiepidire, disse sottovoce: «scusami, ma glielo dovevo dire, non è comunque arrabbiata con te, lo vedi.»
Marco le prese la mano; «hai fatto bene, è più di una settimana che manco, era ovvio che prima o poi lo chiedesse.»
«Non starci però male.»
Marco sospirò: «sono io quello in difetto.»
«Sì, ma siamo sposati, se stai male tu sto male anch'io.»
«Elena latte bono!», Elena posò il biberon vuoto; fece un gran sospiro.
«Ancora, amore?», Anna chiese, non con molta insistenza, «è già il secondo», disse sottovoce.
«Batta latte, popotamo cololo bello vado...», si volle liberare dal seggiolone rimanendo in bilico, Anna fece uno scatto per andarla a prendere.
«Faccio io», Marco si alzò, le pulì la bocca e la prese in braccio.
«Vuole finire di colorare il libro in sala.»
«Va bene, andiamo», Marco vide nel lavandino ancora il piatto e la pentola della cena (Anna non amava molto lavare), «micia, lascia tutto lì, poi mi arrangio io.»
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Dolore e perdono (Parte VIII: I fratelli amanti)
General FictionUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...