Capitolo 57 (II). Conseguenze amare

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Andrea bussò allo studio di Giorgio poco dopo. 

«Avanti.» 

Andrea e Silvia entrarono. 

«Papà, ma perché hai mandato Gianni? Bastavo solo io, no?» 

«No, Andrea, vieni anche tu, Silvia, accomodati», Giorgio indicò le due sedie, si prese un amaretto dal piattino; «c'è caffè caldo e dolcini: servitevi, ho bisogno che mi ascoltiate belli svegli.»

«Oh, i baci di dama!», Silvia guardò il piattino e ne prese subito uno, «grazie signor Giorgio!», lo mangiò in un boccone, «che bontà!»

«Beata te, Silvia, che li puoi mangiare, io mi dovrò limitare a questo, ma me lo farò durare», gli diede un piccolo morso, anch'egli fece un'espressione di piacere, pose la metà avanzata sul piattino, «come la nostra vittoria.»

«Di quale vittoria parli, papà? Quella di fare l'accordo?», Andrea non aveva preso dolci, non si era versato caffè.

«Al contrario; quella di non fare l'accordo», Giorgio unì le mani di fronte a sé, fece un gran sorriso.

«Cosa? Torniamo indietro?», Andrea aprì gli occhi sorpreso, prese la mano di Silvia che aveva fatto uno sguardo preoccupato, gliela strinse.

«Tutt'altro», Giorgio prese l'altra metà dell'amaretto sul piattino, la mangiò lentamente.

«Ma io ero convinto di avere ormai Emanuele.» 

«L'avrai, anzi...», si era girato verso Silvia con un viso rassicurante: «l'avrete.»

«Senza firma?» 

«Senza firma...», i suoi occhi luccicarono, «o, meglio, senza quell'accordo.» 

Silvia era sbiancata; si tenne la destra sopra il cuore, «signor Giorgio, non mi illuda, la prego», le era venuto il fiatone, indicò il thermos più piccolo, «è decaffeinato, vero?»

«Silvia, ti prego, prendi l'altro», l'avvocato le disse, paterno, «ti voglio sveglia.»

«Sono già abbastanza sveglia.» 

«Ma papà, senza accordo si va in causa...» 

«Niente causa, Andrea», Giorgio prese una cartellina che aveva a lato, ne estrasse alcune fotocopie, si mise gli occhiali da lettura, scorse con l'indice alcune tabelle, «lo spero per loro», fece un sorriso che assomigliò a un ghigno.

«Ma non hai sentito Emanuele? C'è Marco che vive con loro!» 

Silvia beveva intanto a piccoli sorsi il suo caffè bollente, amaro. 

«Certo, per quello vi ho chiamati qui», Giorgio prese un evidenziatore, continuò a scandire una tabella.

«E non ti ha fatto impressione?» 

«mh mh», Giorgio commentò a bocca chiusa, «abbastanza», prese un punto e lo evidenziò.

«Solo?», Andrea si prese un cioccolatino, cominciò a scartarlo. 

«Quasi schifo direi», Silvia posò la tazzina vuota, «non credo che Ilaria faccia dormire il fratello nel divano! Ma non possiamo fare nulla?»

«Nulla per ora», Giorgio prese una busta bianca dalla cartellina, formato A4, la aprì un poco, conteneva anche fotografie, controllò che ci fosse tutto, vi inserì il foglio con la scritta evidenziata.

«Quindi glielo dobbiamo dare alla mamma, anche se ha il fratello amante in casa?», Andrea buttò la stagnola sul vassoio.

«Certo», Giorgio leccò la busta, la chiuse, la pose di fronte a lui, «forse ti può consolare il fatto che sarà mamma ancora per poco», si tolse gli occhiali da vista, pose le mani su quella busta, «tu sei pronta, Silvia?»

Dolore e perdono (Parte VIII: I fratelli amanti)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora