«Come un cerchio?», Marco aveva intuito, ma aveva paura a dirlo, «uno si merita una cosa semplicemente perché la vuole?»
«Quasi, Marco», Luigi gli pose una mano sul ginocchio, «non perché lo voglia, ma perché gli è stata data per sempre»; lo guardò negli occhi, «ecco l'assurdo, più vale e più non la si può buttare via, come quell'oliva poco fa.»
«Mi ritorna indietro.»
«Bravo! Che ne dici?»
Marco pensò al cancello, si toccò i pantaloni; le chiavi di quella villa meravigliosa erano ancora in tasca sua; «non so che dire...»
Luigi l'aveva visto toccarsi la tasca; senza sapere con certezza che lì tenesse le chiavi capì che Marco ci stava pensando e lo lasciò riflettere un poco.
Nel frattempo Laky si alzò, aveva visto un movimento nella siepe accanto alla recinzione e andò a controllare; ogni tanto il gatto dei vicini invadeva l'uliveto e non è che fosse così contenta anche se, in genere, tutto finiva solo in corse, soffiate e ringhi da entrambe le parti, tanto per scena.
«Forse hai ragione», Marco lo guardò in volto, malinconico, «ma non capisco bene.»
«Certo, lo so che non capisci, Marco; nella tua vita ci sono stati "per sempre" che poi non lo sono stati», Luigi era sereno, ormai il colloquio aveva preso la direzione voluta, «tanto che adesso, quando ne hai uno, non lo sai riconoscere.»
«Davvero, Luigi?»
«Sì, Marco, sta qui il tuo problema, adesso», il dottore lo guardò con aria afflitta, «il primo "per sempre" che hai perso è stato quello di tuo padre, e poi, subito dopo, anche tua mamma non è stata più "per sempre", vero?»
«No, Luigi, hai ragione e questa è stata la parte più dolorosa anche se a mamma non glielo dico.»
«Perché stavi da solo in casa.»
«Sì, lei doveva lavorare...», Marco sospirò e lanciò quel filo d'erba, «e io mi arrangiavo: avevo le costruzioni, la TV, i fumetti, qualcosa facevo.»
«Soffrivi?»
«Mah, Luigi, sembrava poi naturale: avevo le chiavi perché la mamma lavorava, non c'era un perché; si, vabbè, mia mamma diceva che il papà era via, era nata Ilaria, ma non facevo tante domande: un bambino si adatta a tutto.»
Luigi gli toccò la spalla, gli sorrise: «anche a perdere due "per sempre" nel giro di poco tempo.»
«Sì, ma sai...», Marco suo malgrado gli sorrise, «all'epoca ne andavo quasi fiero.»
«Di cosa?»
«Di avere le chiavi di casa, se i miei amici suonavano c'era qualcuno, io no; dovevo aprire, all'epoca mi sentivo importante, ma ora provo solo compassione.»
Luigi alla parola "chiavi" ripetuta ebbe la certezza del cruccio di Marco, «avevi perso due "per sempre" e in cambio avevi avuto delle chiavi in tasca», gli indicò i pantaloni.
«Sì, è così, eppure ho vissuto; ce l'ho fatta.»
Luigi capì come fare; se c'era un modo per far sì che Anna riavesse il suo gattino era proprio prenderlo in quel punto antico precedente al nodo stretto con la sorella.
Laky tornò dal suo giro trionfante: il gatto dei vicini o si era spaventato o non c'era, andò dal dottore per prendersi la meritata coccola per aver salvato la villa dall'invasore.
«Brava Laky», il dottore la vide con la lingua penzoloni, affannata, le diede una carezza, «ora riposati però, non sei più una cucciola.»
Il cane non se lo fece dire due volte, si accucciò ai suoi piedi, lieta del complimento.
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Dolore e perdono (Parte VIII: I fratelli amanti)
General FictionUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...