Capitolo 56 (IV). Il raccolto

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Marco aveva ragione: messa a letto, Elena si addormentò immediatamente; la svegliò alle quattro per portarla in via Luccoli dalla suocera la quale gli rinnovò l'invito a pranzo per il giorno dopo, dopodiché ella e la bimba andarono in ospedale a prendere Anna ed egli tornò da Ilaria per il loro secondo fine settimana; avevano tutti i loro riti di fratelli, che ripresero.

La mattina dopo, sul presto, erano già in cucina; Ilaria preparava caffè e tè, Marco era uscito poco prima a comprare il quotidiano con un inserto interessante sulla scienza e, nell'attesa, lo stava leggendo sgranocchiando biscotti alla cannella e cacao fatti in casa, altra abitudine che Ilaria aveva ripreso.

Solo per questo e poco altro Marco usava i suoi soldi mentre Ilaria continuava a mantenerlo in tutto il resto.

«Marco mio», Ilaria posò la caffettiera, gli toccò il braccio: «mi accompagneresti in chiesa, prima di andare in villa?»

«Ma dai, Ili!», Marco alzò lo sguardo dall'inserto, le sorrise, «vuoi veramente confessarti?»

«Non è proprio un confessarmi», Ilaria gli prese la mano, la baciò, «non sono pentita.»

«E allora?», Marco alzò le spalle, versò il caffè per entrambi, «se non sei pentita cosa andiamo a perdere tempo?»

«Perché io sono perduta», Ilaria bevve un poco di caffè amaro, «ma almeno non voglio che tu mi segua.»

Marco bevve tutto d'un fiato il suo caffè caldo, sospirò, «certo che con una sorella fissata con la religione, l'incesto diventa un senso di colpa continuo.»

«Io non sono fissata, è che...» 

«Ili, dai, non te la prendere», la baciò, «ma ne abbiamo già parlato: se tu sei una sorella che dorme col fratello io sono un fratello che dorme con la sorella; fattene una ragione, andremo all'inferno insieme.»

«Non dirlo...», Ilaria cominciò a lacrimare. 

Marco si prese un altro biscotto: «e perché? Spero solo di star vicino a te nel quinto a far compagnia a Paolo e Francesca, anche se probabilmente Minosse mi getterà nel Cocito con Ugolino visto che ho tradito Anna.»

«Ma non è più un tradimento se ti penti»; Ilaria gli tenne le mani, strette, a capo chino, gliele baciò, il suo crocefisso appeso al collo toccò il tavolo, gli succhiò il pollice mentre i suoi capelli si spandevano sui suoi polsi, «sono io che non mi so staccare da te!»; appoggiò le mani di Marco al suo petto, «io la perduta!»

«Ah, sono cose vecchie», Marco sbuffò, le andò dietro la schiena, «Eva tentatrice dà la mela ad Adamo, bla bla», con una mano le alzò il mento, la baciò, «siamo andati più avanti, sai?» e poi fece scendere una mano nella scollatura del suo vestito.

«Dici, Marco mio? ah», Ilaria inarcò la schiena. 

«Dico, com'è possibile pentirsi di questo?» 

«Ma sono io che...» 

«Tu niente, sono io che sto facendo adesso.» 

«Ma anche io!», Ilaria lo prese dalla nuca, lo avvicinò, gli morse il labbro, «io ti tento, non so staccarmi», si alzò, gli diede un bacio.

Marco la sollevò e la mise sul banco, il giornale con l'inserto cadde per terra, «e io non voglio staccarmi, lo capisci?», le prese entrambi i polsi e li appoggiò al mobile sopra la sua testa.

«Ma se tu torni da Anna?», Ilaria lo guardò supplicante, ma nello stesso tempo gli avvolse le gambe dietro la schiena e lo avvicinò a sé.

«Non importa!», Marco la spinse con il suo bacino contro la parete, con una mano continuò a tenere le sue sopra la testa, con l'altra le tenne il mento, la baciò, «non possiamo più tornare indietro!»

Dolore e perdono (Parte VIII: I fratelli amanti)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora