Capitolo 55 (IX). Domenica in villa

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«Ti sto facendo soffrire inutilmente.» 

Anna lo guardò qualche secondo in silenzio; Elena, dal suo respiro, era addormentata; si girò varie volte togliendosi la copertina da dosso, ma faceva caldo; forse già sognava: la sua mano volle afferrare qualcosa, probabilmente il suo pupazzo che le era scappato.

Marco aggiunse, ormai a voce normale: «e tra l'altro soffro anch'io, ma non cerco una giustificazione»; gliel'avvicinò rimanendo poi con le mani sulla sbarra.

Elena lo afferrò senza svegliarsi, portandolo vicino al viso, il suo respiro divenne ancora più profondo.

Anna pose la sua mano sinistra sopra la destra del marito: 

«Non è inutilmente.» 

«No?», Marco la guardò nella penombra della stanza, soffriva, ma aveva la forza di sorridergli e di stargli accanto.

«No, non è inutile se mi fa riscoprire quanto sia importante l'averti incontrato», Anna gli strinse la mano, vide il suo sguardo andare di nuovo alla foto di Mykonos, «e se lo fa scoprire anche a te è utile due volte.»

Marco fu catturato da quel sorriso, colto in un istante; provò a immaginare i pensieri di quell'Anna in viaggio di nozze; «anche se tu...», rimase a vederla.

«Anche se. Sì», Anna lo riportò alla realtà, gli carezzò la mano, «gattino, guardami.»

Marco si girò, «ma io...» 

Anna gli sorrise, ma poi si voltò verso quella foto, «lo so a cosa stai pensando; non hai segreti per me», andò a prenderla, si sedette sul letto, gli fece un cenno al suo fianco, «Elena ormai dorme, vieni, siediti qui.»

Puntò poi sé stessa nella foto: «anche se io avessi saputo quello che mi stava aspettando cosa avrei fatto? È questo che volevi chiedermi?»

«Sì, ma...», Marco improvvisamente ebbe un altro ricordo, anch'egli puntò il dito sulla foto, «questa camicetta, non è quella che...», ebbe altre immagini: un ristorante sulla spiaggia, i tavoli illuminati da candele proprio di fronte ai mulini, un piatto di zuppa di pesce e calamari, gli ombrelloni mossi dal vento, il cameriere italo-greco, il violinista che suonava una colonna sonora malinconica presa da un film famoso.

«Sì, certo, è proprio quella sera in cui ti ho detto...» 

Era quella sera in cui Anna aveva macchiato quella camicetta; ma avevano riso, come se fosse di buon augurio; finita la cena erano ritornati in albergo felici, correndo tra i vicoli del paese per l'impazienza di stare soli in due; Anna correva e si teneva il cappello in testa per il vento e, una volta in camera, Marco, memore del suo passato scout, si era adoperato a smacchiarla nel lavandino mescolando shampoo, bagnoschiuma e dentifricio ottenendo un risultato persino decente; gliel'aveva mostrata orgoglioso («micia, guarda, come nuova!») e a quel punto Anna gli aveva detto:

«...che ero così contenta di averti sposato; con i tuoi modi di fare un po' rustici, da ingegnere scout, ma amorevoli; che ti vedevo anche genitore e che, appena fossi entrata nella scuola di specializzazione, avrei voluto rimanere incinta»; guardarono poi Elena in silenzio per qualche secondo; «e così poi è stato.»

Marco si appoggiò alla spalla di sua moglie, tenendo ancora il dito sulla camicetta dove di lì a poco Anna si sarebbe macchiata, «già, così poi è stato», sospirò.

Era proprio quella sera, non che l'avesse rimosso, ma proprio in quel momento se l'era ricordato; un altro motivo per cui quella foto era così importante.

Elena intanto dormiva tranquilla, ignara che doveva la sua esistenza a una macchia di pomodoro e olive fatta a Mykonos tre anni prima.

«Eppure?», Marco rimase fermo su quella foto. 

Dolore e perdono (Parte VIII: I fratelli amanti)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora