Andrea e Silvia trovarono Gianni in sala con la TV accesa a basso volume; appena li vide si alzò.
«Signor Andrea, tutto bene; Emanuele non si è mai svegliato.»
«Grazie Gianni, vai a riposarti anche tu, grazie di tutto.»
Gianni uscì e andarono a vederlo; dormiva tranquillo, scoperto, era ancora inizio di settembre; Silvia, però, gli tirò su il leggero copriletto in cotone e disse sottovoce: «dormi, figlio mio, la tua tomba ora è veramente vuota», lo accarezzò, rimettendogli a posto la frangetta, «non ci riesco ancora a credere, caro, ma come faremo con la madre?»
«Già, Ilaria», Andrea lo guardò meglio, certamente gli somigliava, ma in quel momento vide alcuni tratti della madre, la fronte alta, il naso piccolo un po' a punta, la stessa forma del mento; anche la mano appoggiata al cuscino era di parte materna, dita lunghe e sottili, da futuro sarto, o comunque una persona che userà le mani per lavoro, «le togliamo un figlio con un rimorso che ci perseguiterà.»
«Ti fa paura?», Silvia aprì le tende perché si svegliasse al mattino con la luce.
«Beh, a chi non lo farebbe? Papà può indorare la pillola, vent'anni non è un ergastolo, ma quasi, per te è un Emanuele vivo, per lei sarebbe morto.»
«Te lo scordi che sta facendo?»
«No, ma — incesto o meno — quella è comunque la mamma», tirò fuori la pipa, «andiamo in camera, però? Ho bisogno assolutamente di fumare.»
Erano le dieci e mezza passate, ma, tra il caffè e l'agitazione, nessuno dei due aveva sonno; si spogliarono in silenzio e Andrea in pigiama cominciò a caricare la pipa seduto in poltrona.
Silvia, in camicia da notte, si sedette sul bordo del letto di fronte a lui; mentre aspettava che il marito caricasse la pipa e riprendesse il discorso, dondolava i piedi guardandosi la pedicure di un bel color rosso mattone che aveva fatto al pomeriggio.
«Come diventano grandi, sembra ieri che abbiamo cominciato l'asilo.»
Le aveva detto Martina, mamma di Mattia, uno degli amichetti della materna con il quale Emanuele avrebbe cominciato la prima. Erano sedute fianco a fianco dall'estetista, ella era arrivata prima e aspettava che lo smalto si asciugasse.
«Eh sì, non mi sembra vero che mio figlio abbia già...», una piccola pausa, «sei anni.»
Silvia aveva risposto mentre la ragazza le stava mettendo i piedi a bagno; in quella pausa stava per dire "dodici", ma subito si era corretta.
«Ah, è vero, siamo venuti alla sua festa; a maggio vero?»
«Sì.»
«È già grande, Mattia li farà a novembre, il giorno di San Martino, un bel regalo per il mio onomastico.»
"Anche il mio li avrebbe fatti a novembre...", Silvia aveva pensato, ma subito dopo aveva rimosso il pensiero e invece aveva detto: «bello il segno dello Scorpione, anche io lo sono.»
«Sì, è un bel segno, di filosofi e scienziati, invece il tuo è un gemelli, sarà un peperino come l'altra mia figlia.»
«Oh sì», Silvia aveva riso, «mio figlio è sempre in movimento e con una lingua che non finisce più!»
«Proprio come Katia allora, ha tre anni e non la riusciamo a fermare, parlerebbe anche mentre dorme.»
"Mio figlio", aveva detto tante volte quella mattina; così come tante volte in quegli anni aveva detto "il mio Emanuele", "il mio tesoro", "il mio bambino" senza farci più caso.
Sebbene le suore l'avessero chiamata fin dal principio "signora Silvia", Martina e le altre mamme non si erano più posta la questione; dopo un iniziale congetturare in sua assenza sulla vera natura del rapporto fra lei ed Emanuele, si era immaginato un affido o un'adozione "leggera" in cui ci fosse ancora un legame con la mamma biologica; si pensava che "quella bella ragazza" (così veniva chiamata Ilaria) non potesse tenere il bambino per questioni economiche o legali: alcune la pensavano addirittura minorenne. Silvia, così simile per cultura, aspetto e lignaggio, per loro era la madre di Emanuele di fatto, se non di diritto, e, dopo un po', anch'esse non vi avevano più badato.
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Dolore e perdono (Parte VIII: I fratelli amanti)
General FictionUna storia di sofferenza e redenzione, una passione ostinata e proibita, tre famiglie coinvolte, trent'anni di storia. Marco e Ilaria, due fratelli divisi da quasi mille chilometri si rincontrano per il funerale del loro padre. Così diversi e così s...