35-Angelica

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«Amanda hai segnato tutto?»
Mi porto alla bocca un chicco d'uva e spingo subito via il vassoio ricolmo di leccornie. Il tutto, sotto lo sguardo contrariato della governante.
Non mangio molto, anzi, non mangio per niente. Per tale motivo, mio padre ha dato delle direttive ben precise alla governante, quindi ogni mattina resta accanto a me mentre faccio colazione.
Il fatto è che non la faccio mai.
«Certo, signorina Angelica».
Approfitto dell'ennesimo weekend in cui sono senza genitori per organizzare una mega festa in maschera. Proprio qui a casa mia.

«Ha già scelto il tema?»
Amanda ha una penna in una mano e nell'altra un taccuino su cui prende nota. Attende solo le mie istruzioni, come sempre.

«Un classico che non stanca mai...» attorciglio una ciocca nera intorno all'indice.
«... parlo degli anni 30'».
Sarà stupendo, me lo sento.
«Perfetto, farò...»
La interrompo alzando una mano mentre sollevo il mento.
«Che cos'è questo frastuono di primo mattino?» Mi alzo subito dalla sedia e scosto le tende della grande vetrata che affaccia sul giardino.

«Il giardiniere sta tagliando l'erba, gliel'ha ordinato suo padre prima di partire».
Mi spiega Amanda, prima di riportare in cucina i vassoi, così come li aveva preparati.

«Sì, ma adesso lui non c'è», dico a me stessa.
Mi do una rapida occhiata allo specchio ed esco fuori per raggiungere il giardiniere rompipalle.
Quando lo raggiungo, lui è di spalle, quindi non si accorge della mia presenza.
«Scusami». Picchietto con un dito la spalla della causa del mio mal di testa.
L

ui spegne l'attrezzo da giardino, che non so come diavolo si chiami, si toglie le cuffie dalle orecchie e si gira verso di me.

Le sue iridi sono di un verde smeraldo che non avevo mai visto, sembrano due diamanti illuminati dalle prime luci del mattino. Quando i miei occhi si posano sulla canotta bianca appiccicata al suo fisico scolpito, per un attimo perdo l'uso della parola.
«Sto lavorando, non vedi?» Me lo dice con lo stesso tono di quando una cosa è così ovvia che solo uno stupido non se ne accorgerebbe.

«Ti sento, più che altro. Potresti evitare di fare tutto questo casino alle sette del mattino?»
Di primo mattino non amo sentire neanche la mia voce, figuriamoci un fracasso del genere.

«Oh, la figlia di papà è abituata a dormire fino a mezzogiorno?» Solleva l'angolo della bocca verso l'alto e si rimette le cuffie, ma io gliele sfilo di nuovo.
«Non toccare le mie cose», mi avverte serio, strappandomi le cuffie di mano.

«Ti sto parlando!» Alzo la voce e stringo i pugni lungo le gambe.

«No tesoro, tu dai stai dando ordini come se fossi una cazzo di regina!»
Sbatto le ciglia più volte dinanzi alla rabbia delle due parole.
Ci sono rimasta malissimo, lo ammetto. Difficile che io non replichi, ma stavolta non ci riesco.

«Io non...»
«... lascia stare, tanto devo uscire tra mezz'ora». Dico alzando le mani in aria, mentre mi volto di spalle per andarmene, piena di lui dopo due secondi.

«Ecco, brava». Mi risponde con un tono spavaldo che mi fa saltare tutti i nervi.
Quindi ritorno indietro e gli punto un dito sul petto.
«Tu non mi parli in questo modo in casa mia!» Alzo la voce, mentre lui mi osserva dalla testa ai piedi con uno sguardo quasi sprezzante.

«Altrimenti cosa? Mi fai licenziare da papino?» Incrocia le braccia sul petto in attesa che gli risponda.

«Scommettiamo?»
Non lo farei mai, ovviamente.
Non sono quel tipo di persona anche se posso sembrarlo quando mi sento attaccata, come in questo caso.

Broken Glass -  1 - 2- 3Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora