35-Angelica

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<<Amanda hai segnato tutto?>> Mi porto alla bocca un chicco d'uva, spingendo subito via il vassoio ricolmo di leccornie, il tutto, sotto lo sguardo contrariato della governante.
<<Certo, signorina Angelica.>>
Approfitto dell'ennesimo weekend in cui i miei genitori mi lasciano da sola per organizzare una mega festa in maschera.

<<Ha scelto il tema?>>
Amanda ha una penna in una mano e nell'altra un taccuino su cui prende nota.

<<Anni 30'.>>
<<Perfetto, farò...>>
<<Che cos'è questo frastuono di primo mattino?>>
Mi alzo dalla sedia e scosto le tende della grande vetrata che affaccia sul giardino.

<<Il giardiniere sta tagliando l'erba, gliel'ha ordinato suo padre prima di partire.>>
Mi spiega Amanda, portando in cucina i vassoi così come li aveva preparati.

<<Sì, ma adesso lui non c'è>> dico a me stessa prima di raggiungere il giardiniere.

<<Scusami>> picchietto con un dito la spalla della causa del mio mal di testa.

Spegne l'attrezzo da giardino, che non so come diavolo si chiami, si toglie le cuffie dalle orecchie e si gira verso di me.
Le sue iridi sono di un verde smeraldo che non avevo mai visto, sembrano due diamanti illuminati dalle prime luci del mattino.
Quando i miei occhi si posano sulla canotta bianca appiccicata al suo fisico scolpito, per un attimo perdo l'uso della parola.
<<Sto lavorando, non vedi?>>

<<Ti sento più che altro, potresti evitare di fare tutto questo casino alle sette del mattino?>>

<<Oh, la figlia di papà è abituata a dormire fino a mezzogiorno?>> Solleva l'angolo della bocca verso l'alto e si rimette le cuffie, che gli sfilo di nuovo.
<<Non toccare le mie cose>> mi avverte serio.

<<Ti sto parlando!>>

<<No, tu dai ordini, che è diverso.>>

<<Io non...>>
<<... lascia stare, tanto devo uscire tra mezz'ora>> Dico alzando le mani in aria.

<<Ecco, brava.>> Mi risponde con un tono spavaldo che non mi piace per niente, quindi torno indietro e gli punto un dito sul petto.

<<Tu non mi parli in questo modo in casa mia!>> Alzo la voce e lui mi osserva dalla testa ai piedi con uno sguardo quasi sprezzante.

<<Altrimenti cosa? Mi fai licenziare da papino?>>
Incrocia le braccia sul petto in attesa che gli risponda.

<<Scommettiamo?>>
Non lo farei mai, ovviamente.

<<Voi figli di papà, siete tutti uguali.>>
Scuote la testa come se avesse visto e rivisto questa scena un milione di volte.

<<Io non sono uguale a nessuno.>>
La spallina del mio pigiama rosa in seta scivola sulla spalla mentre mi agito.

<<E te lo dimostro. Domani sera darò una festa a tema, ritieniti invitato e porta chi vuoi.>>

<<Pensi che sia uno che vada alle feste dei ricconi?>>
Mi guarda con la sua faccia da schiaffi.

Broken Glass - 1 - Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora