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canzoni per il capitolo:
Story of my life - One direction
Haunted - Beyoncé
You found me - The Fray

"Tyler?!" gridai. "Apri! So che sei in casa, c'è la tua macchina qui fuori!"

La porta d'ingresso si aprì solo in quel momento. Sbucò da dietro di essa, con indosso una maglietta vecchia e dei pantaloni corti e... un guanto di latice nella mano destra.

"Ma che stavi facendo?!" esclamai. "Non dirmi che la tua missione germofobica non è ancora finita!"

"Non la smetterai con questa storia, vero?" sbuffò, aprendo il cancello da tasto interno automatico. "Cosa ci fai qui?"

"Ciao anche a te." borbottai, entrando in casa sua. L'odore sgradevole del giorno precedente era completamente sparita. Anzi, al suo posto c'era un buonissimo profumo di pulito.

Lui si diresse in cucina imbronciato. Si tolse anche l'altro guanto, gettandolo nel contenitore per la spazzatura e si lavò le mani.

"Te l'ho detto ieri che non ti avrei lasciato solo."

"Non sono un bambino." mi fece notare, puntiglioso. "E continuo a non aver voglia di parlare." aggiunse, scontroso.

"Conosco la sensazione che provi." dissi, sospirando. Lui mi lanciò un'occhiata furtiva. "Prima... prima che i miei genitori mi prendessero con loro provavo molta rabbia verso le persone che mi hanno data al mondo e poi lasciata in balia del mio destino. Lo sai che ero rimasta in casa, da sola, per ore? Ero solo una neonata. E piangevo. Se non fosse stato per la vicina di casa che mi aveva sentita e chiamato chi di dovere, forse sarei persino morta lì. Sono venuti a prendermi e da quel giorno non li ho più visti; non che me li ricordi eh, ero troppo piccola per capire. Mi sono sempre chiesta perché; perché non mi volessero, perché non potessi avere quello che vedevo in giro, attorno a me, che leggevo nei libri e vedevo nei film. Per tanto tempo la rabbia è stato il sentimento più forte che ho provato e covato. Li ritenevo dei mostri, proprio come te, perché mi avevano costretta ad una vita che non mi piaceva, più delle volte triste. E nonostante ora io abbia una famiglia unita, mi porto sulle spalle una bella collezione di traumi che mi hanno lasciato. La convinzione che chiunque mi abbandonerà, il dissociarmi mentalmente in certi momenti e inquinarmi la mente..."

Lo sguardo di Tyler sembrò... addolcirsi. Socchiuse gli occhi e abbassò le ciglia scure.

"Fa ridere, no? Adesso che ho ciò che desideravo non riesco neanche a godermelo pienamente perché non riesco a liberarmi del peso che mi si è gettato sopra per anni... che ironica la vita." commentai, sarcastica.

"No, non fa ridere." obiettò, a bassa voce.

"Sono grata per ciò che ho, eh! Non sto dicendo quello. Non ho mai dato niente di quello che ho per scontato, proprio perché un tempo non ce l'avevo... ma a volte appunto mi dissocio e ripiombo nel fardello in cui si è stazionata la mia stupida testa e tirarla fuori non è sempre semplice."

"Jayden pensa che noi due andiamo d'accordo perché tu puoi capirmi. Io... non mi riferivo a te ieri, quando me ne sono andato. Mio padre e mio fratello mi compatiscono ma non tu. È come se fossimo sulla stessa frequenza per certi versi."

Annuii, piegando le labbra in un lieve sorriso. Ci legava una connessione che mai mi sarei aspettata di provare con lui, del tutto spontanea.

"Tuo padre e tuo fratello ti amano, Tyler. Non essere duro con loro, nessuno di voi era preparato a qualcosa di simile. State imparando tutti e tre, a modo vostro, a gestire questa situazione e cercare di uscirne. So che tu sei quello che regge un peso maggiore ma non è facile neanche per loro. È meglio sostenervi l'un l'altro che fare la guerra anche tra di voi, no?"

Dal primo istanteDove le storie prendono vita. Scoprilo ora