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Rimango seduta sul letto.
É stata una chiamata breve, credo sia durata ad occhio e croce 8 minuti, 8 minuti in cui forse per la prima volta dopo tre anni, credo mi abbia ascoltata davvero, abbia capito i suoi sbagli, e credo ma soprattutto spero che non mi richiami più.

Accarezzo le lenzuola bianche e sorrido leggermente.
Con Federico mi sembra quasi di star rinascendo, sembra quasi una boccata d'aria fresca dopo tutto il fumo che ho dovuto subire.

I miei occhi vagano su quel letto fino a quando noto qualcosa, mi avvicino per guardare meglio, era una macchia, un po' biancastra, quasi trasparente.
Passo il dito sopra ed era ancora un po' umida.

Subito capisco.

Federico aveva sporcato il letto...

Scuoto la testa e non posso fare altro che trattenere una risata, prima che qualcuno arrivi in camera e se ne accorga, la copro col cuscino.

Ecco fatto.

***

Raggiungo gli altri al piano di sotto.
Dovevo parlare con mio padre.

C'erano quasi tutti, soltanto alcuni non erano ancora rientrati, sicuramente l'avrebbero fatto a momenti perché tra poco sarebbe stata ora di cenare.

Lo cerco con lo sguardo ed eccolo, ovviamente come suo solito, stava parlando con Gianluca.

«Bisogna cambiare la form-»
«Mi dispiace interrompervi...» mi scuso con loro.
«Papà ti dispiacerebbe andare a fare un giro nel giardino? Vorrei parlarti di una cosa...»
«Ma certo Mia, arrivo..»

***

Eccoci arrivati fuori.
«Sediamoci qua.» indico la mia solita panchina.
Siamo uno di fronte all'altro.
«Mia dimmi...» dice sporgendosi verso di me con tutta la sua totale attenzione.
«Papà voglio parlarti di una cosa, ma credo che tu abbia un po' capito in effetti...»
«Ti ascolto.»

Respiro.

«Non ti nego che in questi ultimi giorni sono migliorate tante cose, e finalmente il pensiero di Kalvin se ne sta andando piano piano, sto tornando quella di una volta, sto ricominciando a ridere, scherzare, sto iniziando ad amare la vita, sto cercando di... rinascere.»

Il mister mi guarda e sorride.
«Sono felicissimo per te Mia, lo so che non è sempre stato facile per te, il rapporto tra me e la mamma, non hai avuto una vita stabile, ogni anno ci spostavamo da un paese ad un altro...»

Mi dispiaceva tanto vederlo così, non mi aveva mai detto queste cose, sicuramente per non farmele pesare...
«Papà non è colp-»

«Aspetta..» mi interrompe.
«Poi, quando sei tornata da Londra mi sono sentito morire, sapere che la mia bambina si è trovata da sola ed io non sono riuscito a fare nulla... mi uccideva questo pensiero.
Adesso sentirti dire queste parole mi rende la persona più felice del mondo, non puoi capire quanto...»

La sua bambina.

Potrò anche avere 40 anni, una famiglia, ma per lui rimarrò sempre la sua bambina.

Mi accarezza la gamba, gesto che faceva sempre quando ero piccola.
Forse non solo per consolare me ma anche per consolare lui.

109 || Federico Chiesa ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora