L'ospedale ha sempre lo stesso odore.
Un misto di disinfettante e attesa, di cose sospese che non sai mai come andranno a finire.
Stringo la mano di Federico mentre siamo seduti nella sala d'attesa dell'ortopedico, le sue dita fredde nonostante cerchi di sembrare tranquillo.
Stanotte non ha chiuso occhio, si girava e rigirava nel letto, certo, molto lentamente per via del tutore, ma comunque non ha dormito molto.
Ad un certo punto si è svegliato di soprassalto, come se avesse fatto un incubo, era sudato.
Gli domandato come stesse ma lui mi ha solo accarezzato la guancia, mi ha sorriso e mi ha risposto che va tutto bene.
Non vuole darmi un peso, lo so.
Fa finta di scorrere il telefono.
Fa finta di leggere.
Ma lo conosco troppo bene per non accorgermi che sta contando i minuti.
«Smettila di pensare al peggio,» gli sussurro.
«Non sto pensando al peggio.»
Mi guarda.
«Sto pensando a tutte le possibilità.»
Non è la stessa cosa.
Gli stringo la mano un po' più forte.
Quando il medico apre la porta e pronuncia il suo nome, Federico si alza lentamente. Io mi alzo con lui, come se fossimo una cosa sola.
Lo studio è luminoso, troppo per i miei gusti.
Il dottore ci saluta, serio ma non freddo, e comincia a controllare i referti, le immagini, i risultati degli ultimi test.
Non c'è musica, non c'è televisione. Solo il ronzio leggero di una macchina accesa da qualche parte e il rumore dei fogli che vengono spostati.
Federico è seduto sul lettino, la schiena dritta, le mani appoggiate ai lati come se fosse pronto a scattare... anche se sa benissimo che non può.
Io resto in piedi accanto a lui, abbastanza vicina da sfiorargli il braccio.
Il medico osserva le lastre sullo schermo.
Non dice niente.
E quel silenzio è la parte peggiore.
«Da quanto tempo senti rigidità al mattino?» chiede finalmente.
Federico si schiarisce la voce.
«Circa mezz'ora. A volte di più se il giorno prima ho lavorato tanto.»
Il medico annuisce, prende appunti.
«Dolore notturno?»
«Sì. Soprattutto se resto fermo troppo a lungo.»
Ogni risposta è come un esame.
Ogni parola sembra poter cambiare tutto.
Il medico si gira verso di lui.
«Fammi vedere il ginocchio.»
Federico si sdraia lentamente. Io lo aiuto a sollevare la gamba, con movimenti ormai automatici.
Il medico tocca, spinge, osserva la reazione del muscolo.
Federico stringe la mascella.
Non si lamenta.
Ma io vedo tutto.
«Qui?» chiede il medico, esercitando una leggera pressione.
Federico inspira forte.
«Fastidio. Non dolore vero.»
Il medico annuisce di nuovo.
«Bene. Questo è importante.»
Io trattengo il respiro.
Bene è una parola che non sentivo da tempo.
Il medico prende un martelletto, controlla i riflessi, poi si ferma.
Si siede.
E solo allora ci guarda davvero.
«Federico, il tuo ginocchio sta rispondendo come dovrebbe.»
Fa una pausa. «Anzi... meglio di come mi aspettavo a questo punto.»
Federico sgrana appena gli occhi.
«Davvero?»
«Sì. Il legamento è stabile. Non ci sono segni di cedimento. Il lavoro che stai facendo in palestra e in fisioterapia sta rinforzando bene la muscolatura di supporto.»
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109 || Federico Chiesa ||
FanfictionE se l'anima gemella non fosse la persona che ti è sempre stata accanto? Saresti disposta a stravolgere tutto per amore? Dal testo: [...] «Magari non siete più gli stessi, forse l'amore non è quello di una volta, forse ti stai rendendo conto che la...
