Non succede tutto insieme.
Non c'è una mattina in cui Federico si sveglia e il ginocchio è improvvisamente guarito.
Non c'è una musica epica, né un momento da rallenty.
Succede piano.
Così piano che quasi non te ne accorgi.
Me ne rendo conto un martedì qualunque, di quelli senza pretese, quando Federico rientra dalla riabilitazione con un'espressione diversa. Non sorride apertamente, non esulta, non dice niente appena entra.
Ma posa le chiavi con calma.
Non le lancia.
Io sono in cucina, sto tagliando della frutta. Mi volto verso di lui e lo guardo.
E lui mi guarda.
Per un secondo restiamo così, sospesi.
«Com'è andata?» chiedo.
Federico si passa una mano sulla nuca.
Un gesto che conosco bene.
«Bene.»
Una parola semplice.
Ma non vuota.
«Bene... bene?» insisto.
Annuisce.
«Bene davvero.»
Il cuore mi fa un balzo che cerco di controllare.
«Che vuol dire?»
La mia voce è prudente. Ho imparato a non correre.
Federico si avvicina al tavolo, si siede. Appoggia entrambe le mani sulle cosce, proprio sopra il ginocchio sinistro. Non lo massaggia. Non lo protegge.
Lo lascia stare.
«Vuol dire che oggi il ginocchio ha risposto,» dice.
«Non subito. Non perfettamente. Ma ha risposto.»
Sento gli occhi inumidirsi, ma sorrido.
«Risposto come?»
«Come se...»
Cerca le parole.
«Come se si stesse fidando di nuovo di me.»
Quella frase mi si infila sotto pelle.
Mi siedo davanti a lui.
«È enorme, Fede.»
Lui abbassa lo sguardo, quasi imbarazzato.
«Non è ancora niente,» dice subito. «Non correre. Non saltare. Non campo.»
«Lo so.»
«Ma...»
Alza di nuovo gli occhi.
«Ma per la prima volta non ho sentito quel vuoto. Quella paura che ti fa pensare che stia per cedere.»
Restiamo in silenzio qualche secondo.
Un silenzio buono.
Il giorno dopo vado con lui.
La palestra di riabilitazione è la stessa di sempre, ma oggi sembra diversa. Forse perché Federico entra con un passo più deciso. Sempre attento, sempre controllato, ma meno... trattenuto.
Il fisioterapista lo saluta con un sorriso.
«Allora, pronto a salire di livello?»
Federico mi guarda di sfuggita.
Nei suoi occhi vedo qualcosa che non vedevo da mesi: aspettativa.
«Vediamo,» risponde.
Gli esercizi iniziano come sempre: riscaldamento, mobilità, controllo. Io mi siedo sulla panca, le mani intrecciate. Cerco di respirare normalmente.
Poi arriva il momento nuovo.
Il fisioterapista sposta un attrezzo.
«Oggi proviamo questo.»
Federico si irrigidisce appena.
«È presto?»
«No,» risponde l'altro. «È il momento giusto.»
Federico annuisce.
Lo vedo deglutire.
Inizia l'esercizio. È dinamico, più impegnativo. Richiede equilibrio, controllo, fiducia.
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109 || Federico Chiesa ||
FanficE se l'anima gemella non fosse la persona che ti è sempre stata accanto? Saresti disposta a stravolgere tutto per amore? Dal testo: [...] «Magari non siete più gli stessi, forse l'amore non è quello di una volta, forse ti stai rendendo conto che la...
