Finisco di impiattare la pasta con un sugo già pronto, non avevo voglia di cucinare, avevo solo voglia di stare con lui il più possibile e donargli tutto il mio conforto, senza mai staccarmi.
Con i due piatti ancora fumanti vado in salotto.
«Ecco a te» ne porgo uno a Federico che è seduto nel divano con il tutore, intento a girovagare su Netflix alla ricerca di qualcosa di carino da guardare, ed io mi siedo accanto a lui.
«Grazie amore» risponde dandomi un veloce bacio a stampo.
Non è lui.
Lo vedo spento, grigio.
Lui si sforza di comportarsi come se nulla fosse, ma io lo vedo, lo conosco, conosco il suo dolore e non posso fare altro che assorbirlo cercando di farlo stare meglio, ma purtroppo non sempre funziona.
É testardo. Determinato.
Vuole cercare di fare le cose da solo, di essere indipendente. Lo so che lo fa perché non vuole essere un peso ed io potrei ripeterglielo almeno un miliardo di volte che per me non sarà mai così, ma lui non capirebbe comunque.
Io amo prendermi cura di lui, io amo curarmi di lui.
É trascorso quasi un mese dall'infortunio, proprio due settimane dopo l'avvenimento, siamo volati in Svizzera per l'operazione al ginocchio che fortunatamente è andata a buon fine, adesso però arriva la parte più faticosa, la ripresa, la terapia e la pausa, purtroppo si stima un fermo di 7 mesi circa.
Infatti cerco di non lasciarlo quasi mai da solo, fortunatamente posso seguire le lezioni da casa, mio papà è a Roma, e in questo mese l'ho visto due volte di rado, ma adesso la mia priorità è il mio fidanzato, é il giocatore di cui mi sono innamorata perdutamente, e adesso più che mai dovrò imparare a correre per insegnargli a correre ancora più veloce di quanto non abbia mai fatto prima, io che a stento so camminare, io, che se crolla lui, crollo con lui, lui, che inconsapevolmente é il mio pilastro portante, soprattutto ora, soprattutto adesso che lui è come se fosse una casa distrutta, piene di macerie, ma ancora sta in piedi proprio grazie al pilastro al centro della stanza, il più importante.
Quello che se togli, crolla tutto.
Dire che Federico sia distrutto è riduttivo, proprio adesso che la sua carriera stava prendendo il volo, le sue ali sono state tagliate, troncate.
Nessuno immaginava così tanto tempo fuori dal campo, ma sfortunatamente è necessario affinché lui possa guarire nel miglior modo possibile.
«Sono un perdente...» lo sento dire mentre guarda i cocci di pasta che stuzzica con la forchetta.
«Cosa?» faccio finta di non sentire.
Odio quando parla così.
«Non ce la faccio più.»
Una frase semplice. Un sussurro.
Ma detta da lui... suona come un urlo.
Mi avvicino piano, come se temessi di spaventarlo.
«Fede...»
«No.»
Solleva la mano, senza guardarmi.
«Per favore... lasciami parlare. Per una volta lasciami dire tutto...»
Annuisco. Non posso fare altrimenti, ha bisogno del suo dolore, ha bisogno di affrontarlo, ha bisogno di farselo amico, anche se ogni volta è come se mi squarciasse l'anima.
Gli prendo la mano, e lui me la stringe come se fosse l'unica cosa che lo tiene insieme.
Che strano...
Per me è lui che mi tiene insieme.
«Mi sento inutile, Mia.»
La sua voce vibra, fragile.
A quelle parole chiudo un attimo gli occhi, come a volerle cancellare immediatamente, purtroppo il male gli fa credere queste cose.
«Io sono abituato a correre. A spingermi oltre. A sentire il corpo che risponde. E ora invece... ora non riesco nemmeno a mettere giù la gamba senza vedere le stelle dal dolore.»
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109 || Federico Chiesa ||
FanfictionE se l'anima gemella non fosse la persona che ti è sempre stata accanto? Saresti disposta a stravolgere tutto per amore? Dal testo: [...] «Magari non siete più gli stessi, forse l'amore non è quello di una volta, forse ti stai rendendo conto che la...
