I ragazzi si stanno allenando in campo.
Da un paio di giorni siamo qui a Coverciano ma gli animi sono tesi. Domani giocheremo con la Svizzera e purtroppo, lo spirito degli europei era finito, si percepiva.
Vedo mio padre preoccupato, con le braccia conserte, che fa avanti e indietro sulla linea bianca che delinea il campo e un'espressione contratta.
La sera tutti a letto presto, subito dopo cena.
La mattina seguente alle 8 siamo in sala pranzo tutti in piedi già pronti, ci aspettava l'aereo in direzione Roma.
Mio padre ha scelto la sua formazione preferita: (4-3-3) Gianluigi Donnarumma in porta, Giovanni Di Lorenzo, Leonardo Bonucci come capitano, Francesco Acerbi ed Emerson in difesa.
I centrocampisti erano Manuel Locatelli, Jorginho, e Nicolò Barella, mentre gli attaccanti: Lorenzo Insigne, Andrea Belotti e Federico Chiesa, i migliori.
Lo stadio Olimpico é sempre una favola, é sempre casa, caloroso, pieno di tricolori e bandiere, con cori per tutta la partita, fa venire sempre i brividi.
Dopo gli inni, ecco il fischio di inizio.
La Svizzera è passata in vantaggio all'11' grazie a Silvan Widmer con un tiro potente. 
I tifosi sono molto carichi e fiduciosi, ma quando la Svizzera ha segnato, i loro cori sono cambiati.
L'Italia ha pareggiato al 36' con Giovanni Di Lorenzo che ha trasformato un calcio libero ben calibrato di Lorenzo Insigne. 
Fine primo tempo.
Negli spogliatoi i ragazzi sono tesi, troppo tesi.
«Allora ragazzi...» inizia mio padre sempre con fare gentile.
«Siate più sciolti, lo sapete che la preoccupazione non porta a nulla, anzi...» si ferma.
«Giocate come avete sempre fatto, come se fossimo a Coverciano a fare una partitella tra noi, ma soprattutto... divertitevi. Sempre, é la cosa più importante.»
I ragazzi tornano in campo.
Il secondo tempo è molto monotono. Nessuna azione significativa, i giocatori non hanno più stimoli.
Solo nel finale, l'Italia ha avuto un'occasione enorme: al 90' circa è stato assegnato un rigore, ma Jorginho lo ha calciato alto, mancando la possibilità di vincere la partita. 
Cazzo.
Il momento del rigore sbagliato da Jorginho è stato accompagnato da un silenzio improvviso, seguito da un boato di frustrazione.
Alla fine del match, applausi alla squadra ma anche un po' di delusione per l'occasione mancata.
Così facendo le due squadre rimangono pari in punti nel girone, il che rende tutto ancora da decidere per la qualificazione.
Dopo il fischio finale torniamo negli spogliatoi.
«Ragazzi mi dispiace tanto, non so a cosa stessi pensando, é tutta colpa mia...» si dispera Jorginho.
«Jorgi... non preoccuparti, può capitare a tutti, se perdiamo, perdiamo tutti, se vinciamo, vinciamo tutti, e soprattutto insieme.» li incoraggia mio padre.
«É vero, abbiamo pareggiato e non è abbastanza. Proprio per questo adesso dobbiamo faticare il doppio per arrivare al mondiale, dobbiamo lavorare il triplo rispetto agli altri, perché non siamo una squadra come tutte le altre, SIAMO I CAMPIONI D'EUROPA!!»
I ragazzi esultano, é incredibile come il mister riesca a farli riprendere così velocemente, dopo tutto il tempo passato con loro ancora non me lo spiego.
Ma adesso tocca alle dichiarazioni.
"Contro la Svizzera... è un peccato non aver vinto. Adesso dobbiamo pensare alla partita di lunedì e dare tutto per vincere." 
"Jorginho ha voluto calciare il rigore e va bene così, è uno dei nostri tiratori... è un peccato che non abbiamo segnato nel secondo tempo."
Le parole di mio padre, sempre positivo.
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109 || Federico Chiesa ||
FanfictionE se l'anima gemella non fosse la persona che ti è sempre stata accanto? Saresti disposta a stravolgere tutto per amore? Dal testo: [...] «Magari non siete più gli stessi, forse l'amore non è quello di una volta, forse ti stai rendendo conto che la...
