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Io rimango dietro Federico che nel frattempo mi tiene la mano.

«Ciao mamma» saluta una signora abbastanza bassa, con capelli biondi e due occhi color ghiaccio.

«Ciao figliolo...» lo abbraccia un signore con un sorriso stampato in volto.

Deve essere sicuramente il padre, Enrico Chiesa, mio papà mi ha detto che da giovane è stato uno dei giocatori più forti, dopo tutto Fede è la sua fotocopia.

E infine ecco i suoi fratelli Adriana e Lorenzo,

Adriana a prima vista sembra una ragazza molto semplice, capelli castani lunghi e lisci, molto simile a me, mentre Lorenzo assomiglia tantissimo alla madre, capelli dorati e occhi azzurri.

«Tu devi essere Mia...» mi chiede sua madre con un sorriso e gli occhi piccoli.

«Sì signora, piacere» le stringo la mano.

«Oh cara... chiamami pure Francesca!» dice lei abbracciandomi invece.

«Federico ci ha parlato molto di te» interviene il padre.

«Spero abbia detto solo cose positive» mi scappa una risata nervosa.
Guardo il mio ragazzo e lui mi fa un occhiolino complice.

«Assolutamente sì!» mi rassicura la donna.

«Che ne dite di prendere posto?» consiglia Fede.
Così io mi siedo accanto a lui e sua sorella seguita da Lorenzo, mentre di fronte a me c'erano i suoi.

«Allora...» inizia Francesca mentre addenta una bistecca perfettamente cotta al sangue.
«Come vi siete conosciuti?» completa la domanda.

«Mamma...» la richiama Federico, forse per non farmi sentire troppo in soggezione, ma lo rassicuro accarezzandogli la coscia da sotto il tavolo.

«Ehm... ci siamo conosciuti in trasferta a Coverciano, all'inizio di questi europei, ci siamo incontrati e da quel momento non ci siamo più lasciati» sorrido.

«Beh, se dobbiamo dirla tutta, non è stato proprio così semplice conquistarti... sarebbe stato più facile scalare l'Everest...» Fede se la ride sotto i baffi.

«Ah sì?!» faccio la finta offesa tirandogli uno schiaffetto sul braccio.
«Eri tu quello che i primi giorni era sempre imbronciato, silenzioso e scontroso...» ribatto.

Alza le mani in segno di resa. «É vero, hai ragione, colpa mia.»

Il pranzo continua leggero, tra un calice di vino e un altro.
Dopo aver finito, io e sua madre ci sediamo fuori su una panchina in legno a prendere una boccata d'aria.

«Non vedevo così mio figlio da troppo tempo...»
«Mi scusi signora, non la stavo seguendo...»

Ero intenta ad ammirare Fede mentre parlava e rideva con suo padre, sembrava avessero un ottimo rapportato, un po' come me e il mister.

«Sei stata una luce per lui...» mi accarezza la mano, ma guardando nella mia stessa direzione.
«Da qualche mese, prima di partire con la nazionale, lo vedevo spento, buio, non era più mio figlio, non era il Federico che conoscevo, non faceva altro che litigare al telefono con Benedetta...» inspira.
«Hanno trascorso tre anni bellissimi insieme, ma l'ultimo periodo... non lo volevano ammettere ma le loro strade stavano prendendo direzioni diverse, stavano semplicemente crescendo...» si ferma un attimo.

«Poi sei arrivata tu...» mi guarda negli occhi.
«Sei stata una salvezza...» continua. «Mio figlio ha sbagliato, lo so, ha sbagliato a non aver parlato con chiarezza con Benedetta, e magari tu pensi che lei abbia lasciato lui per causa tua, o forse credi che tu sei la ragione della loro rottura... ma cara... non è così, fidati, gli hai dato solo il coraggio di fare quello che era giusto per loro. Adesso mio figlio è davvero felice con te.»

109 || Federico Chiesa ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora