Sta seriamente pensando al fatto che io possa vivere qui? Con lui?
«Ehm... si...» risponde.
«Fede...» sussurro.
«Ovviamente se non vorrai, lo capirò, hai ancora tante cose da fare a Roma, la mia era solo un'idea, certo... So che può sembrare egoista. So che ho bisogno di aiuto, che non sono autonomo, che mi arrabbio per niente e che a volte... non sono lucido.»
Abbassa lo sguardo verso la sua gamba fasciata. «So che potrei trascinarti in un periodo complicato. Ma non è solo per questo.» dice tutto ad un fiato.
Solleva gli occhi verso i miei.
E dentro ci vedo tutto: la paura, l'amore, il desiderio di non sentirsi solo.
«È che con te... mi sento a casa. E non voglio che questa sensazione finisca quando te ne vai. Voglio svegliarmi e sapere che ci sei. Voglio guarire e sapere che non lo sto facendo da solo. E quando starò meglio... voglio che questa casa sia anche tua.»
Mi manca il fiato.
Federico continua, con quella voce tremante che gli avevo sentito solo qualche attimo prima.
«Mi hai visto nel mio momento peggiore, e non sei scappata. E adesso l'unica cosa che voglio... è costruire qualcosa con te. Davvero. Ogni giorno.»
Le sue dita cercano le mie, esitanti, come se avesse paura del rifiuto.
Rimango in silenzio per qualche secondo, perché il cuore mi batte così forte che penso possa sentirlo.
Poi gli prendo il viso fra le mani.
«Federico, la mia risposta è sì» lo interrompo prima che si possa trovare troppo in difficoltà nel trovare delle giustificazioni.
«Federico... io voglio stare con te in ogni modo possibile.»
La mia voce è un filo, ma è ferma. «E sì, voglio vivere con te. Non perché hai bisogno di aiuto. Ma perché ti amo. E perché è qui che voglio essere.»
Lui chiude gli occhi, come se quelle parole gli togliessero un peso enorme.
«Davvero..?» subito il suo sguardo si illumina, lasciando posto ad un sole che scaccia tutte le nuvole.
«Davvero.» gli sorrido.
Federico inspira a fondo, poi mi tira verso di sé, stringendomi con un'intensità che non gli vedevo da giorni.
Le sue dita affondano nella mia maglia, quasi tremano.
«Grazie,» mormora contro il mio collo, «non sai quanto avevo paura che dicessi di no.»
«E perché avrei dovuto?» gli chiedo sorridendo.
«Perché...»
La sua mano scivola sulla mia schiena.
«Perché ho paura di non essere abbastanza per te, adesso.»
«Allora preparati a sentirlo tante altre volte,» rispondo con dolcezza, «perché ogni volta ti ricorderò che sei più che abbastanza.»
Lui si lascia andare contro di me, e per qualche secondo rimane lì, respirando piano, come se finalmente avesse trovato un posto dove posare tutto il suo dolore.
Poi si stacca un poco, guardandomi.
«Quindi...» fa, con un sorriso timido, «dovremmo iniziare a pensare a quali vestiti vuoi portare qui.»
«Tutti,» rispondo.
«Tutti?»
«Tutti.»
Ride. Una risata piena, sorprendente, bellissima.
«Allora devo farti spazio nell'armadio.»
Mi stringe la mano.
«E nella vita.»
Mi sciolgo.
Completamente.
Lo bacio piano, con la delicatezza che merita, evitando la sua gamba, avvicinandomi solo quel tanto che basta.
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109 || Federico Chiesa ||
FanfictionE se l'anima gemella non fosse la persona che ti è sempre stata accanto? Saresti disposta a stravolgere tutto per amore? Dal testo: [...] «Magari non siete più gli stessi, forse l'amore non è quello di una volta, forse ti stai rendendo conto che la...
