Capitolo 37

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Suona la campanella e io sono già seduta in classe.
"Questo professore è davvero noioso" si lamenta Didi. Non mi meraviglio che un professore sia noioso, la scuola lo è.
Dalla porta entra un signore di mezza età, mi sembra di averlo già visto da qualche parte.
"Buongiorno ragazzi. Oggi la lezione sarà piuttosto soft, voglio parlare di libri" passa con lo sguardo su ogni studente soffermandosi su di me.
"Smith" questo professore non lo avevo mai visto, ne ho conosciuti solo due.
"Cosa le piace leggere?" Io amo leggere, riesco a inserirmi nella storia come se fossi la protagonista, mi porta da tutt'altra parte.
"Leggo molti romanzi, preferibilmente d'amore." Non so ancora come si chiami questo prof. Ma continua a guardarmi alzando un sopracciglio.
"E come mai?"
"Beh, riesco a concentrarmi di più. Ho iniziato a leggere con questo, all'inizio leggevo davvero poco ma ho scoperto che amo questo genere, leggo ogni giorno. Un libro prima lo finivo in un mese o nemmeno lo finivo e ora in qualche giorno." Sorride.

Non sembra così male, forse è solo perché a Didi non piace leggere.
Sono ancora rivolta verso il professore ma lui continua a guardarmi inespressivo.
"Okey" risponde e cambia argomento. Non capisco se la gente qua sia tutta così.
Torno a pensare a Andrew in quel lettino, mi sale d'improvviso l'ansia. Mi sento vuota ed è una sensazione orribile, vorrei solo che si riprendesse.
"Domani pomeriggio ti va di venire in spiaggia?" Voglio passare il pomeriggio con Andrew, non ne posso farne a meno.
"Forse un'altro giorno" sorrido e lei annuisce un po' pensierosa. Spero solo che non se la prenda.

Le ore passano velocemente e durante la ricreazione ho parlato con Didi di quello che era successo in questi giorni. Sophie non è tornata a scuola e preferivo anche io stare a casa.
Esco da scuola e vado a sbattere contro qualcuno, ultimamente succede spesso.
"Scusami" diciamo all'uniscono. Alzo gli occhi e incontro quelli di Trevor, sembra stanco o forse triste. "Tutto bene?" Forse sta così per Sophie, sta male per la storia di Andrew ora più che mai.
"Lasciami" mi guarda e se ne va continuando a camminare, non credevo di stargli antipatica.
Continuo a camminare finché due mani mi avvolgono i fianchi. "Hei" mi sussurra Michael all'orecchio.
"Ma sei stupido? Levati" sbotto.
"Calmati stavo solo scherzando" sorride e sembra sincero. "Voglio esserti amico, so che stai passando un periodo piuttosto brutto. Io e Andrew siamo amici da anni e so che avete qualcosa, me lo ha raccontato" ha raccontato di noi? Non sembra più che abbiamo qualcosa, forse c'era.
"Ah sì?"
"Si. So che se solo ci provo con te mi ammazza" sorride ed io ricambio. È molto simpatico e anche energico, credo che vuole fare solo amicizia.
"Tu gli piaci molto" continua a sorridere.
"No, forse tempo fa, ma ora no" sorrido per non pensare che ora sia in quel letto.
"Credimi, non l'ho mai visto preoccuparsi così tanto per una persona. Quando siete tornati a scuola mi ha chiesto di controllarti e che se qualcuno si avvicinava dovevo tirargli un pugno." Non ci posso credere. Prima si limona Lidia davanti a me e poi dire a Michael di controllarmi. Assurdo.

"Io devo andare, sono affamata"
"Ti va di andare a mangiare un boccone?" Ho veramente fame e arrivare fino a casa mi secca.
"Si può fare"
"Perfetto, almeno Andrew dirà che sarò un buon amico" ride e io mi unisco.
Usciamo da scuola e lui mi racconta come ha passato l'anno di terza media, è andato dalla prof di italiano e gli ha fatto la pipì sopra la borsa. Lui gliela ha pulita dando la colpa ad un altro compagno di classe e lei lo ha promosso. Non posso fare a meno di ridere.
"Eccoci" arriviamo davanti ad un bar, non c'è nemmeno tanta gente.
"Mangi da dio" sorride ed entra, io lo seguo.
Dentro è costruito tutto di legno e nelle pareti sono attaccati alcuni quadri rappresentanti la natura.
"Bello" annuisce.
"Io ordino un bel panino, lo vuoi anche tu?"
"Stupiscimi" non so cosa prendere perché non ci sono mai stata, quindi mi fido di lui.

Ordiamo e ci sediamo su delle poltroncine vicino ad un tavolino.
"Stai bene?" Mi guarda con tenerezza.
"Si" sorrido e lui guarda il basso. Sembra a disagio o forse in imbarazzo ma non capisco.
"Perché non parli? Perché non dici come stai realmente?" Lo guardo con un sopracciglio alzato. È dispiaciuto e io sto capendo ancora di meno.
"Cosa dovrei dire?"
"Lisa si vede che sei distrutta, hai delle occhiaie che fanno paura. So la storia di tua mamma e so che sei sola in casa" Andrew ha raccontato proprio tutto.
"A chi lo ha detto?"
"Solo a me e Trevor. Ma lo abbiamo costretto" annuisco, preferivo che nessuno lo sapesse oltre a me, Andrew e Sophie, forse a Didi glielo avrei detto.
"Non ti preoccupare, lui ci ha minacciato di non dire niente" sorride. "Di solito non racconta mai niente a nessuno, con te è diverso" aggiunge. Provo una sensazione di sollievo e non so perché.

"Quando vuoi possiamo parlare, anche adesso. Magari andiamo a fare una passeggiata" è molto gentile ma preferisco di no.
"Quando avrò bisogno di sfogarmi ti chiamerò okey?" Sorrido. "Ti do il numero" mi passa il numero e lo registro nel mio cellulare.
Almeno so che lui non c'è l'ha con me.
"Mi dispiace ma ora devo proprio andare" lo saluto ed esco dal bar.
Voglio correre veloce da Andrew e raccontargli questa noiosa giornata.

Arrivo in poco tempo dentro l'ospedale e passo da mia madre, ma sta dormendo.
Entro nella stanza ed è sempre lì, fermo, immobile.
"Hei" mi avvicino a lui sulla mia solita sedia.
"Sai oggi ho parlato con Michael. So cosa gli hai detto, non sono arrabbiata." Sorrido.
"Oggi ho conosciuto un signore al parco, è un uomo saggio. Ti racconterò quando sarai sveglio." Spero presto perché voglio vederlo sorridere.
"Spero che tu sia felice che venga ogni giorno a trovarti. Sembro stupida vero? Parlo e parlo e tu forse nemmeno mi senti"
Continuo a parlare per un po' e poi decido di uscire.
"Ci vediamo domani" gli do un bacio sulla fronte e vado in camera di mia mamma.

"Ecco la vecchia" sorrido e lei mi guarda assottigliando gli occhi.
"Vecchia?" Ride e io mi unisco.
"Allora come stai?"
"Bene, i medici non vogliono dirmi niente di Melany. Dicono che devo aspettare la polizia." Perché mai deve esserci la polizia per dirlo?

Il tempo vola ed è già ora che torno a casa.
"Lisa" urla Sophie nei parcheggi dell'ospedale. È più felice del solito.
"Allora felice?" Risponde lei tutta eccitata.
"Perché?" Mi guarda ancora sorridente. "Smettila. Avete chiarito?" Ma cosa sta blaterando?
"Andrew" aggiunge.
"Come facciamo ad aver chiarito se non può parlare?" La guardo un po' divertita.

"Ma se stamattina mi ha detto che voleva chiarire con te"
"Aspetta cosa? È sveglio?"
"Si"

The house (#WATTYS2017) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora