Capitolo 35

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Mi sveglio di colpo, ho paura di essere in ritardo e le visite chiudano. Guardo il cellulare e sono già le quattro, ho un'ora di tempo.
Per un momento penso ad Andrew ma scrollo subito il pensiero, lui ha solo giocato con me, sono sicura che se non fosse successo niente lui non mi sarebbe mai stato vicino.
Esco di casa velocemente e inizio a camminare, in così poco tempo sono successe troppe cose, perché non potevamo rimanere la?
"Ma cosa è successo?" Sento una ragazza che parla a bassa voce, appena giro il vialetto vedo due macchine schiantate una contro l'altra, una è una macchina grigia e l'altra è nera. Aspetta è un suv nero. D'istinto corro verso la macchina, non so cosa pensare, magari non è nemmeno la sua macchina.
Vedo Andrew insanguinato, ha gli occhi chiusi.
"Andrew" dico con le lacrime agli occhi, continua a non reagire.
"Signorina si sposti" un'infermiera mi sposta leggermente e va verso Andrew, le lacrime non cessano, la paura mi assale e non mi passa nemmeno per la mente quello che mi ha fatto.
"Ossigeno" urla la donna e subito un ragazzo le passa una sacca.

Vedo la donna dell'altra auto uscire, è intera.
Continuo a guardare la donna davanti a me, fino che non sento la voce di Andrew. "Toglimi sta merda". Chi rifiuterebbe aiuto se non lui?
"Andrew" urlo. "Lisa" lo sento dire e subito esce dall'auto.
"No stia fermo!" Urla l'infermiera. "Lisa stai bene?" Sembra preoccupato, ma dovrebbe farsi vedere.
"Io si, tu no" dico secca. Continua a guardarmi perplesso e subito l'infermiera lo raggiunge dicendogli che doveva venire in ospedale per dei controlli.
"Vieni" annuisco, tanto ci dovevo andare lo stesso. Ma chi prendo in giro? Sono preoccupata per lui e spero che non se ne sia accorto.

Saliamo in ambulanza e in poco tempo arriviamo in ospedale, io devo assolutamente sapere come sta, sento l'ansia fuori uscire ovunque. So che non sta bene, l'infermiera ha detto che potrebbe esserci qualche problema ma non è andata oltre.
"Deve aspettare" non posso aspettare. Le porte davanti a me si chiudono, un improvviso calore mi avvolge, non so cosa mi stia prendendo.
Decido di andare da mia madre, altrimenti non riuscirei a stare qua fuori a non fare niente.
"Mamma"
"Lisa, Andrew ha detto che mi saresti venuta a trovare" Andrew? Quando glielo ha detto?
"È stato qui?"
"Si poco fa, non lo sapevi?" No, non lo sapevo. I sensi di colpa mi assalgono, lui è venuto qua e ha fatto l'incidente. So che non è colpa mia ma non ci posso fare niente, mi sento così.
"Mamma...lui" una lacrime mi scende, è più forte di me.
"Oddio"
"No mamma non è morto. Ha fatto un'incidente mentre tornava, adesso è con i medici" si mette una mano sulla bocca. Si è legata parecchio a lui, credevo che non gli piacesse e invece è tutto il contrario.
"Vai da lui" la guardo con un sopracciglio alzato. "Vai da lui, so che hai bisogno di accettarti che stia bene. Io ora sto bene e leggeró un bel libro" sorride e ricambio, adoro mia mamma, è sempre stata altruista.

La saluto ed esco dalla stanza.
"Dallas" sento Bernice nominare il suo cognome e subito mi dirigo verso lei. È disperata quanto me, ha il trucco colato e io che in quei pochi giorni l'ho vista sempre sorridente ora è come se non ci fosse briciola della Bernice che conosco io.
"Oddio Lisa" mi abbraccia e sento che piange, non posso fare a meno di farlo anche io.
"Sai cos'è successo?"
"Si. Stavo andando in ospedale e ho sentito delle voci, ho girato l'angolo e c'era la sua macchina schiantata contro un'altra. Non mi rispondeva finché un'infermiera è arrivata. È sceso dalla macchina rifiutando l'aiuto ed è venuto a controllare se stavo bene. Credevo che ormai stesse bene ma la donna in ambulanza ha detto che c'era un problema" scoppio di nuovo a piangere, ho paura che succeda qualcosa, non me lo perdonerei mai.
"Signora Witch?" Un uomo si presenta davanti a noi rivolto a Bernice.
"Si sono io"
"Andrew ha ferite in vari parti del corpo, ma" respira "ha un'emorragia interna, è già in sala operatoria, stiamo cercando di fermarla" il cuore smette di battere, un'emorragia interna.
Siamo stati così tante volte dentro questo cazzo di ospedale che ho perso il conto.
"Io" non so cosa dire in realtà. "Starò qua finché non esce" dico alla fine. Sono arrabbiata con lui, non so nemmeno se mi vorrà, ma ora non mi importa, voglio solo rivederlo.

Bernice è andata a casa, ha detto che avvertirà lei Sophie.
Sono ormai da più di due ore seduta su questa sedia, il sedere ha preso la sua forma. I medici fanno avanti e indietro ma ogni volta che chiedo come sta loro rispondono che non possono dirmi niente. Non importa. Aspetterò.

"Lisa" Sophie si avvicina a me e mi abbraccia in lacrime, vedo il signor Richard venire verso di me e guardarmi con i suoi occhi di ghiaccio, ma stavolta sono più scuri.
"Come sta?" Mi chiede. "Non mi dicono niente"
Bernice ferma subito l'infermiera che poco prima mi ha detto che se non ero della famiglia non potevano dire niente.
"Come sta?"
"L'emorragia è stata dura a fermarla, ma sono riusciti. Adesso deve solo riposare" le sue parole mi consolano, sta bene.
"È fuori pericolo?"
"Si, non si è ancora svegliato. Se volete potete entrare uno alla volta. Percepisce e sente tutto" ringraziano e se ne va. Tutti guardando verso di me.
"Entra tu per prima" mi lusinga che vogliano che vado io per prima, ma loro sono i suoi parenti.
"No, andrò dopo. Andate"
"Se non ci vai, giuro che non mangi più niente di quello che faccio" sorride Bernice e Richard ridacchia.
"Va bene" ringrazio ed entro.

È sdraiato su quel letto, troppo familiare. Ha gli occhi chiusi, sembra così innocente, sembra quasi un angelo. Mi avvicino a lui e metto la sedia che c'è in fondo al letto, vicino a lui.
So che mi sente ma non so cosa dire.
"Ehi, il tipo che non ha voluto farmi entrare per più di due ore ha detto che mi puoi sentire." Sorrido. "Una parte di me spera che tu stia dormendo, ma un'altra parte vuole che mi ascolti." Non vorrei arrabbiarmi con lui, anche perché adesso lui non può reagire.
"Mi sento terribilmente in colpa, se io non avessi parlato con Lucas tu non saresti qui. Ma credimi, gli ho detto che non volevo più avere a che fare con lui. Avevamo appena litigato e lui era l'ultimo problema.
Forse non ti fregerà niente, dopo tutto ora hai Lidia. Ma va bene così" cerco un modo di cambiare argomento, non voglio lamentarmi proprio ora.

"Sai che Sophie è felicissima che tu vada a parlare con Trevor? Eravamo tutte e due convinte che lo avessi ammazzato, mi sorprendi spesso" sento il suo respiro farsi più pesante.
"Forse hai chiuso con me e nemmeno mi vuoi qua, ma dato che non puoi rispondermi" era talmente preoccupato quando è uscito da quella macchina, non gli importava di come stava lui, ma di come stavo io.

"Spero che tu stia bene. Spero anche che in qualche modo chiariremo. Sai è stata dura vederti limonare Lidia davanti a me, ma dopotutto non stavamo nemmeno insieme." È vero, anche se sembravamo una coppia, eravamo solo....non lo so cosa eravamo, so solo che ora non stiamo più niente. È entrato in così poco tempo dentro il mio cuore, non posso dire di essermene innamorata perché è troppo presto per dirlo, ma provo sentimenti forti per lui.

Mi scende una lacrima, sono troppo debole e lo so, piango spesso e magari solo per nervoso.
Ma sta volta no, sta volta piango perché lui è qua in un letto di ospedale privo di sensi, ma riesce a sentirmi.
"Forse è meglio che che vada, spero che ti abbia fatto piacere che io sia rimasta qua" sorrido e continuo a guardarlo.
"Ci vediamo Andrew" esco dalla stanza e saluto gli altri ringraziandoli ancora.

Ormai è buio, le strade sono deserte e qualche macchina che passa raramente. Sinceramente un po' di paura c'è l'ho, ma mai quanta ne avevo prima mente guardavo Andrew dentro quella macchina, o quando il medico ha detto che aveva un'emorragia interna. Lì mi sono sentiva vuota, volevo solo chiedergli scusa, anche se non avevo fatto niente di male.

Arrivo davanti al solito bosco, l'ho attraversato mille volte ormai ma di sera fa piuttosto paura. Prendo coraggio ed entro, continuo a pensare ad Andrew.
Sento un rumore, come se ci fosse qualcuno dietro alle foglie, continuo a camminare più velocemente ma sembra che il suono mi segua.
Un brivido percorre la mia schiena, la paura ritorna e più forte di prima.

The house (#WATTYS2017) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora