Passare un pomeriggio con Andrew mi farà bene, devo trovare il momento giusto per fargli delle domande. Ne ho tante e sono sicura che non risponderà a tutto.
"Sei pensierosa" dice Andrew. Probabilmente avrò lo sguardo perso nel vuoto. Si lo sono, ma non voglio continuare a farmi gli affari miei, è meglio che liberi la mente.
"Si scusami. Comunque dove intendi andare a mangiare?" Sinceramente ho molta fame e non vedo l'ora di addentare qualcosa.
"Una pizzeria? Qua vicino c'è una pizzeria italiana ed è ottima" sorride e a me viene l'acquolina in bocca.
"Non male" ci incamminiamo per il centro, le strade sono affollate e questo è strano. Non ho mai visto il centro e si direbbe che c'è più gente qua che in tutto il paese.
"Per le vacanze di Natale ti va di venire a Los Angeles?" Rimango a bocca aperta. Non sono mai stata lontano da casa e nessuno mi ha mai fatto una proposta del genere.
"Scherzi?" Ma la sua faccia è seria.
"No. Siamo in famiglia, io, Sophie, Bernice e Richard. Tu e tua mamma." La mia bocca rimane aperta, non so proprio cosa dire.
"E dove andremo?" Non posso permettermi il viaggio figuriamoci l'albergo.
"Abbiamo una casa li. Stiamo lì per meno di un mese" non mi aspettavo che mi invitasse, poi non voglio che spenda tutto lui.
"Andrew, io"
"No pago io per voi" questo ragazzo è fuori. Non voglio che spenda lui, anche se so che questo non è un problema. Non ho mai chiesto soldi a nessuno è mai lo farò.
"Cosa!?" Quasi urlo e la gente si gira dalla nostra parte. A volte fa il duro e a volte fa il dolce, per quanto mi riguarda il giorno della partenza potrebbe anche cambiare idea.
"Hai sentito?" Mi guarda inespressivo.
"No, non paghi tu" riuscirò a guadagnare qualcosa in modo da andare, anche se è troppo per me.
"Smettila di far finta di essere adulta"
"Io non sto facendo finta di essere un'adulta" alzo di più il tono della voce, non può rovinare questo pomeriggio per una cavolata.
"Eccome. Dai smettila che voglio mangiare" decido di lasciare stare, il suo buon umore e già cambiato.
Entriamo dentro una pizzeria con la bandiera italiana e si sente un profumino imitante.
Le pareti sono bianche, con qualche scritta qua e là.
"Buongiorno" una ragazza dal bancone ci saluta con un caloroso sorriso.
"Andrew, è da tanto che non vieni qua. Ti sei stufato di scoparmi?" Rimango a bocca aperta da quelle parole, quasi mi vengono i brividi. Lui ha detto che non ha avuto relazioni serie tranne una, ma anche che non si scopava tutte.
"Se non vuoi farti licenziare stai zitta" le lancia un occhiataccia prima di guardare me.
"Cosa ti piacerebbe mangiare?" Lo guardo e poi guardo il cartellone con il menù davanti a noi, la scelta è ampia ma decido di prendere una margherita con le patatine.
La ragazza mi sorride, non sembra tipo da farsi scopare, ma non si può sapere, nemmeno suo cugino sembrava così.
"Lo stesso per me" lancia i soldi e ci sediamo su un tavolino da due.
"Non me la sono scopata" dice mentre guarda da tutt'altra parte. È strano che me lo abbia detto, io non ho chiesto niente.
"Quando avevo quattordici anni ci provavo ma niente di più" dentro di me provo sollievo, non capirò mai cosa passa nella mente di questo ragazzo.
Il pranzo passa velocemente e tra un momento di silenzio è un momento di risata usciamo dalla pizzeria.
"Cosa vuoi fare" mi guarda con una strana luce negli occhi. In realtà voglio esplorale il centro, dopo tutto non ci sono mai stata. Oggi da mia madre andrò più tardi, ha delle visite di controllo e le diranno di Melany.
"Per me è uguale, facciamo un giro?" Alza un sopracciglio e sorride malizioso. "Vieni" mi prende per il polso e mi costringe a correre. Dopo poco mi molla e siamo davanti ad una casa ben arredata fuori, quasi lussuosa.
Andrew si fa avanti e bussa.
"Chi ci abita?" Appena finisco di dire la frase la porta si apre, un'anziano signore ci accoglie con un grande sorriso.
"Andrew, da quanto tempo" il signore lo abbraccia ma lui indietreggia, non mi ha detto chi è e nemmeno perché siamo qua.
"Lei è Lisa" mi scruta da capo a piedi e mi abbraccia. Rimango un po' sorpresa da questo gesto ma subito dopo ricambio.
"Entrate" ci accomodiamo dentro. È una casa enorme con tantissime cose vecchie, ricordi, oggetti senza senso, ma è adorabile. Ci fa sedere su un divano completamente bianco di pelle, deve essere molto ricco.
"Volete un po' da bere?" Ci indica un armadio pieno di alcolici.
"Whisky" dice Andrew. Io non so se bere, non so cosa siano tutti quei nomi. "Lei dell'acqua" lo guardo e mi lancia un'occhiata.
Non capisco perché mi ha dato dell'acqua, ma non importa, non avrei preso alcol comunque.
"Come mai da queste parti?" Dice l'anziano signore mentre ci porge i bicchieri.
"Volevo che vedesse questo" dice indicando la casa. Sembra quasi una villa ma lui non è vestito come un riccone.
"Questo è stato costruito tutto da me, da anni e anni di duro lavoro" sorride ed io annuisco sorpresa. Tutto questo è stato costruito da lui, una casa così enorme costruita da lui.
"Non volevo nessun genere di aiuto , né con i soldi né con le mani." Sorride fiero, e sinceramente mi meraviglio di come sia venuta. Mi ricordo da piccola la mia vecchia casa sull'albero, io e mio padre cercavamo di costruirla. Il giorno dopo è caduta giù. Non era molto bella ma l'avevamo fatta io e lui, era speciale.
"Che maleducato non mi sono nemmeno presentato, io sono Elmond, un vecchio amico dei suoi genitori" mi sorride. Guardo Andrew che lo guarda inespressivo, non vedo emozioni su di lui.
"Bene, noi andiamo" Andrew si alza e si dirige verso la porta. Non capisco perché mi abbia portato qua.
"È stato un piacere conoscerla Elmond" sorrido e lui mi abbraccia, questo uomo è molto espansivo.
Usciamo dalla casa e Andrew sembra pensieroso. Vorrei chiedergli il perché di questa visita, sembra che a lui non sia piaciuta.
"Tutto bene?"
"Si" risponde secco. Rimango un po' male ma so che non era sua intenzione.
Continuiamo a camminare in silenzio fino a casa mia, non capisco questo improvviso cambiamento d'umore.
"Fai le valigie, vieni da noi" lo guardo e non so cosa dire. Anche se ora c'è lui non voglio rimanere lì a vita.
"No, voglio stare a casa"
"Va bene, faccio io le valigie" entra in casa e io lo seguo. Non so che intenzioni abbia. Sale le scale velocemente e si dirige verso la mia camera e si chiude dentro.
"Andrew apri! Che intenzioni hai?" Ma dall'altra parte della porta non sento niente, forse è solo uno stupido scherzo o qualcosa di ribelle.
Poco dopo apre la porta con la mia valigia, alzo lo sguardo e lo vedo bello sorridente.
"Beh, i tuoi vestiti vengono con me. Se vuoi tu rimani qua" mi sta dicendo che devo scegliere di rimanere a casa senza vestiti o seguirli a casa sua? Beh non mi resta altra scelta.
"Va bene, ma solo stanotte, d'altronde scapperò in un modo o nell'altro." Sorrido maliziosa e vado avanti. Lo sento sghignazzare da dietro e subito mi spunta un sorriso ebete.
"Lisa" urla Bernice appena mi vede. Mi viene ad abbracciare e subito mi ricordo Elmond, devo parlarne con Andrew.
"Andrew riesce a convincerti eh" dice Sophie entrando nella stanza e saltandomi letteralmente addosso.
È bello stare qua, sono tutti così accoglienti e sembra che mi conoscano da sempre e che faccia parte della famiglia.
È bello pensare a quando è speciale avere una famiglia unita.
Quando tuo padre ti guarda con occhi fieri, quando tua madre parla con te di ogni cosa. Io non posso sapere cosa vuol dire famiglia, perché non me lo ricordo più.
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The house (#WATTYS2017)
RomanceLa vita è come un gioco, se sai giocare vinci, altrimenti perdi. Lisa sta giocando molto duramente, giocherà con il fuoco e ,allo stesso tempo, con l'acqua. Lei è la solita ragazza gentile, ma con un presente piuttosto strano. Scoprirà cose, pers...
