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Ci siamo allontanati da casa, ormai è qualche minuto che stiamo camminando per Salerno.

-Be', posso sapere chi sei e perché stavi cercando Luca?- domando fredda.

Mi guarda, poi risponde pacatamente.

-Nicolò Rapisarda, meglio conosciuto come Tony Effe- mi porge la mano, aggancio i suoi occhi castani ed evito la mano.

-Aurora Rossi- dico appena.

La schiena mi fa malissimo.

-E comunque sono un amico di D'Orso, mi disse che abitava lì, ma a quanto pare ha cambiato casa- ragiona ed io annuisco.

-Perché hai finto di conoscermi?- gli domando diretta, così lui sospira.

-Mi è bastato guardare quei fottuti graffi sulle tue braccia e quei lividi per capire la situazione- scrolla le spalle, avverto il cuore accelerare e mi guardo le braccia, per poi corprirle con le maniche della mia felpa rossa.

Incrocio le braccia al petto e sospiro.

-Ti ha mandato Luca come spia o altro?- sbotto acida.

-No, non so nemmeno io dove sia. Sono arrivato da pochi giorni qui a Salerno, ancora non riesco ad ambientarmi, non risponde nemmeno al telefono- mi spiega.

-Ritorno a casa, è stato un piacere conoscerti- fingo un sorriso, che elimino subito non appena Nicolò mi afferra per il polso.

Mi volto verso di lui ed incrocio il suo sguardo.

-È pericoloso. Se vuoi potrei ospitarti io per qualche giorno- propone, ma mollo subito la presa.

-Non mi ha fatto nulla mio padre, sono soltanto dei graffietti. Può succedere durante un litigio, no?- domando nervosa.

-Ho un passato da schifo e so cosa vuol dire essere bersaglio di una persona che non sta bene mentalmente. Sono quasi morto per le botte, pugni e schiaffi, quindi fidati, stai da me per qualche giorno- dice.

Lo guardo all'istante e i miei occhi diventano lucidi.

-Non ci conosciamo, non posso accettare. Starò bene, grazie dell'interesse- faccio per andarmene, ma lui mi blocca nuovamente.

-Luca mi ha parlato a lungo di te, mi ha detto che ti ama da impazzire e suppongo non sappia di questo maltrattamento da parte di tuo padre e sono sicuro che se lo venisse a sapere, non gli lascerebbe via libera, perciò in dovere di suo amico stretto, mi sento di tenerti lontana dalle grinfie di quell'essere- mi spiega pacato, così incrocio il suo sguardo ed incrocio le braccia al petto.

-Senti Nicolò, io non so chi tu sia, tu non sai chi sono io, non metterti in mezzo, per favore. So badare benissimo mio padre, sta soltanto affrontando un brutto periodo, tutto qua, non esagerare e vedi di non dire nulla di tutto questo a Luca, hai capito? Mi ha picchiato solo per questi 3/4 giorni, ma solo perché ha bevuto un sacco, sicuramente tra poco si riprende e ritorna tutto come prima- deglutisco e il ragazzo scuote la testa.

-Vieni con me, ti porto da Luca- espone.

-No, torno a casa- comincio ad irritarmi ancora di più. 

Detesto quando qualcuno mi dice le cose che devo o non devo fare, è una cosa che proprio non sopporto, oltretutto si tratta pure di uno sconosciuto, a maggior ragione che dovrebbe farsi gli affaracci suoi.

Gli do le spalle ed inizio a camminare a passo svelto, fortunatamente non mi ferma, così mi reco verso casa mia, sperando di non ricevere altre violenze.

Sta succedendo tutto così in fretta, la testa mi scoppia, non ci sto capendo più niente.

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Luca's pov

Scendo dal corpo di Martina e mi stendo sfinito al suo fianco, sospirando leggermente più rilassato.

Afferro le coperte e le appoggio su di noi, appoggia la sua testa sul mio petto, così le accarezzo i capelli, mentre il suo respiro solletica dolcemente il mio petto.

-Sono stata benissimo- ammette sottovoce.

-Anche io, amore- le stampo un bacio tra i capelli. 

-Mi sei mancato in tutto questo tempo- aggiunge disegnandomi cerchi immaginari sul petto.

-A chi lo dici- sospiro, così aggancia il mio sguardo ed un attimo dopo azzera le distanze, posando le sue labbra dolci sulle mie.

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Martina è andata via da poco, mi sono divertito tantissimo con lei oggi per tutto il pomeriggio.

Accendo una sigaretta e aspiro, adesso sì che mi sento più rilassato.

Finalmente sono tornato alla vita di prima, finalmente sono tornato quello spensierato di una volta.

Che bello, finalmente di nuovo divertimento assicurato, altro che amore e tutte quelle altre stronzate!

Improvvisamente qualcuno suona al campanello, non credo sia mamma, vista che ora si trova in una casa di cura, sta cercando di disintossicarsi, spero davvero con tutto me stesso che ci riesca, pure se ha sbagliato, è pur sempre mia madre.

Mi alzo e vado ad aprire, continuando a fumare tranquillamente.

Appena apro la porta, con mio grandissimo stupore noto Nicolò davanti a me.

-Cosa ci fai tu qua?- gli domando spaesato.

-Devo parlarti- mi dice serio.

-Non ho erba- annuncio, ma lui scuote la testa.

-Si tratta di altro, Luca- scuote la testa, così inarco un sopracciglio perplesso.

-Ovvero?- aspiro ancora una volta scrutando attentamente i suoi occhi castani.

-Aurora Rossi- dice e a questo punto, sento il mio cuore perdere infiniti battiti.

UN CAOS PER DUE//CAPO PLAZA Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora