"Sono a casa"
Mia madre si catapultó alla porta dalla quale ero appena entrata.
"LUCE!"
Aveva un tono parecchio minaccioso. Dovevo prepararmi al peggio.
"DOV'ERI FINITA? SONO LE 14.30. SONO DUE ORE CHE PROVO A CHIAMARTI, MA SQUILLA A VUOTO. SI PUÒ SAPERE CHE FINE AVEVI FATTO?"
Ero molto in difficoltà. Le dovevo dire la verità? Sicuramente se non l'avessi fatto sarebbe venuta a saperlo.
"E PERCHÉ HAI I CAPELLI BAGNATI?!"
Con le sue urla, il mal di testa peggiorava sempre si piu. Sembrava mi potesse esplodere da un momento all'altro.
"Ecco io... Non sono andata a scuola oggi."
"STAI SCHERZANDO, SPERO."
Rimasi zitta.
"FILA SUBITO A LAVARTI E POI IN CAMERA TUA. ORA PENSO A UNA PUNIZIONE ESEMPLARE PER TE, SIGNORINA."
Senza fiatare feci come mi aveva detto. Sapevo di essere dalla parte del torto e inoltre non avevo abbastanza forze, quindi decisi di non contestare. Alla fine, pensavo andasse peggio. Ma probabilmente il peggio doveva ancora venire.
Feci una piacevole doccia calda per lavare via sabbia e salsedine dal mio corpo e mi infilai il pigiama dopo essermi asciugata i capelli. Mi misi nel letto. La testa martellava ancora più forte di prima, se possibile, e avevo freddo. Tanto freddo.
Quando ero sul punto di addormentarmi, mia madre entrò in camera. Aveva ancora uno sguardo molto serio, ma era più tranquilla di prima.
"Luce, dobbiamo parlare."
"Lo so."
"Perché l'hai fatto?"
"Non lo so."
Risposi.
"L'ho fatto e basta."
"Senti Luce, lo so che ti manca la tua scuola di Milano, ma devi abituarti. Ormai noi abitiamo qui. Non puoi scappare."
"So anche questo. Ho sbagliato, lo ammetto, ma avevo bisogno di staccare un po'."
"Dove sei andata?"
"Al mare."
"Bello il mare di inverno, eh?"
Adesso era molto pacifica. Forse aveva capito che l'avevo fatto solo perché non mi ero ambientata bene a scuola. E in parte aveva ragione. Tommaso era l'unica eccezione.
"Molto. Ora però vorrei riposare."
"Certo tesoro. Però una punizione non te la leva nessuno. E che non ricapiti più una cosa del genere."
Sorrisi debolmente.
Mi diede un bacio sulla fronte, ma appena poggió le sue labbra sulla mia pelle si siffermó.
"Ma tu scotti."
"In effetti... Non mi sento tanto bene"
"Aspettami qui, ti porto il termometro."
Pochi istanti dopo tornò nella mia stanza, in compagnia del nuovo termometro a mercurio.
"Misuratela."
Infilai il termometro sotto all'ascella e aspettai qualche minuto prima di scoprire il verdetto.
"Toglitelo, dai."
Passai il termometro a mia madre, che appena lo vide granó gli occhi.
"Hai 40 di febbre!"
"Ecco perché sto così male..."
"Adesso ti porto subito la medicina"
Mia madre corse in cucina e tornó in camera mia, sempre correndo. Mi diede una pastiglia di tachipirina e chiuse le finestre.
"Adesso riposa. Se quando ti svegli hai ancora la febbre così alta, chiamo il dottore."
"Va bene."
Appena chiuse la porta, nel buio della mia stanzetta, caddi in un sonno profondo, ripensando a quello che era accaduto durante tutta la giornata. Mi ero presa la febbre, però, anche se lo avessi saputo, l'avrei fatto lo stesso. Non mi ero mai divertita così tanto.
TOMMASO POV.
Appena entrai in casa, le urla della mia sorellina mi assordarono.
"Elettra! Smetti di urlare."
Era seduta davanti alla porta e in mano aveva uno strano gioco in scatola, con il quale parlava e strillava.
"Sei tornato finalmente!"
Disse abbandonando il gioco e venendomi contro.
"Oh, che bello, hai portato la sabbia!"
Togliendomi le scarpe, mi uscì dai piedi una quantità si sabbia sufficiente per riempire un secchiello da bambini. Mia sorella però non sembrava per niente infastidita da quella piccola montagnola che si era creata, anzi, cominciò ad impastarla con le mani, cosa che mi fece leggermente schifo. Quella sabbia stava nei miei piedi!
"Tommy prendi la scopa e pulisci subito."
Disse mio padre serio osservando la confusione che avevo creato nell'ingresso.
Feci come mi aveva detto e scansai mia sorella, che riuscì comunque a prendere un pugnetto di sabbia e portarlo in camera sua, per poi chiudersi li dentro e giocarci.
Mio padre in macchina mi aveva messo particolarmente in imbarazzo. E non capitava spesso. Con lui ero aperto, gli dicevo tutto sui miei sentimenti. Ma quando mi aveva domandato chi fosse Luce, avevo esitato un attimo. Chi era Luce per me? Alla fine, non era nessuno. L'avevo conosciuta solo il giorno prima... Era poco per considerarla un'amica. E allora perché le avevo chiesto di venire con me al mare. Avevo solo bisogno di un compagno di viaggio e lei era la prima che mi era capitata sotto mano? Non penso. Se avessi voluto qualcun'altro, mi sarebbe bastato andare a chiamare Luca. Io volevo lei. E infatti avevo passato una delle giornate più belle della mia vita. Ripensai alla sua testa sulla mia spalla. Era proprio molto carina...
"Tommaso! Eccoti finalmente."
Mia madre irruppe nella mia mente, cancellando tutti gli schemi mentali che avevo creato.
"Ciao."
Dissi piano.
"Come mai sei scappato così da scuola? Non farlo mai più!"
"Come se te ne importasse..."
Dissi piano.
Lei però sentì lo stesso.
"Certo che mi importa. Non voglio più sentirti dire delle cose del genere."
A quel punto sbroccai. Quella donna non mi conosceva minimamente. Non sapeva cosa mi piacesse, cosa odiassi fare e forse non saprebbe neanche che scuola frequentassi se mio padre non avesse avuto la briga di dirglielo.
" Ma ti senti quando parli? "
"Tommaso non rispondere così a tua madre!"
Mio padre interruppe il nostro litigio immischiandosi. E questa era una cosa che odiavo una sacco. Quando litigavo con mia madre e alzavo un pi troppo la cresta, lui interveniva sempre, nonostante sapesse che infondo avevo ragione. Lei non sapeva chi fossi. Io non ero figlio di quella donna.
Senza rispondere mi rifugiai in camera mia. Presi il telefono e cominciai ad ascoltare la musica, poi per svagarmi un po' decisi di scrivere alla mia nuova amica.
Tommy
Hey sirenetta, sei affogata o sei ancora viva?
Chiusi WhatsApp e aspettai steso sul letto una sua risposta, capace di cambiarmi d'umore (e in questi momento ne avevo particolarmente bisogno.)
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IL CAPOLAVORO CHE È IN ME 2 // ULTIMO
FanfictionDopo vari anni Margherita, ormai sposata e con due figli, é costretta a tornare a Roma. Fra mille casini, rincontrerà quello che è stato il casino più grande della sua vita. Alla fine della storia ho aggiunto un piccolo "scambio di idee" fra tutti i...
