MARGHERITA POV.
Me ne stavo lì, seduta nel tavolino degli alcolici, davanti a me bottiglie mezze vuote di birra, liquori, vodka e Martini, con i quali avevo fatto delle miscele abbastanza rivoltanti, che peró avevo mandato giù senza fare troppo la schizzinosa. Anzi, non avevo esitato un secondo. Era da tanto tempo che non bevevo, ma questa sera ne avevo particolarmente bisogno. Il mio corpo voleva abbandonarsi alla bella sensazione di vuoto che si ha quando si è ubriachi, dove tutto è bello, dove tutto ci fa ridere. Magari sarei riuscita a scherzare anche sull'affido dei miei figli. Comunque, ero ancora abbastanza lucida per sentire la voce che richiamò la mia attenzione da dietro di me.
"Non è bello bere da soli, sai?"
Niccolò prese una sedia e si unì a me.
Io sospirai.
"Che ci fai qui? Non te ne eri andato con i tuoi figli?"
Lui si riempì con calma un bicchiere di vodka alla pesca, poi mi rispose.
"No. È venuta Federica a prenderli."
Qualcosa mi diceva che questa informazione era già registrata nel mio cervello, ma ormai la mia mente era particolarmente annebbiata.
Scoppiai a ridere.
Non sapevo perché, ma la cosa mi sembrava molto buffa. Federica era così ridicola... Prendersela per delle cose che erano successe anni e anni prima. Molto esilerante.
Niccolò mi scrutó, probabilmente per capire se lo stavo prendendo in giro o se la mia risata era solo un effetto dell'alcol. Presumibilmente optó per la seconda, infatti tornò a concentrarsi sul suo bicchiere che riempì nuovamente.
"Non si è presentata perché era arrabbiata con noi? Dai è ridicola"
Risi ancora, fino a farmi scendere qualche lacrima.
In quel momento in realtà, la ridicola ero io.
Niccolò, che probabilmente già prima aveva bevuto insieme ai suoi amici, riempì un terzo bicchiere e scoppiò a ridere anche lui, contagiato da me.
" Hai ragione. Lo sai che mi ha praticamente lasciato? Ormai non stiamo più insieme."
Risi ancora più forte, se possibile.
Non era una bella cosa, avrei dovuto dire qualche parola confortante a Niccolò, dirgli che mi dispiaceva, ma era tutto così divertente che non riuscivo proprio a smettere di ridere. E d'altra parte, lui non sembrava molto dispiaciuto.
"E adesso?"
Chiesi.
"Adesso sono libero come un fringuello. Anzi, come una rondine senza il suo guinzaglio. Finalmente posso fare quel cazzo che mi pare."
Era palesemente ubriaco, ormai stava finendo il quinto bicchiere di vodka. Io però non ero da meno. Avevo addirittura perso il conto di quanti drink mi ero scolata.
" Allora, ora che sei libero, andiamo in pista a ballare! "
Dissi, stuzzicata dalla musica ritmata che era stata messa dal dj nella stanza.
Lui acconsentì, ma quando provai ad alzarmi dalla sedia persi l'equilibrio e rotolai per terra. Lui, che forse era messo un po' meglio di me, scoppiò a ridere, ma poi mi aiutò a rialzarmi.
"Tutto bene?"
Risi ancora.
"Si sto bene."
Mi appoggiai alla sua spalla.
"Ora però ho bisogno che mi accompagni in bagno a vomitare"
Dissi soffocata dalle risate.
In effetti, cominciavo a sentire un leggero malessere e avevo bisogno di far uscire tutto l'alcol che avevo in corpo.
"Va bene, andiamo di sopra"
Disse ridendo e trascinandomi letteralmente verso le scale.
Riuscire ad arrivare al piano superiore fu un'impresa. Niccolò era appoggiato al parapetto e dato che era un po' più lucido di me e forse più abituato a gestire delle situazioni del genere, cercava di mantenermi in equilibrio, dicendo che piede mettere in avanti. Però stava morendo dal ridere, a volte si fermava piegato in due dalle risate, a volte sbagliava a darmi indicazioni e io ruzzolavo per terra. E tutti e due giù a ridere.
Strano come l'alcol possa modificare i nostri sentimenti. Fino a qualche ora prima sarei potuta scoppiare a piangere da un momento all'altro, ora piangevo, ma dal ridere. E non riuscivo a fermarmi.
"Ce l'abbiamo fatta!"
Disse trionfante lui asciugandosi le lacrime.
"Fammi entrare nel gabinetto che se no ti vomito addosso"
Lo minacciai.
"No grazie, sto bene così."
Mi aprì la porta e mi osservó piegarmi su un gabinetto, alzandomi i capelli.
Rimasi in quella posizione per circa dieci minuti, ma niente. Non riuscivo ad espellere quello che avevo in corpo, così ci rinunciai.
"Falso allarme, posiamo tornare giù"
Lui barcolló un po' e mi prese per mano, aiutandomi ad uscire dal bagno. Quando eravamo peró quasi sulla soglia, perse l'equilibrio e finimmo tutti e due per terra, io sopra di lui. Ad un tratto le risate cessarono. Guardavo i suoi occhi, liberi per la prima volta dagli occhiali da sole, e lui guardava i miei. Poi, sopraffatta da un istinto che ero sempre riuscita a controllare e a rinchiudere nel profondo di me stessa, lo baciai. Anzi, gli saltai letteralmente addosso. Lui sollevò il busto per essere più vicino a me e io lo tirai per la camicia che era già mezza sbottonata e lasciava intravedere i suoi magnifici tatuaggi. Non sapevo cosa mi fosse preso, ma non ero riuscita a trattenermi. Da troppo tempo ormai, sognavo quel momento. L'alcol aveva fatto scomparire la parte razionale di me, cancellando ogni senso di pudore. Sapevo che non era giusto, ma non me ne fregava niente. Lo volevo. Ora.
Lui mi sollevò continuando a baciarmi con una gran foga e mi appoggiò al muro. Poi cominciò a baciarmi il collo. Spinti da una grande voglia di entrambi, aprì la prima porta di una camera che trovò dietro di noi e mi spinse sul letto, poi si tolse definitivamente la camicia. Era stupendo, come lo avevo lasciato. Non ebbi molto tempo per ammirarlo, perche subito mi saltò addosso e ricominciò a baciarmi con ancora più foga, mentre mi aiutava a sfilarmi il vestito. Si tolse i pantaloni e rimase con i boxer. Mi sfilò l'intimo e continuó a baciarmi, poi io gli tolsi i boxer. Lui entrò senza esitazione dentro di me.
Stavo bene.
Ero felice.
Ansimavo, ma cercavo di pronunciare il suo nome.
Niccolò.
Era lui che volevo.
E l'avevo capito solo ora che ero ubriaca.
È proprio vero:
L'alcol fa miracoli.
Sfinito, si stese al mio fianco e mi diede un ultimo bacio appassionato prima di addormentarsi. Io mi appoggiai al suo petto e cullata dalle sue braccia, feci lo stesso.
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IL CAPOLAVORO CHE È IN ME 2 // ULTIMO
FanficDopo vari anni Margherita, ormai sposata e con due figli, é costretta a tornare a Roma. Fra mille casini, rincontrerà quello che è stato il casino più grande della sua vita. Alla fine della storia ho aggiunto un piccolo "scambio di idee" fra tutti i...
