CAP 53

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TOMMASO POV.

Ero scappato dall'ospedale. Ero corso via come un codardo. Non volevo farmi vedere piangere, sarei passato come quello debole. Ma soprattutto non volevo vedere Margherita. Ero restato per qualche secondo dopo la terribile notizia e subito le mie orecchie si erano riempite di urla e di pianti. Non ce la facevo a vederla così. Ero un codardo, ma adesso non mi importava. La mia mente stava per esplodere. Mi guardavo intorno, ma tutto mi ricordava lei. Il cielo mi ricordavano i suoi occhi, il Sole i suoi capelli. Nell'aria sentivo il suo profumo. Probabilmente stavo impazzendo. Provai a chiudere gli occhi, ma la mia mente proiettò un nostro ricordo. Noi due al mare. Io che la faccio cadere in acqua. Lei che fa cadere me. Lei che ride scostandosi dal viso i capelli bagnati. Lei.
Me l'aveva promesso. Non doveva essere il nostro ultimo bacio quello in ospedale. Invece se ne era andata. Per sempre. Faticavo a comprenderlo. Sembrava solo un brutto sogno. Volevo che fosse solo un incubo. Invece era tutto estremamente reale. Il petto mi duoleva, così mi sedetti su una panchina. Avevo camminato a caso, non sapevo dove fossi. Non mi importava. Continuavo a pensare a lei. A lei che se ne era andata. A lei che non aveva mantenuto la sua promessa. A lei che mi aveva abbandonato in un mondo di merda. A lei che non avrei mai più rivisto.
A lei.

"Ragazzo, ti senti bene?"

Mi voltai e alla mia destra spuntò un uomo, che mi guardava con fare interrogativo. Mi asciugai velocemente le lacrime, ma delle nuove mi bagnarno le guance.

"Io... io...."

L'uomo addolcì lo sguardo e si sedette al mio fianco.

"Su, su. Non fare così. "

Non sapevo come mai, ma avevo bisogno di sfogarmi. E quel perfetto sconosciuto mi parve la persona più giusta del mondo.

"Se ne è andata. Per sempre. Non riesco neanche a dirlo. Lei è... lei è... morta."

L'uomo sospirò e annuì gravemente.

"Doveva essere una persona molto importante per te"

Fra i singhiozzi risposi. Mi sentivo uno stupido, stavo raccontando i miei problemi a una persona anziana che probabilmente aveva i suoi di problemi. Inoltre piangevo come un bambino.

" Si. Era importantissima. E lui, lassù, me la ha portata via. "

Dissi indicando il cielo. Il mio rapporto con la religione era molo particolare. Non ero professante ma credevo. Credevo che lassù ci fosse qualcuno al di sopra di tutti noi, un Dio capace di decidere le sorti di tutti quanti. Per questo se Luce era morta era solo colpa sua. Non l'aveva salvata.

L'uomo sospirò ancora e sorrise amaramente.

"Sai, Lui sa quello che fa. A volte però ci può sembrare immensamete sbagliato. "

Ascoltavo attentamente quello che aveva da dirmi il signore davanti a me senza smettere di piangere.

"Pensaci un po. Se tu avessi davanti a te un prato pieno di fiori colorati, quale raccoglieresti per poterlo mettere sopra il tuo balcone, dove tutti potrebbero vederlo e ammirarlo?"

Ci pensai un attimo.

"Beh, ovviamente il più bello. "

Lui sorrise.

" Esatto. Dio fa lo stesso. Raccoglie i fiori più belli e li protegge da vicino. Se li tiene stretti per sempre, li custodisce e li ammira. E non stiamo parlando di una bellezza esteriore, ma di una interiore. "

Avevo smesso di piangere e ascoltavo attentamente.

"Luce era il fiore più bello di tutti. Era dolce, gentile, solare, allegra, stupenda."

Commentai.

"Allora devi essere felice. Adesso lei è al sicuro nella casa del Signore. Non soffrirà più. Rimarrà stupenda come l'hai lasciata. E quando verrà il tuo momento la riincontrerai. E sarà bellissimo."

Quelle parole mi tranquillizzarono. Certo, non ero pienamente convinto, però era bello crederci. La perdita non era più così devastante. Lei non avrebbe sofferto mai più. Ora era al sicuro.

Il signore si piegò in avanti e colse un fiore viola da terra. Poi si girò verso di me e me lo mise nella tasca della camicia che avevo sul petto.

"E ricordati che lei è sempre qui. Nel tuo cuore."

Sorrisi leggermente e chiusi gli occhi per annusare il fiore. Per un attimo mi sembrò che il profumo di Luce provenisse proprio da quella viola. Mi si drizzarono i peli sulle braccia dallo stupore. Aprii gli occhi di scatto e mi guardai intorno.
Il signore non era più al mio fianco. Non c'era più. Era sparito.
Per un attimo ebbi una strana sensazione. Poi però lasciai perdere e ripensai a tutto quello che mi aveva detto. Le sue parole erano state molto rincuoranti. Ero comunque a pezzi, però ero più rilassato. Mi rimisi il fiore nella tasca e mi lasciai cullare dal vento.

NICCOLÒ POV.

Dopo numerose ricerche, ero venuto a sapere che Manuel si era ritirato nella sua casa di montagna. Mi ero spacciato per un amico di vecchia data ed ero riuscito ad ottenere l'indirizzo. Ora mi stavo dirigendo proprio lì. Ero in macchina già da un'oretta quando finalmente trovai la casa. Parcheggiai la macchina e scesi. Mi guardai un po intorno. Per essere una casa di montagna era molto attrezzata. Poteva essere considerata più una villa. Piscina, gazebo, tavolone, biliardino e addirittura telecamere di sorveglianza. Il tutto che si affacciava su un bellissimo panorama. Questo pezzo di merda aveva milioni di soldi e non aveva donato il suo stupido midollo alla figlia. Finalmente lo avvistai. Era ai piedi del dirupo e si fumava tranquillamente una sigaretta. Sua figlia era appena morta e lui se ne stava lì a guardare il panorama. Mi avvicinai con rabbia. Feci parecchio rumore, infatti lui si girò verso di me. Appena mi vide sorrise. Avevo una terribile voglia di spaccargli quella brutta faccia di merda. Ora mi trovavo di fronte a lui.

" A cosa devo questa piacevole visita?"

Disse lui.
Strinsi i pugni lungo i fianchi, facendomi diventare le nocche bianche.

"Tu sei Niccolò vero? Il nuovo  compagno di Margherita."

Era molto informato. Non risposi.

"Quella troia cambia uomo come cambia i vestiti. Una settimana fa ne aveva un altro..."

A quelle parole non ci vidi più dalla rabbia.

 IL CAPOLAVORO CHE È IN ME 2 // ULTIMO La tua prossima ossessione. Scoprilo ora