"Fabrizio..."
Ero molto a disagio. Sentire la sua voce così distrutta mi faceva male, perche sapevo di essere io la causa del suo dolore. E aveva ragione. Mi facevo schifo da sola, ma al cuore non si comanda. E il mio apparteneva a Niccolò.
"Fabrizio niente. Lo sai qual è la cosa che mi fa più schifo? È che tu mi hai raccontato di quanto hai sofferto dopo che il tuo ex Mattia ti aveva tradita. E tu cosa fai? Mi tradisci. Pensi di essere migliore di lui?"
Queste parole mi ferirono. Sapevo che non avevo fatto un bel gesto, che non dovevo essere perdonata. Ma essere paragonata a Mattia, questo non potevo permetterlo. Certo, l'avevo tradito, non c'erano scuse. Ma gline avrei parlato subito. Non l'avrei continuato a scopare di nascosto. Questo non lo avrei mai fatto. Mai.
"Fabrizio, ero ubriaca. Il mio cuore ha deciso per me. So che sono stata ingiusta, ma te ne avrei parlato subito. Ti stavo appunto chiamando per..."
"Basta inventarti scuse Margherita. Sono stufo. Sii felice con Niccolò."
E così dicendo buttó giù.
Rimasi per qualche minuto con il telefono in mano come una scema.
Proprio quando stavo per metterlo via, questo ricominciò a suonare. Pensavo fosse Fabrizio così risposi subito. Volevo chiarire meglio questa situazione. Volevo parlargli dal vivo, avere un incontro con lui per spiegarmi le mie ragioni, anche se giustamente non mi avrebbe mai perdonata.
"Fabrizio per fortuna che mi hai richiamata. Io..."
Il mio discorso venne interrotto.
"Scusi, non so chi sia questo Fabrizio, ma ho bisogno di parlarle di una questione importantissima. È da questa mattina presto che cerchiamo di contattarla."
Una voce a me estranea provenì dall'altro lato del telefono.
Arrossii per la brutta figura fatta. Che stupida, Fabrizio non mi avrebbe mai più richiamata. Dovevo mettere il cuore in pace. Speravo solo che riuscisse a trovare una donna alla sua altezza.
"Mi scusi... Dica pure"
"Sono un medico dell'ospedale in cui è stata ricoverata sua figlia qualche settimana fa."
Subito cominciai a preoccuparmi. Il medico mi cercava urgentemente?
"Si, mi ricordo"
"Come le avevo detto, avevamo bisogno di controllare al meglio gli esami di sua figlia."
Ansia pura.
"Certo."
Dissi.
"Ecco... Vorrei che lei venisse qui in ospedale. Con sua figlia. Istantaneamente."
"Ma sta succedendo qualcosa di grave?"
Tutto questo mistero non aiutava il panico che cresceva dentro di me.
"Preferire parlarne di persona. Venga il prima possibile."
"Certo. Mi sbrigo."
Chiusi la chiamata e corsi in macchina. Passai tutto il viaggio a pensare a quello che sarebbe potuto succedere. Mi ero svegliata come la persona più felice e realizzata del mondo, ma già la mia favola era finita. Se Niccolò non era con me, tutto andava male. Il mondo mi crollava addosso. Se ne era andato e tutto aveva cominciato ad andare a rotoli. Niccolò era il mio angolo felice.
Appena arrivai a casa, svegliai velocemente Luce e Nico, li feci preparare e li caricai in macchina.
"Mamma ma dove stiamo andando?"
Chiese Luce ancora stordita dal sonno da cui l'avevo appena portata via.
"Luce, i medici hanno chiesto di vederci. Non so perché, ma hanno detto di andare in ospedale immediatamente."
Questa volta fui schietta con lei. Dovevo essere sincera. Non sapevo cosa aspettarmi da questo incontro imminente.
Lei rimase zitta. Probabilmente aveva già compreso. Passammo tutto il resto del nostro viaggio in religioso silenzio, ciascuno di noi tormentato da paura e ansie differenti.
Arrivati, scendemmo dalla macchina e ci dirigemmo nella stanza destinata al nostro incontro. Un medico in camice bianco ci fece accomodare in un ambulatorio e io e i miei figli ci sedettimo sulle sedie presenti in quell'ufficio.
"Buongiorno dottore."
Dissi stringendogli la mano.
"Buongiorno."
Era serio.
Molto.
"Salto i convenevoli e vado subito al punto se me lo permettete."
Disse lui serio. Si vedeva che era un professionista.
"Certo."
Cercai di essere sicura, ma il mio tono di voce si incrinó.
"Allora, vi abbiamo fatto correre qui per un motivo ben preciso. Abbiamo controllato gli esami di sua figlia. C'è qualcosa che non va."
Fece una pausa.
"Qualcosa su cui non possiamo passare sopra."
Osservai Luce. Aveva paura, i suoi occhi non mentivano. Il piccolo Nico non capiva bene cosa stesse succedendo, ma percepiva qualcosa di negativo. Non avrei voluto che anche lui fosse presente, ma non potevo lasciarlo a casa da solo e neanche da Stella, che a breve sarebbe partita in viaggio di nozze.
"E quindi?"
Esortai il medico.
"Signora, sua figlia soffre di una grave malattia. Una malattia che porta a una insufficiente produzione di globuli rossi, infezioni frequenti a causa della infrequente produzione di globuli bianchi ed emorragie per lo scarso funzionamento delle piastrine. Il nome di questa malattia è leucemia."
Il silenzio caló nella stanza. Avevo i brividi. I miei occhi pizzicavano e lacrime minacciavano di uscire. Dovevo essere forte. Dovevo farlo per mia figlia, che aveva appena abbassato lo sguardo nascondendo le guance bagnate. Dovevo essere forte.
La abbracciai. Fu l'unica cosa che riuscii a fare. Se avessi provato a parlare, sarei scoppiata a piangere e non potevo permettermelo.
Il medico capì la situazione, quindi fece una pausa. Poi richiese la nostra attenzione. Doveva continuare il suo discorso e avevo una netta sensazione che le cose brutte non fossero finite.
Nico ci guardava. Non capiva.
"Luce, cara, ti va di andare a prendere un bicchiere d'acqua con l'infermiera?"
Chiese dolcemente a mia figlia.
Probabilmente non voleva che sentisse quello che aveva da dirmi ora.
Lei annuì tenendo la testa bassa e uscì dalla stanza in compagnia del fratello.
Subito il dottore ricominciò a parlare.
" Signora so che è un duro colpo, ma devo dirle un'altra cosa. Ce la fa?"
Mi asciugai una lacrima che non ero riuscita a trattenere ed annuii.
"La malattia è già in stadio avanzato. Dobbiamo trapiantare subito un midollo osseo, però ne serve uno compatibile. Dobbiamo trovarlo in fretta se no..."
Non concluse la frase.
"Ma com'è possibile che non me ne sono mai accorta che stava così male?! Come?"
Chiesi con grande rabbia.
"Sa, a volte i sintomi sono interamente. Non potevamo fare tanto. Ora si però. Cominceremo subito le ricerche per un midollo compatibile."
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IL CAPOLAVORO CHE È IN ME 2 // ULTIMO
FanfictionDopo vari anni Margherita, ormai sposata e con due figli, é costretta a tornare a Roma. Fra mille casini, rincontrerà quello che è stato il casino più grande della sua vita. Alla fine della storia ho aggiunto un piccolo "scambio di idee" fra tutti i...
