Scusate se pubblico ora, oggi sono via tutto il giorno senza cellulare...
NICCOLÒ POV
Arrivati a casa, feci scendere Elettra dalla macchina e aprii la porta di casa.
"Siamo qua"
Urlai, per far sì che la mia compagna mi sentisse dall'altra stanza.
Federica spuntò dal corridoio che dava sulla cucina.
"Yes... Yes. Sorry"
Appoggiò sulla spalla il telefono, con il quale stava parlando probabilmente con un ricercatore americano di cui aveva fatto conoscenza negli Stati Uniti.
"Amore!"
Sussurró rivolgendosi alla bambina al mio fianco. Le diede un bacio sulla fronte, poi si rivolse a me.
"Ciao tesoro"
Mi stampó un bacio sulle labbra di sfuggita.
Poi tornó da dove era venuta, continuando a parlare inglese con il tipo americano. Il suo inglese non era neanche paragonabile al mio, quasi completamente biascicato. In America avevo avuto diverse difficoltà nell'ambientarmi, per questo stavo quasi sempre a casa o parlavo al telefono con i miei amici rimasti in Italia. Soprattutto con Adriano.
Federica, soprattutto per colpa del lavoro, non era molto presente nella vita dei nostri figli. Con Tommaso si era impegnata inizialmente. Era presente, lo coccolava, seguiva la sua crescita. Quando però si accorse che ad occuparmene c'ero sempre io, lasció perdere. La vedevamo pochissimo. Era sempre fuori casa. Tommaso inizialmente faceva delle domande, poi però si era adattato. La madre non aveva orari. A volte c'era, a volte no. Alla nascita di Elettra, il rapporto fra lei e i suoi figli si increspó ancora di più. Era come se Elettra non conoscesse sua madre. Era fredda e distaccata con lei. Voleva stare solo con me. Fede a volte ci stava male, ma anche lei se ne era fatta una ragione. Aveva altre cose più importanti a cui pensare d'altronde. Eravamo una famiglia molto particolare. I ruoli erano come invertiti. Io ero la madre, Federica il padre. Io mi occupavo delle faccende di casa e dei bambini, Federica lavorava. Certo, anche io lavoravo, e anche tanto. Come cantante fortunatamente avevo avuto successo. Avevo fatto uscire già cinque album e stavo lavorando per il sesto. Fra qualche mese sarebbe uscito e poi sarebbe iniziato il tour, comprendente un sacco di date in tutta Italia. Ero felice del mio lavoro. Tanto. Mi sentivo libero di esprimere quello che sentivo, cosa che a casa mia non era possibile. Ormai la mia vita era già strutturata. Dall'inizio alla fine.
LUCE POV
Mancava poco e sarebbe suonata anche l'ultima campanella. I professori erano tutti abbastanza normali. Nessuno era stano e sembravano anche bravi. Non avevo fatto molta amicizia, avevo spiaccicato due parole con il mio "simpaticissimo" compagno di banco Tommaso, e avevo scambiato quattro chiacchere con la ragazza seduta nel banco davanti al mio. Aria. Questo era il suo nome. Era simpatica e mi aveva colpito soprattutto perché era stata tutto il tempo da sola. All'intervallo si era rifugiata in un angolo con un libro. Mi sembrava molto simile a me. Anche io amavo leggere e stare sola. Non volevo passare per quella asociale, ma era la mia vera natura.
Driiiiiiiiiiin
La campanella mi risveglió dai miei pensieri.
"Finalmente!"
Esclamó Tommaso.
Cominciai a riempire lo zaino e mi avviai verso l'uscita. Davanti alla porta, una ragazza mi sbarró la strada.
"Ciao. Io sono Eleonora, loro le mie amiche a Silvia e Stefania."
Sembrava voler fare amicizia, ma il suo tono non era per niente amichevole. Era... Perfido.
Le ragazze all sue spalle fecero un sorriso parecchio finto.
"Ciao"
Dissi piano.
Nessuno parlava. Continuava a rimanere davanti alla porta e la situazione stava diventando particolarmente imbarazzante.
"Scusate, dovrei andare a casa..."
"Non ti va di stare un po' con noi?"
Il suo tono ora era molto minaccioso.
"Non posso. Mia madre mi aspetta."
"E papà? Papà non ti aspetta?"
Ma cosa volevano queste da me? Che le avevo fatto?
"Scusami Ele, ma lei è occupata con me oggi."
Tommaso spuntò da dietro e mi mise una mano sulla spalla. Subito Eleonora si spostò da davanti alla porta. Tommaso mi trascinó letteralmente fuori dalla classe. Gli sguardi furiosi delle tre ci seguirono per tutto il tragitto.
Quando fummo fuori dalla scuola, Tommaso mi lasció andare.
"Tranquilla, non c'è bisogno di ringraziare."
Disse con un tono da superiore, facendo finta di pulirsi la polvere dalla spalla. Era molto buffo.
"Ma che volevano quelle da me?"
"Lascia perdere. Sono pazze. Se non ci fossi stato io non si sarebbero scollate. Ti conviene stare attenta con loro. Sono il tuo salvatore"
Continuó a scherzare.
"E va bene, grazie!"
"Non c'è di che"
Disse soddisfatto. Poi notò il suo gruppetto di amici dall'altra parte della strada e mi salutò.
"A domani!"
"Ciao."
Dissi piano.
Mi incamminai verso casa.
Era simpatico, infondo.
MARGHERITA POV
Ero in cucina, avevo appena messo su l'acqua per la pasta. A breve sarebbe tornata a casa anche Luce.
"Nico! Vieni a darmi una mano!"
Chiamai mio figlio, che da quando eravamo tornati si era rifugiato nella sua camera a giocare con le costruzioni. Ero ancora abbastanza turbata da quello che era successo poco prima nella scuola, ma cercavo di non pensarci. Forse era solo un brutto sogno.
"Eccomi mamma"
Il moretto spuntò nella stanza saltellando.
"Mi aiuti a tagliare i pomodorini?"
"Certo!"
Nico si divertiva molto in cucina.
"Intanto ti va di raccontarmi cos'è successo oggi?"
"Eravamo in classe. La mia compagna di banco aveva un astuccio bellissimo, con un sacco di colori. Le ho chiesto se potevo provarli ma lei mia ha detto di no. Io però li volevo tanto e allora ne ho preso uno. Lei poi mi ha dato un morso proprio sul braccio"
Indicò il punto dolente, sul quale erano ancora visibili i denti della figlia di Niccolò.
"Non mi vorranno più a scuola?"
"Amore certo che ti vogliono. Sei così intelligente... Però mi devi promettere di non prendere più le cose degli altri senza permesso. Va bene?"
"Si mamma, te lo prometto."
Gli diedi un bacio sulla testa e continuammo in silenzio a cucinare. Pochi attimi dopo suonó il campanello.
"Vado io!"
Urló Nico.
Poco dopo tornó.
"È Luce"
Mia figlia fece il suo ingresso in cucina.
"Hey! Com'è andata?"
"Tutto bene"
Furono le uniche parole che riuscii a estorcerle. Non amava parlare della sua vita, specialmente con me.
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IL CAPOLAVORO CHE È IN ME 2 // ULTIMO
FanfictionDopo vari anni Margherita, ormai sposata e con due figli, é costretta a tornare a Roma. Fra mille casini, rincontrerà quello che è stato il casino più grande della sua vita. Alla fine della storia ho aggiunto un piccolo "scambio di idee" fra tutti i...
