Arrivai in ospedale da Margherita dopo circa due orette da quando mi ero messo in macchina. Per arrivare alla casa di Manuel non ci voleva così tanto, ma durate il tragitto mi ero fermato parecchie volte a causa delle lacrime che mi offuscavano la vista. In questo momento ci mancava soltanto che facessi un incidente. Ero però finalmente riuscito a liberarmi, a svuotarmi di un peso che era uscito in parte dal mio corpo mediante le lacrime. Avevo pianto tutto quello che avevo in corpo. A volte piangere fa bene. Ti sfoghi. Spesso serve solo piangere. Cercare di trattenere le lacrime che vogliono uscire aumenta soltanto il malessere dentro di noi. In molti possono pensare che piangere sia un simbolo di debolezza, di fragilità. Ma, come cerco di spiegare nelle mie canzoni, paradossalmente la fragilità non è una debolezza, non è un punto debole. È un nostro punto di forza, che ci rende diversi. Forse più instabili degli altri, ma di sicuro più puri. Più tranquilli con noi stessi. È come dire al nostro corpo okk, io sono così e non mi nascondo. Io sono così e lo accetto. Cercare di cambiare il proprio essere mediante tante maschere aumenta soltanto la difficoltà nell'accettare noi stessi. E se noi in prima persona non riusciamo ad accettarci, come possiamo pretendere che lo facciano gli altri? A volte basta soltanto abbassare la maschera e mostrare il nostro vero volto, pieno di lacrime, sorridente, terrificato, angosciato, ferito, o quello che sia.
Basta solo accettare noi stessi.
Se gli altri non lo fanno, peggio per loro. Perdono una persona che avrebbe potuto dargli tanto nonostante le inquietudini e le fragilità. Trovaremo altre persone che ci accettano per quello che siamo.
Entrai nella stanza e davanti a me apparve una scena molto commovente. Margherita era stesa nel letto che dormiva. Il suo sguardo crucciato lasciava intravedere la sofferenza che provava anche durante le poche ore di sonno. Attaccato al suo collo c'era il piccolo Nico. Probabilmente lo avevano portato lì le assistenti sociali. Erano molto belli, però era evidente la mancanza di una persona fondamentale per quella fragile famiglia. Mancava Luce.
Mi stesi a loro fianco.
Anche io avevo passato delle terribili ore. Dalla morte di Luce alla morte di Manuel, suo padre. Speravo solo che lassù non la torturasse come aveva fatto qua sulla terra. Luce doveva avere un meritato riposo. Per Manuel sarebbe andato benissimo l'inferno. Scacciai quelle terribili immagini dalla mia mente. Non era bello pensare delle cose del genere nei confronti di chi ormai non c'era più, anche se questo era stato una terribile persona.
Poco dopo essermi steso, la porta si aprì. Mi alzai a sedere.
"Tommy"
Sussurrai.
Lui alzò lo sguardo che aveva tenuto fisso sui suoi piedi fino a quel momento e mostrò i suoi occhi rossi. Nella tasca aveva uno splendido fiore viola.
"Ciao papà"
Seguirono attimo di silenzio, poi mi abbracciò forte. Fra di noi non servivano parole. Ci capivamo così. Senza dire niente.
Ad interrompere il momento fu propri lui.
"Senti papà, qui fuori c'è la mamma. L'ho chiamata io. Ho bisogno di farmi una doccia e dormire qualche ora sul mio letto, ho la testa che mi esplode. Mi porta a casa lei"
"Va bene, non c'è problema"
Dissi constatando le condizioni di mio figlio. In poche parole sembrava uno zombie. Occhi cerchiati di rosso, occhiaie viola, il viso pallido. L'unico segno di vitalità in lui era proprio quello splendido fiore.
"La mamma ha detto che prima vuole parlarti"
Esitai un attimo prima di rispondere.
"Si. Vado fuori. "
Così dicendo uscii e chiusi la porta alle mie spalle.
Me la trovai davanti. Sembrava diversa. Era vestita con abiti larghi, non eleganti come il suo solito. Aveva i capelli raccolti in una lunga coda bionda e gli occhi non trapelavano più il suo solito orgoglio. Aveva le braccia incrociate al petto e si stringeva da sola, forse perché ora non c'èra più nessuno che lo facesse.
"Ciao Nick"
Disse.
Mi misi di fronte a lei.
"Ciao Fede."
Lei sospirò.
"Ho saputo quello che è successo. Mi dispiace un sacco."
Era sincera. Negli occhi non aveva ironia, solo puro dolore.
"Dov'è Margherita?"
Chiese poi.
"È dentro. Le hanno dato un sonnifero per dormire, a breve dovrebbe svegliarsi."
"Quando si sveglia dille che sono passata, ok? Ci tengo"
Annuii perplesso.
"Posso farti una domanda?"
Chiesi cauto.
"Certo"
"Tu non ce l'hai con noi? Immaginavo che..."
Mi interruppe subito.
"Nick, ma per chi mi hai preso? Va bene, lo ammetto, a volte ho avuto dei pessimi comportamenti, ma come potrei gioire alla morte di una ragazza di quindici anni? E poi in fondo lo sapevo, voi due siete da sempre stati destinati per stare insieme. Cercavo solo di negarlo"
Non riuscivo a credere che quelle parole fossero uscite dalla bocca di Federica. Era davvero addolorata e in pena per Margherita.
"Ti ringrazio Fede. Ora è meglio che tu vada. Tommaso ha passato delle terribili ore, è meglio che riposi. Stagli vicino, mi raccomando. Ha bisogno di te. "
Lei annuì e dopo aver richiamato Tommaso si allontanò.
Io tornai nella stanza di Margherita e mi addormentai. Anche io avevo tanto bisogno di riposare.
[**]
"Nick?"
Una voce tremolante e fioca mi risvegliò. Aprii gli occhi. Era bellissima anche straziata dal dolore.
"Era solo un incubo, vero? Lei è ancora qui con noi?"
Mi stropicciai gli occhi prendendo tempo, per pensare a come risponderle.
"Marghe..."
Lei si accasciò di lato.
"Non ci posso credere"
Disse riempiendo i suoi occhi di lacrime.
L'ora successiva la passai abbracciato a lei, cercando di calmare il suo pianto singhiozzoso. La stringevo a me e la rassicuravo. Quando si fu finalmente calmata cominciai a parlare .
"Devo darti un'altra brutta notizia."
Se non glielo avessi detto ora, non sarei più riuscito a farlo.
"Anche Manuel è morto."
Le raccontai di come lo avevo rintracciato, del nostro discorso e della sua caduta. Non tralasciai niente. Quando ebbi finito, lei annuì soltanto.
Riuscii però a leggere il suo pensiero. Probabilmente pensava:
giustizia è fatta.
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IL CAPOLAVORO CHE È IN ME 2 // ULTIMO
FanfictionDopo vari anni Margherita, ormai sposata e con due figli, é costretta a tornare a Roma. Fra mille casini, rincontrerà quello che è stato il casino più grande della sua vita. Alla fine della storia ho aggiunto un piccolo "scambio di idee" fra tutti i...
