MARGHERITA POV.
1 anno dopo...
"SVEGLIATEVI PIGRONI"
Dissi allegramente correndo di stanza in stanza.
Spuntai nella camera dei maschietti, dove Tommaso e Nicodemo dormivano.
"BUONGIORNO RAGAZZI! FUORI SPLENDE IL SOLE, CHE ASPETTA SOLO VOI! ABBIAMO TANTE BELLISSIME COSE DA FARE!"
I due mugugnarono qualcosa. Probabilmente avrebbero voluto tirarmi una scarpa, ma io ero davvero euforica. Oggi era il giorno destinato alla nostra gita e saremmo andati tutti insieme al mare a goderci i primi soli di maggio. Finalmente era spuntato il sole dopo mesi cupi e pieni di pioggia.
Aprii la loro finestra e mi diressi nella mia camera, dove ovviamente Niccolò dormiva ancora. O almeno cercava di dormire. Con le mie urla acute sicuramente si era svegliato. Di fianco a lui dormiva la piccola Elettra. Questa notte aveva avuto un incubo e ci aveva raggiunti nel lettone.
Mi avvicinai a lui e mi sedetti al suo fianco.
"Buongiorno amore"
Dissi con tono più dolce stampandogli un bacio sulle labbra.
Anche lui fece qualche strano verso.
"Ancora un minuto"
Sospirai.
Con questi uomini era sempre un impresa riuscire ad organizzare qualcosa.
"E va bene, vado a preparare la colazione. Quando è pronta vi voglio vedere tutti in piedi."
Dissi riferendomi a tutta la nostra numerosa truppa.
Andai in corridoio.
Prima di dirigermi in cucina però mi soffermai come ogni mattina davanti a un quadro incrniciato appeso al muro.
"Buongiorno anche a te, amore mio"
Dissi baciando la foto ritraente una splendida Luce sorridente.
Da un anno a quella parte ormai, dare il buongiorno,il buon pomeriggio e la buonanotte a Luce era diventato un rituale inderogabile.
Quell'anno era stato difficile ovviamente. Dopo i funerali di Luce ero caduta in una grande depressione, dalla quale pensavo di non uscire più. Erano stati i mesi più bui della mia vita, senza la mia Luce. Stavo nel letto, mangiavo poco, piangevo. Niccolò in questi mesi era stato un angelo. Si occupava dei bambini da solo e sopratutto si occupava di me. Non mi lasciava mai sola. Quando non doveva portare o andare a prendere i ragazzi da qualche parte, stava con me. Si era anche preso una pausa dal lavoro, non facendo uscire album o canzoni. Mi parlava nonostante io non rispondessi, mi imboccava nonostante non volessi mangiare, mi stringeva nonostante fossi rigida come un sasso. La paura di una vita senza di lei e l'angoscia di perdere qualcun altro a me caro mi attenagliava al letto.
Un giorno Niccolò prese l'iniziativa. Probabilmente straziato e stanco di vedermi ridotta in quel modo, entrò come una furia nella mia stanza. Aprii le finestre che ormai da tempo rimanevano chiuse. Un sole accecante mi aveva abbagliata, bruciandomi gli occhi che ormai da troppo tempo non vedevano la luce.
"CHIUDI QUELLE FINESTRE! "
Gli avevo urlato istericamente.
Lui era stato irremovibile.
"Marghe, ascoltami. Guarda fuori. I fiori sono sbocciati. Gli uccellini cantano. Le farfalle volano. Nell'aria c'è odore di primavera. La luce del Sole scalda tutto e tutti. Non puoi rimanere su quel letto per sempre. "
"VATTENE! ORMAI L'UNICA LUCE CHE SCALDAVA IL MIO CUORE SI È SPENTA PER SEMPRE"
Lui mi aveva guardato fisso negli occhi e ignorando il mio sguardo addolorato aveva detto dolcemente:
"Pensi che lei sarebbe felice di vederti così? Sono sicuro che da lassù vuole soltanto che tu torni a vivere anche per lei. Ricorda Marghe, la luce del Sole non si può spegnere per nessuno."
Detto questo era uscito dalla stanza, lasciandomi sola con il calore del Sole sulla pelle. Avevo pianto. Tanto.
La sera però mi ero alzata da quel letto evitando mio barcollando ero andata in cucina, dove Niccolò, Tommaso, Elettra e Nico stavano cenando. Appena avevo varcato la soglia, tutti avevano smesso di parlare. Mi avevano fissato per un po, Niccolò aveva sul volto un sorriso soddisfatto. Poi Nicodemo mi era corso incontro e mi aveva abbracciato forte. Avevo pianto ancora e lui con me. Mi ero sentita tremendamente in colpa. Per mesi avevo pensato solo a me stessa, dimenticandomi che mio figlio di soli sette anni aveva dovuto affrontare non solo la perdita della sorella, ma anche della madre. Fortunatamente Niccolò e Tommaso, che erano diventati per lui come un padre e un fratello maggiore, gli erano stati vicino. Ora però sarei tornata io ad occuparmi di lui. Non lo avrei mai più lasciato solo.
Nei giorni successivi, nonostante con tanta fatica, avevo ripreso il controllo della mia vita. Ci trasferimmo tutti quanti in una nuova casa, dove avremmo ricominciato così una nuova vita. Niccolò aveva preso il totale affido dei figli, perché Federica era tornata in America a lavorare. Eravamo comunque rimaste in buoni rapporti.
Grazie a Niccolò tornai a vivere.
Grazie a Niccolò capii che Luce voleva che io tornassi a vivere.
"Hai visto come sono stato veloce ad alzarmi?"
Mi asciugai velocemente le lacrime che erano scese sulle mie guance ripensando ai mesi trascorsi in agonia.
Sorrisi a Niccolò, che era rimasto stupendo e dolce come sempre.
"Sei stato bravissimo amore"
Gli diedi un bacio sulle labbra.
Lui osservò l'immagine di Luce e ci passò una mano sopra, come per accarezzarla. Poi tornò a concentrarsi su di me e fece scendere la sua mano sulla mia pancia.
" E tu piccoletta come stai?"
Sorrisi e anche io posai le mie mani sul mio pancione ingrossato dagli otto mesi di gravidanza trascorsi.
"Sole sta benissimo! "
"Non vedo l'ora che nasca"
Disse lui tornando serio e baciandomi su una guancia.
"Anche io."
Dissi sinceramente.
Quando avevo scoperto di essere incinta era stato un contrasto di emozioni. Quando però avevo appreso che sarebbe stata una femminuccia l'avevo presa come... una seconda opportunità. Per questo avevo già deciso il nome. Si sarebbe chiamata Sole. Sole, portatrice di Luce.
Lo stesso Sole che aveva sciolto le catene di ghiaccio che mi attenagliavano al letto.
Luce avrebbe continuato a vivere. Nei suoi sorrisi. Nei suoi pianti. Nelle sue parole.
Luce avrebbe continuato a vivere per sempre nei nostri cuori.
Intrecciai le mie mani in quelle di Niccolò.
"Sei felice?"
Chiese lui.
Io sospirai, buttando fuori solo aria. Ormai non avevo più pesi o ansie dentro di cui liberarmi. Solo pura e leggera aria.
"Finalmente si."
Fine.
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IL CAPOLAVORO CHE È IN ME 2 // ULTIMO
FanfictionDopo vari anni Margherita, ormai sposata e con due figli, é costretta a tornare a Roma. Fra mille casini, rincontrerà quello che è stato il casino più grande della sua vita. Alla fine della storia ho aggiunto un piccolo "scambio di idee" fra tutti i...
