Castello di Rivombrosa.
Harry a poco a poco si riprese, accudito anche della madre e dalla sorella, che erano corse a palazzo per stargli affianco.
Non furono le sole.
La marchesa Briana Jungwirth scese dalla carrozza indossando uno dei suoi vistosi cappelli e una delle sue altrettanto vistose maschere di cordoglio e preoccupazione.
Louis la ricevette in biblioteca, dove i servi terminavano di porre rimedio alle conseguenze dell'incendio.
Le raccontò dell'attacco al castello, del coraggio dimostrato da Harry e della perdita del bambino.
Briana si finse di volta in volta sorpresa, ammirata, terribilmente dispiaciuta, poi diede fondo alla propria nobiltà d'animo: "Louis, resterò a Rivombrosa. Voglio stargli vicino. E sarà anche un chiaro segnale per chiunque voglia farvi del male" aggiunse Briana. "Voglio che tutti sappiano che la marchesa Jungwirth è vostra amica."
Louis la ringraziò, commosso.
Poco più tardi, Harry, costretto a ricevere la marchesa a letto e in abiti da notte, non ebbe scelta e fece lo stesso.
Ma non era commozione ciò che gli si leggeva nello sguardo.
La prospettiva di avere al castello la marchesa, che aveva promesso di vegliare su di lui come e più di un fratello e che non smetteva di trattare Louis quasi fosse una sua proprietà, gettava una lunga ombra sulla guarigione.
Un altro arrivo, ben più gradito, animò le giornate al castello. Non fu un arrivo, a dire il vero, ma un ritorno.
In abiti civili, una sacca alle spalle, Taylor Swift entrò nel cortile delle scuderie. Si guardò intorno e le parve strano che tutto fosse rimasto identico, quando lei era così cambiata.
I saluti e le esclamazioni dei servi, che si erano accorti di lei, interruppero i suoi pensieri. Titta corse a chiamare il conte e Louis scese subito a salutarla.
"Come mai da queste parti?" chiese.
Taylor gli spiegò che aveva saputo ciò che era accaduto e che aveva pensato che, forse, sarebbe potuta essere utile.
"Ho bisogno di una donna come te" disse il conte. "Se tu fossi stata qui, forse non sarebbe successo nulla, ma..."
"Harry" indovinò Taylor.
Louis annuì. "Sì, esatto."
La stalliera lo fissò e sorrise. "Harry è una storia passata, signor conte."
"Allora abbracciami, amica mia" la accolse Louis. "Sono felice che tu sia qui. Bentornata."
Alla basilica.
Dal giorno in cui Liam gli aveva comunicato la sua decisione, Zayn Malik non era più stato lo stesso.
Le sue visite alla locanda si erano moltiplicate e lo stesso era accaduto con i boccali di vino che si succedevano davanti a lui. Quando ebbe terminato di affogare l'abbandono nell'alcol, il conte decise di non darsi per vinto e partì all'attacco.
Si presentò alla basilica di notte, urlando a gran voce il nome di Liam, senza mai ottenere di vederlo. Infine provò con modi meno aggressivi e una mattina riuscì a fargli avere un biglietto.
Liam lo lesse e lo rilesse più volte, fino a imprimere quelle parole nella memoria.
La sera si ritirò nella sua cella, semplice e disadorno, come l'abito da novizio che indossava, e fissò a lungo la lettera aperta sul tavolo.
A un tratto, le parole riecheggiarono fra le pareti spoglie della cella:
"Liam, io ti prego di ascoltarmi.
So di aver sbagliato, di meritarmi tutto questo, ma ti supplico, perdonami, solo il tuo amore può ridarmi la gioia di vivere.
Una gioia che non avrebbe più senso senza di te."
Fuori dalla basilica, nel chiarore della luna, Zayn guardava in alto e parlava rivolto alla finestra illuminata.
"Ti prego, dammi ancora una possibilità, una sola.
Se veramente mi ami, metti una candela su quella finestra e io capirò.
Ti chiedo solo questo, amore mio, solo questo. Una speranza."
Poi tacque, in attesa.
Liam si alzò dalla sedia e prese con sé la lanterna. Si fermò davanti alla finestra, qualche istante, prima di appendere la lanterna al gancio sulla parete.
Lentamente, avvicinò il foglio alla fiamma e lasciò che prendesse fuoco. Poi con un soffio spense la candela e si inginocchiò ai piedi del crocifisso, mentre le parole di Zayn si accartocciavano a poco a poco di fianco a lui.
Fuori dalla finestra, Zayn aveva seguito ogni movimento della luce oltre la grata.
Quando la carta fu cenere, il buio inghiottì la cella e la sua ultima speranza.
Il conte non fiatò. Abbassò il volto e si diresse con passo malfermo al proprio cavallo.
Castello di Rivombrosa.
La stanza era immersa nel silenzio.
Louis entrò, svegliò Gemma e le disse che poteva andare a dormire, che sarebbe rimasto lui con Harry.
Quando la giovane fu uscita, il conte si sedette sul letto. Harry dormiva sereno e dapprima non si accorse delle sue lievi carezze. Poi, a poco a poco, socchiuse gli occhi e gli sorrise. "Lou..."
"Tesoro, come stai?"
"Bene" Harry si alzò a sedere. "Sento che le forze mi stanno tornando" avvicinò il volto a quello di Louis e lo baciò. Louis si distese e appoggiò la testa sul suo petto. "Presto guarirò" disse Harry, mentre gli accarezzava i capelli "e faremo un bellissimo bambino. Avrai un erede, bello e forte come te."
"Ci sarà tempo" rispose Louis, lo sguardo improvvisamente incupito. "E poi te l'ho detto mille volte, la cosa più importante sei tu. Solo tu."
Harry sorrise, ma non gli badò. "Crescerà insieme a Freddie, saranno due fratelli stupendi" proseguì. "Tu gli insegnerai ad andare a caccia e a usare la spada e tutti a Rivombrosa impazziranno a vederli cavalcare fianco a fianco."
Louis lo ascoltava. A ogni parola i sogni di Harry diventavano più vividi, quasi il futuro di loro figlio fosse lì a un passo.
"Ancora poco" aggiunse Harry "quando il mio corpo sarà di nuovo pronto" Louis alzò la testa. Harry lo accarezzò e cercò di baciarlo, ma lui sfuggì. "Che cosa c'è, non mi credi?" scherzò Harry. "Ma è così."
Louis lo guardò negli occhi. "Potrai mai perdonarmi per quello che sto per dirti?" sul voltò di Harry calò un'ombra. "Non ci saranno mai dei figli."
Harry scosse la testa. "Non è possibile."
"Horan ha detto che... amore mio, non cambierà niente fra di noi, io ci sarò sempre."
"Tu menti" lo accusò Harry, con le lacrime agli occhi. "Non è vero. Non può essere vero, non deve essere vero."
Louis abbassò il viso. "Magari fosse una bugia" cercò di accarezzarlo, di stringerlo a sé, ma lui era distante, irrigidito nel proprio dolore.
"Lasciami solo."
Louis tentò di nuovo di avvicinarsi a lui.
"Lasciami solo" ripeté Harry.
Poi si voltò, nascose il viso fra le mani e scoppiò a piangere. Piegato in due dal dolore, si accasciò sul materasso, fra i singhiozzi, e sprofondò nell'abisso che quella scoperta aveva scavato dentro di lui, nel deserto che era diventato il suo futuro.
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L'amore impossibile || Larry Stylinson
Fan-FictionHarry Styles non è soltanto il cavaliere di compagnia della contessa Johannah Tomlinson, la donna che l'ha preso a servizio, conquistata dal carattere orgoglioso e dall'onestà del ragazzo, lo considera infatti quasi un figlio. Un dolore pesa però ne...
